sabato 10 luglio 2010
Libia: 400 Rifugiati Eritrei Potranno Restare Nel Paese
Tripoli, 8 lug - La Libia ha annunciato oggi che concedera' a 400 eritrei di restare nel Paese e svolgere una vita normale, nonostante gli avvertimenti dei diritti umani sul rischio di abusi e di rimpatrio a cui vanno incontro i rifugiati. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri libico tramite una nota. ''Le autorita' competenti hanno inziato a compiere dei passi per l'accoglienza e l'integrazione di questi clandestini per evitare che vengano sfruttati o che finiscano nelle mani dei trafficanti di esseri umani'', si legge sul comunicato. Il ministero ''assicurera' loro una vita decente e l'accesso ad un lavoro adatto alle proprie capacita' professionali. L'ambasciata eritrea a Tripoli si appresta a rilasciare le carte d'indentita' ai soggetti interessati di modo che chi vuole potra' rimanere in Libia'', continua la nota. ''Questi emigranti hanno paura di essere rimpatriati'', ha detto all'Afp il capo dell'Organizzazione Internazionale per la Migrazione Laurence Hart. Martedi', Amnesty International ha chiesto alla Libia di non rimpatriare gli eritrei, tra i quali rifugiati e richiedenti asilo come emigranti, che costretti a tornare nel proprio Paese potrebbero incorrere a torture e maltrattamenti per aver tradito la propria patria. L'osservatore ha inoltre riferito che, a seguito del mancato tentativo di fuga dello scorso 29 giugno, 200 eritrei saranno spostati dal centro di detenzione di Al-Birak al deserto di Sabha. ''Le autorita' libiche devono proteggere gli eritrei'', ha detto il direttore di Amnesty in Medio Oriente Nord Africa Malcolm Smart. ''Qualsiasi rimpatrio forzato dei cittadini con nazionalita' eritrea sarebbe una violazione degli obblighi della Libia'', ha aggiunto.
Eritrei, Italia ad appello Ue: nostro intervento non basta
Il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha chiesto la cooperazione italiana per chiarire la situazione dei 250 eritrei detenuti in Libia che, secondo alcuni rapporti, sono stati sottoposti a violenze e potrebbero essere obbligati a tornare in Eritrea. Il governo italiano risponde richiedendo l'intervento internazionale e confermando il proprio ruolo attivo in questa "lotta contro il tempo".
Il commissario europeo Thomas Hammarberg ha scritto due lettere indirizzate al ministro degli Esteri Franco Frattini e al ministro dell'Interno Roberto Maroni (pubblicate sul sito web del Consiglio), affermando anche che alcuni degli eritrei avrebbero cercato la protezione dall'Italia, ma sarebbero stati rimandati in Libia senza avere la possibilità di essere difesi dalla comunità internazionale.
"La situazione mi preoccupa. Ci sono motivi per credere che se questi migranti dovessero essere rimandati in Eritrea potrebbero essere esposti a serie violazioni dei diritti umani", scrive nella lettera a Maroni il commissario, chiedendo anche una pronta risposta del governo italiano.
Maroni e Frattini hanno scritto oggi una lettera a il Foglio, sottolineando la complessità della vicenda e richiedendo un intervento della comunità internazionale.
"Richiamiamo, ma solo per completezza di argomenti, la necessità di un atteggiamento rispettoso della sovranità libica ... e di un'azione internazionale capace di coinvolgere l'Onu, le sue agenzie e le altre Organizzazioni Internazionali", scrivono Maroni e Frattini nella lettera, aggiungendo che la sorte dei cittadini eritrei non può essere risolta dalla "sola nostra e pur privilegiata relazione bilaterale".
Maroni e Frattini vanno all'attacco della comunità internazionale, sostenendo che la vicenda conferma la fragilità europea e la gravità della "prospettiva 'del nord' che continua a considerare il Mediterraneo e la sua sponda sud come un 'mondo a parte'".
I ministri aggiungono anche che la vicenda degli eritrei in Libia "è una lotta contro il tempo", e che l'Italia è in prima linea nella mediazione per identificare le 250 persone e per "poter loro offrire un'occupazione" in Libia.
CONSIGLIO ITALIANO RIFUGIATI: NOTIZIE POCO RASSICURANTI
Hammarberg chiede l'intervento dell'Italia per chiarire anche la situazione con la Libia, che di recente ha imposto all'agenzia dell'Onu per i rifugiati Unhcr di limitare strettamente le proprie attività nel paese.
"Secondo questi rapporti, il 30 giugno circa 250 eritrei detenuti a Misratah sono stati caricati su camion e trasportati nella prigione di Sebha. Prima del loro trasferimento, hanno subito le violenze della polizia militare libica che ha ferito gravemente alcuni di loro", ha scritto il commissario nella lettera indirizzata a Frattini.
I media riportano oggi la testimonianza diretta di alcuni degli eritrei, feriti in Libia e impauriti da un possibile rimpatrio nell'ex colonia italiana, dove temono di essere uccisi.
"Le ultime notizie non sono rassicuranti", ha detto oggi a Reuters Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati. "Altri (detenuti) sono stati picchiati, il numero di quelli affetti da diarrea è in aumento e non c'è un medico".
Hein ha detto che a peggiorare la situazione c'è la recente decisione della Libia di fermare le operazioni dell'Unhcr nel Paese.
Alcuni rifugiati hanno chiesto aiuto in interviste telefoniche con media italiani, una cosa che Frattini ha detto di considerare strana dal momento che gli appelli - ha detto - arrivano da persone che sono detenute e rischiano la tortura.
Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione del Pd, in una nota rinnova l'appello "al governo perché si attivi per una soluzione positiva di questa drammatica situazione", e dice di attendersi "risposte convincenti" domani in occasione del question time di domani alla Camera.
Il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ha richiamato pochi giorni fa le autorità italiane a rispettare le misure indicate dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sulle espulsioni degli immigrati, rilevando almeno tre violazioni del diritto degli immigrati di appellarsi alla Corte.
Immigrati: Amnesty, Oltre 200 Eritrei In Libia a Rischio Rinvio Forzato
Roma, 5 lug - Amnesty International ha lanciato ''un'azione urgente'' chiedendo al governo della Libia di ''non rimpatriare in Eritrea un gruppo di oltre 200 eritrei che si trovano attualmente nel centro di detenzione di Sabha, nel sud della Libia, in condizioni drammatiche. Se rinviate in Eritrea, queste persone rischiano di subire la tortura, punizione riservata ai colpevoli di 'tradimento' e diserzione''. Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, all'alba del 30 giugno un centinaia di soldati e poliziotti libici, pesantemente armati, hanno fatto irruzione nel centro di detenzione di Misratah, situato nel nord del paese. Dopo aver effettuato un pestaggio, che ha costretto al ricovero 14 detenuti, i funzionari libici hanno caricato oltre 200 eritrei su due container e li hanno trasportati a Sabha. Nelle settimane precedenti, prosegue Amnesty, ai migranti eritrei detenuti a Misratah era stato chiesto di compilare un formulario concernente dati biografici, data di partenza dall'Eritrea, lunghezza della permanenza in Libia e l'eventuale desiderio di rientrare nel paese. Quest'ultima domanda aveva messo in allarme molti dei migranti che, temendo che tali informazioni sarebbero state trasmesse alle autorita' eritree in vista del rimpatrio, avevano rifiutato di riempire il modulo. Le condizioni del centro di detenzione di Sabha sono drammatiche: oltre al sovraffollamento, l'acqua e il cibo sono insufficienti e i servizi igienici inadeguati. Amnesty International ha pertanto sollecitato il governo della Libia a ''non rinviare forzatamente in Eritrea gli oltre 200 cittadini eritrei, rispettando in questo modo il principio internazionale del ''non respingimento' verso paesi in cui una persona potrebbe essere a rischio di subire tortura o altre forme di maltrattamento o dove ''la sua vita, l'integrita' fisica e la liberta' personale potrebbero essere minacciate'''. L'organizzazione per i diritti umani ha anche chiesto alle autorita' di Tripoli di ''fornire acqua, cibo e servizi igienici adeguati, nonche' cure mediche ai detenuti che ne necessitino''.
Rifugiati: Unione Forense, Salvare 300 Eritrei Deportati Da Libia
ARIA CONDIZIONATA
Catrame, batteri e smog nelle stanze: quando il condizionatore scatena la Sindrome dell’Edificio Malato
Aria condizionata sì o aria condizionata no? In ufficio, a casa e anche in auto sorgono spesso delle discussioni tra i tifosi del freddo e quanti preferiscono la temperatura ambiente. Senza la pretesa di dirimere la questione, è importante conoscere i rischi cui si va incontro accendendo il condizionatore e gli accorgimenti da adottare per evitare di rovinarsi la salute. Se infatti in alcuni casi, soprattutto per gli anziani, l’aria condizionata è una necessità, è meglio evitare di accenderla a palla perché la lista delle conseguenze per la salute è pressoché sterminata. E non sono soltanto le persone ad ammalarsi per colpa degli sbalzi di temperatura. Gli esperti hanno di recente diagnosticato la cosiddetta «Sindrome dell’Edificio Malato», che in sette palazzi su dieci è provocata proprio dai condizionatori e che peggiora significativamente la salute di tutti coloro che ci vivono o ci lavorano.
MUCOSE CONGELATE - Come sottolinea il sito angelini.it, il principale pericolo per il nostro apparato respiratorio è legato al fatto che spesso d’estate si passa in pochi istanti dal clima tropicale all’esterno degli edifici a quello polare nelle stanze. E il freddo intenso provoca una specie di blocco delle difese naturali del sistema respiratorio perché riduce l’afflusso di sangue alle mucose di naso e trachea. Con la conseguenza di paralizzare le minuscole ciglia vibratili che rivestono le pareti interne, la cui funzione è quella di allontanare dal nostro corpo i microrganismi presenti nell’aria che respiriamo. Ma nei filtri degli apparecchi si annidano anche pollini, acari (che possono provocare attacchi d’asma nei soggetti allergici) e bacilli di ogni tipo (batteri, funghi, muffe ecc).
MALE DEL LEGIONARIO - Tra questi riveste particolare importanza la Legionella pneumophila che provoca la malattia del legionario. Questo microrganismo vive e si riproduce molto bene nell’ambiente caldo-umido presente all’interno dei condizionatori d’aria e la malattia di cui si rende responsabile è caratterizzata da febbre, tosse e sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea) e perfino bronco-polmonite. Come sottolinea inoltre Calogero Foti, associato di Medicina fisica e riabilitativa dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, «l'aria non deve mai essere troppo gelida rispetto alla temperatura esterna (non più di 6-8°C), mai diretta, mai troppo continua. Inoltre è bene ricordare di controllare ogni tanto il tasso di umidità (che non deve scendere sotto il 35% o andare sopra il 70%)».
CONDIZIONATORE, MA LA NOTTE NO - Anche perché «bisogna ricordarsi che l’uomo ha in sé delicati sistemi omeostatici in grado di fargli tollerare anche elevate temperature. Quindi, specie la sera, mai dormire con l'aria condizionata accesa per tutta la notte, ma solo nelle prime ore di sonno. Pena probabili risvegli con diffuse mialgie (dolori muscolari, Ndr)». Inoltre, come spiega il sito web lifegate.it , il condizionatore portatile va sistemato a due metri circa dalla zona in cui si sta più spesso, avendo l'accortezza di girarlo in modo che l'aria sia rivolta nella direzione opposta a dove si trova la testa. Meglio utilizzare l'apparecchio qualche tempo prima di soggiornare nella stanza, per poi metterlo al minimo o spegnerlo. L'ideale è un impianto di condizionamento distribuito su tutta la casa, magari dotato di un impianto di deumidificazione, un aiuto in più per chi non sopporta il caldo.
EVITARE I PASSAGGI BRUSCHI - Infatti, è l'alto tasso di umidità a rendere il caldo davvero insopportabile. Il sudore non si asciuga più e la sensazione di bagnato e oppressione provoca cali di pressione, spossatezza e insonnia. Infine altri accorgimenti vanno adottati quando si passa da un ambiente molto caldo a uno molto freddo e viceversa. «Bisogna prima di tutto evitare tutti i passaggi caldo-freddo – spiega su tantasalute.it Fabrizio Pregliasco, virologo e specialista in Igiene e medicina preventiva alla Statale di Milano -. Ad esempio quando usciamo dalla macchina o entrando in un ufficio con l’aria condizionata. Il consiglio è quello di “compensare” nel passaggio da un ambiente all’altro, abituandosi gradualmente alla temperatura più fredda in un luogo intermedio, ad esempio l’atrio dell’ufficio».
PROBLEMI IN 7 PALAZZI SU 10 - Per Pregliasco inoltre «rimane comunque valido il buonsenso, come l’uso di sciarpette, o più in generale il restare ben coperti dove c’é l’aria condizionata. Uno sbalzo sotto i 4-5 gradi va bene, anche se ultimamente ci sono state modificazioni del clima anche intense, e non ci si può fare molto». E oltre a danneggiare la salute delle persone, l’aria condizionata può fare ammalare anche l’intero edificio. Come sottolinea sul sito climatizzazionenews.it l’esperto di manutenzione dei condizionatori, Alessio Galbusera, «studi recenti hanno evidenziato che oltre il 70% dei problemi legati alla qualità dell’aria in ambiente (IAQ, Indoor Air Quality) sono da imputare agli impianti di condizionamento e che, in questo caso, la causa principale è da ricercare nella incompleta, inadeguata o inesistente manutenzione dell’impianto stesso».
LA «SINDROME DELL’EDIFICIO MALATO» - E aggiunge Galbusera: «I condotti dell’aria, che costituiscono i «polmoni» di un edificio, possono accumulare polveri, sporcizia, catrame, fumo di sigarette, microrganismi di ogni genere e corpi estranei di varia natura». Con l’accumulo di sporcizia negli impianti, in particolare nelle canalizzazioni dell’aria, che è destinato ad aumentare, provocando anche un possibile distacco di polveri, smog e materiale sporco e contaminato, che veicolano agenti patogeni nell’ambiente e che vengono quindi respirati dagli occupanti, con conseguenti malesseri e allergie. E la conseguenza, rivela Galbusera, è la «Sick Building Syndrome, cioè la Sindrome dell’Edificio Malato, causata in larga misura dalla contaminazione degli impianti di condizionamento». La sindrome dell’edificio si verifica «quando almeno il 20-30% degli occupanti soffre di una serie di sintomi quali emicrania, ostruzione nasale e prurito, irritazione e bruciore agli occhi, disturbi respiratori e sonnolenza. I dipendenti di un’azienda lavorano male e si mettono spesso in malattia? Spiegate a Brunetta che non sono dei fannulloni, ma che la colpa è tutta degli impianti di condizionamento che hanno causato una Sindrome dell’Edificio Malato.
IL DECALOGO DEL MINISTERO - E proprio per correre ai ripari, nel 2006 il ministero della Salute ha stilato un decalogo sull’aria condizionata che resta attuale ancora oggi:
1) Chiudiamo le porte e le finestre quando c’è l’aria condizionata;
2) Fissiamo il termostato a non più di 3-4 gradi inferiori alla temperatura esterna: mettere il termometro alla temperatura minima non raggiunge un condizionamento utile mentre spreca molta energia;
3) Dopo aver raffreddato il nostro ambiente, regoliamo l’apparecchio sulla deumidificazione se disponibile: miglioreremo il nostro benessere con un notevole risparmio di energia;
4) Per condizionare un ambiente dobbiamo aspettare il tempo necessario: abbassare al massimo il termostato non riduce questo tempo;
5) Proteggiamo gli ambienti dal sole con le tende riducendo l’irraggiamento diretto delle stanze;
6) Chiudiamo l’aria condizionata quando usciamo di casa;
7) Usiamo vestiti leggeri ed ariosi, evitiamo maglie pesanti a protezione dal freddo dell’aria condizionata, ma che ci espongono a forte sudorazione quando cambiamo ambiente;
8) Provvediamo a che i filtri degli apparecchi di condizionamento siano cambiati o puliti regolarmente;
9) Un ventilatore può aiutarci ad abbassare ulteriormente la temperatura dell’aria con un consumo energetico molto inferiore all’apparecchiatura dell’aria condizionata: un appropriato uso dei due apparecchi insieme può dare dei vantaggi;
10) Curiamo la sicurezza elettrica del nostro impianto.
L'aria condizionata fa male? Come e quando usarla, a casa e in ufficio
Aria condizionata sì o aria condizionata no? In ufficio, a casa e anche in auto sorgono spesso delle discussioni tra i tifosi del freddo e quanti preferiscono la temperatura ambiente.
Senza la pretesa di dirimere la questione, è importante conoscere i rischi cui si va incontro accendendo il condizionatore e gli accorgimenti da adottare per evitare di rovinarsi la salute. Il principale pericolo per il nostro apparato respiratorio è legato al fatto che spesso d’estate si passa in pochi istanti dal clima tropicale all’esterno degli edifici a quello polare nelle stanze. E il freddo intenso provoca una specie di blocco delle difese naturali del sistema respiratorio perché riduce l’afflusso di sangue alle mucose di naso e trachea. La prima regola per evitare malanni è comunque quella di non accendere l’aria condizionata quando si è sudati.
CONDIZIONATORE, MA LA NOTTE NO - Inoltre, come spiega il prof. Calogero Foti dell’Università degli studi di Tor Vergata, «bisogna ricordarsi che l’uomo ha in sé delicati sistemi omeostatici in grado di fargli tollerare anche elevate temperature. Quindi, specie la sera, mai dormire con l'aria condizionata accesa per tutta la notte, ma solo nelle prime ore di sonno. Pena probabili risvegli con diffuse mialgie (dolori muscolari, Ndr)». Un’altra minaccia è costituita dai batteri che si annidano nelle condotte dell’aria condizionata, in quanto sopravvivono solo a basse temperature. E quindi d’estate infezioni, allergie, congiuntiviti o raffreddori possono essere prodotti da microrganismi che prosperano nell'ambiente umido che si crea all'interno di un condizionatore sporco. E’ dunque essenziale ricordarsi di sostituire i filtri o pulirli con regolarità secondo le indicazioni del libretto di istruzioni dell'apparecchio. Tra gli accorgimenti da adottare, anche quello di portare con sé una sciarpa di seta leggera da indossare quando si entra in un locale fortemente refrigerato, per evitare di subire eccessivamente lo sbalzo di temperatura.
IL DECALOGO DEL MINISTERO - Ecco il decalogo elaborato fin 2006 dal ministero della Salute:
1) Chiudiamo le porte e le finestre quando c’è l’aria condizionata;
2) Fissiamo il termostato a non più di 3-4 gradi inferiori alla temperatura esterna: mettere il termometro alla temperatura minima non raggiunge un condizionamento utile mentre spreca molta energia;
3) Dopo aver raffreddato il nostro ambiente, regoliamo l’apparecchio sulla deumidificazione se disponibile: miglioreremo il nostro benessere con un notevole risparmio di energia;
4) Per condizionare un ambiente dobbiamo aspettare il tempo necessario: abbassare al massimo il termostato non riduce questo tempo;
5) Proteggiamo gli ambienti dal sole con le tende riducendo l’irraggiamento diretto delle stanze;
6) Chiudiamo l’aria condizionata quando usciamo di casa;
7) Usiamo vestiti leggeri e ariosi, evitiamo maglie pesanti a protezione dal freddo dell’aria condizionata, ma che ci espongono a forte sudorazione quando cambiamo ambiente;
8) Provvediamo a che i filtri degli apparecchi di condizionamento siano cambiati o puliti regolarmente;
9) Un ventilatore può aiutarci ad abbassare ulteriormente la temperatura dell’aria con un consumo energetico molto inferiore all’apparecchiatura dell’aria condizionata: un appropriato uso dei due apparecchi insieme può dare dei vantaggi.
10) Curiamo la sicurezza elettrica del nostro impianto.
martedì 29 giugno 2010
Quando la sabbia diventa arte






Artisti di sabbia al lavoro: sculture che costano sudore e fatica... poi basta un po' di vento e un po' di acqua a farle scomparire. Nella photostory una serie di sculture in sabbia realizzate in varie parti del mondo.
Tra le prime foto le sculture che arrivano dalla Polonia: per realizzare 30 opere ci sono volute ben tremila tonnellate di sabbia.
Estate al cinema...
Certamente non è ancora la grande estate cinematografica americana (modello che si è esteso anche in Europa) ma, nonostante tutto, anche l'Italia a poco a poco si sta aprendo a fare il pieno di film durante la stagione più calda dell'anno.
Si comincia proprio il 18 giugno con The A-Team, distribuzione 20th Century Fox che porterà in sala i celebri personaggi della serie TV degli anni Ottanta. Hannibal (Liam Neeson), Sberla (Bradley Cooper), Murdock il pazzo (Sharlto Copley) e B.A. Baracus (Quinton Jackson)saranno soldati americani in Iraq ingiustamente accusati di tradimento. Proveranno a cercare i veri colpevoli ma alle loro calcagna ci sarà la bellissima Jessica Biel, nei panni di un agente del governo incaricata di arrestarli.
Il 30 giugno sarà il momento di un film che non ha certo bisogno di presentazioni, The Twilight Saga: Eclipse, distribuzione Eagle Pictures in cui ritroveremo Bella Swan e Edward Cullen (Kristen Stewart e Robert Pattinson) in mezzo alla guerra tra vampiri e licantropi. Nel cast ci sarà ancora Taylor Lautner nei panni del licantropo Jacob, innamorato di Bella. La pellicola, diretta da David Slade (regista dell'horror 30 giorni di buio), aumenterà i toni dark. Attualmente gli attori si preparano anche all'ultimo capitolo della saga, Breaking Dawn, in uscita alla fine del 2011.
Il 7 luglio ritornano i vostri amati Woody e Buzz... questa volta, però, in 3D. Proprio così, la Pixar realizza la sua prima trilogia e Toy Story 3D è pronto a battere qualsiasi record di incasso estivo. Ritroveremo i due giocattoli abbandonati dal loro ex proprietario, ormai cresciuto e partito per il college. La pellicola sarà distribuita dalla Walt Disney Pictures.
Il 14 luglio la Fox ritorna con Predators, pellicola prodotta da Robert Rodriguez che ha lo scopo di rilanciare la saga iniziata dal mitico film di McTiernan con Schwarzenegger (1987). Questa volta ritroveremo il gruppo di malcapitati nel bel mezzo del pianeta dei Predators... più facile scommettere su chi morirà che su chi si salverà. Cast d'eccezione con Adrien Brody nei panni dell'eroe; al suo fianco l'ex Morpheus Laurence Fishburne.
Il 18 luglio la Disney sferrerà un nuovo colpo al botteghino con L'apprendista stregone, fanta-commedia interpretata da Nicolas Cage nei panni di un mago alla ricerca del prescelto che salverà il mondo. A mettergli i bastoni tra le ruote ci sarà Alfred Molina, più cattivo che mai.
Il 23 luglio la Lucky Red distribuirà finalmente The Box, fanta-horror a metà strada tra Hitchcock e Ai confini della realtà, interpretato da Cameron Diaz nei panni di una mamma a cui viene offerto un milione di dollari. In cambio dovrà semplicemente premere un pulsante all'interno di una scatola... causando la morte di una persona da qualche parte nel mondo.
Il 27 agosto toccherà a Shrek - E vissero felici e contenti, pellicola 3D e capitolo finale delle esilaranti avventure dell'orco, che questa volta ritroveremo catapultato in una realtà parallela in cui tutto gli andrà storto e nemmeno la sua amata Fiona lo riconoscerà più. Dovrà darsi da fare per aggiustare il paradosso temporale.
Il 3 settembre, infine, arriverà Freddy Krueger con il remake di Nightmare on Elm Street, prodotto da Michael Bay e interpretato da Jackie Earle Haley, attore visto recentemente anche nell'ottimo (e sottovalutato) Watchmen.
I Predators ritornano sul grande schermo
Robert Rodriguez produce il reboot della saga iniziata da John McTiernan e Arnold Schwarzenegger negli anni Ottanta. Cast multi stellare per uno sci-fi all'insegna dello splatter e ambientato sul pianeta dei Predators. Dal 14 luglio al cinema.
"Anche se non avete visto il primo film della serie, questa nuova storia funziona comunque . E lo stesso ovviamente vale per i sequel. Non importa che non li abbiate visti. Perché vi dico che questa volta abbiamo preso tutta una nuova direzione" - parole di Robert Rodriguez, produttore e ideatore di Predators, terzo capitolo ufficiale e reboot della saga inaugurata nel 1987 dal mitico film con Arnold Schwarzenegger. Dimenticate dunque gli spinoff di Alien vs. Predator perché il regista Nimrod Antal vi porterà nella giungla, dove un gruppo di malcapitati finirà nel bel mezzo del banchetto dei predatori.
Questa volta la carneficina avrà luogo sul pianeta dei Predators e a guidare gli umani ci sarà Royce, specialista mercenario interpretato da Adrien Brody. Al suo fianco un gruppo di attori internazionali nei ruoli di ex combattenti, sicari e perfino membri della Yakuza. Tutti nel mirino dei predatori. "E' stata una scommessa ingaggiare Adrien - continua Rodriguez - Un premio Oscar in un film sui Predators? Lo abbiamo preso come un elemento che aggiungeva realtà al nostro film. E vedere Adrien al lavoro è una cosa che ti garantisce un'incredibile fiducia". E non manca anche una chicca di casting: Laurence Fishburne - ex Morpheus di Matrix, passato a CSI - interpreta Noland "Avevamo bisogno di un personaggio che sapeva quello che stava accadendo e aiutasse l'audience ad orientarsi - spiega il produttore - Alcuni lo hanno paragonato a Schwarzenegger. Posso capirlo, ma non è così. È sopravvissuto per tanto tempo sul pianeta. E ha già ucciso un Predator... direi che è un po' fuori di testa anche!".
Pieno di azione, brividi e tanto splatter, Predators è un vero e proprio reboot con cui i realizzatori sperano di inaugurare una nuova serie, proprio mentre Sir Ridley Scott sta già pensando a ben due prequel di Alien: "Abbiamo pensato che questo film fosse proprio come il primo di una nuova saga - conclude Rodriguez - All'inizio ci prendiamo il tempo di costruire i rapporti umani e presentare i personaggi. Più andiamo avanti, più c'è tensione. È un film molto violento".
Bruce Willis tra pallottole e risate
Lo schema è quello solito delle buddy comedy americane, ovvero quei film in cui si mettono uno accanto all'altro due personaggi diversissimi per modi, struttura fisica ed esperienze e li si costringe a vivere assieme un'avventura. Il più delle volte si utilizza la struttura narrante del film poliziesco: i protagonisti sono piedipiatti e l'obiettivo che li unisce è trovare il cattivo di turno. Da 48 ore a Rush Hour passando per Arma Letale, sono tanti gli esempi. Al genere va ora ad aggiungersi Poliziotti fuori. Punto di forza dovrebbe essere la potenziale, frizzante alchimia tra i due interpreti principali: Bruce Willis e Tracy Morgan. Se per il primo non c'è bisogno di presentazioni (come al solito, interpreta poi il ruolo del burbero), il secondo è tanto una star oltreoceano quanto sconosciuto da noi, a meno che non vediate regolarmente il Saturday Night Live - il celebre programma comico della NBC in onda dal 1975 - o il pluripremiato serial televisivo 30 Rock, di cui Morgan è uno dei protagonisti.
Jimmy e Paul lavorano per la prima volta assieme. Devono cercare una rara figurina di baseball rubata da una preziosa collezione. Nel corso delle indagini scoprono però che si tratta solo di una piccola parte di un ben più complesso sistema di riciclaggio di denaro sporco. L'indagine darà modo ad entrambi di conoscersi meglio l'un l'altro e di sopportarsi, forse un po' di più.
Dietro la macchina da presa non c'è un mestierante qualsiasi, ma quel Kevin Smith che riscrisse le logiche del cinema underground negli anni '90, sceneggiando e dirigendo un cult come Clerks. L'anno scorso si parlò di lui perché non fu fatto salire su un aereo perché troppo grasso (lui lo scrisse in diretta tramite Twitter: i commenti furono migliaia). "E' fuori di testa in maniera colossale: lavorare con lui è divertimento continuo" ha dichiarato Bruce Willis a proposito di Smith. Chissà se lo è anche il risultato della loro collaborazione.
domenica 27 giugno 2010
Verona Jazz è al Teatro Romano
Tre le sezioni dell’Estate Teatrale Veronese 2010 che si alternano dal 22 maggio al 30 agosto: la prosa col suo Festival shakespeariano, la danza e Verona Jazz .
Tra gli eventi al Teatro Romano Albertazzi nei panni di Prospero, Leo Gullotta che per la prima volta affronta Shakespeare, il gradito ritorno di Carlo Goldoni, i Momix che festeggiano i trent’anni di carriera, le danze del folclore brasiliano e una nuova edizione di Romeo e Giulietta in prima mondiale. Spettacoli anche in Corte Mercato Vecchio.
Il costo dei biglietti per singolo spettacolo al Teatro Romano:
Platea numerata 26,00 €
Gradinata 16,00 €
Gradinata ridotta 13,00 €
Il costo dei biglietti per Corte Mercato Vecchio
posto unico
€ 8,00
Le rivendite sono presso Verona Box Office
Via Pallone, 12/A - 37121 Verona - Tel. 045 8011154
IL PROGRAMMA DEL VERONA JAZZ PER L'ESTATE TEATRALE VERONESE
SWALLOW-TALMOR-NUSSBAUM TRIO / CHARLES LLOYD QUARTET
TEATRO ROMANO
30 giugno ore 21.00
CHICK COREA - STEFANO BOLLANI DUO
TEATRO ROMANO
1 luglio ore 21.00
CRISTINA ZAVALLONI IDEA “Per caso Aznavour” / BILL FRISELL TRIO
TEATRO ROMANO
2 luglio ore 21.00
LINDA OH TRIO
Corte Mercato Vecchio
1 luglio ore 18.30
Verona Folk
Verone e Provincia si preparano ad accogliere cantanti nazionali e internazionali conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, che saranno protagonisti di serate uniche e particolari.
Le rivendite dei biglietti per le singole serate sono presso Verona Box Office
Via Pallone, 12/A - 37121 Verona - Tel. 045 8011154
Puoi acquistare comodamente i biglietti anche on line su: www.winticket.it
IL PROGRAMMA DELLA RASSEGNA
Domenica 27 giugno - Teatro Romano di Verona - Malika Ayane
Giovedì 8 luglio - Valeggio sul Mincio - Alice
Venerdì 16 luglio - Bovolone - Micah P. Hinson
Sabato 17 luglio - Zevio - Fiorella Mannoia
Sabato 17 luglio - Villafranca - Tambours du Bronx
Venerdì 23 luglio - San Giovanni Lupatoto - Goran Bregovic
Venerdì 30 luglio - Sommacampagna - Davide Van De Sfroos
Domenica 29 agosto - Nogara - Ginevra di Marco
Verona Folk 2010 è la rassegna promossa dall’Assessorato alla Cultura e all’Identità Veneta della Provincia di Verona ed è realizzata nell’ambito dell’accordo di programma con la Regione Veneto, Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona e l’organizzazione di Box Office Live.
In memoria di Saramago, amore cieco
Senza gli occhi la vista viene dal cuore
Al Piccolo Eliseo un testo di Tenerezza Fattore: storia
di un'epidemia di lucidità «contenuta» in manicomio
ROMA - Amore e affetto. Privazioni. In un mondo difficile da comprendere. Dal 29 giugno al 4 luglio, al teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di via Nazionale 183, va in scena «Ciechi» per la regia, e l’adattamento, di Tenerezza Fattore. La pièce è ispirata al romanzo «Cecità» del premio Nobel Josè Saramago, recentemente scomparso.
RESPONSABILITA' PERSONALE – In anteprima nazionale, il progetto simbolico-allegorico presentato da Tenerezza Fattore, abbraccia la tematica della responsabilità personale. Sullo sfondo, però, di una critica sociale: oggi, in una qualsiasi città, si sviluppa un’epidemia di cecità che costringe la vista in un «candore luminoso»; il contagio si diffonde rapidamente colpendo tutta la nazione. I primi malati vengono rinchiusi in un ex manicomio e tenuti sotto la minaccia delle armi.
In questa situazione in cui i ciechi (30 attori in scena) sono costretti a vivere nel più bieco abbrutimento, scoppia ogni tipo di violenza e sopraffazione, viene scardinata qualunque regola morale e possibilità di vita civile. Una donna, rimasta miracolosamente immune, si fa comunque internare per restare vicina al marito. Il suo gesto d’amore diventa così la possibilità di restituire a tutti gli altri una speranza collettiva.
Musiche e immagini completano il quadro del dramma, aprendo squarci anche sul mondo onirico dei protagonisti, come a dare forma ad uno dei più grandi incubi dell'inconscio collettivo. I personaggi restano anonimi, il luogo indefinito, il dialogo frammentato e simbolico come nel romanzo.
CONTATTO FISICO – Lo spettacolo, prodotto da Cassiopea teatro-sperimentazione, propone inoltre atti di coinvolgimento fisico vero e proprio. Un lavoro che è soprattutto un’esperienza profonda, emotivamente estrema (gli attori in scena sono tutti ciechi). E carica di contenuti sociali e politici. Numerosi gli attori coinvolti: Valeria De Angelis, Dario Biancone, Riccardo Monitillo, Alberto Mosca, Giorgia Guerra, Andrea Murchio, Diana d’Angelo, Vanina Marini, Roberto Fazioli, Fabiano Danilo Vanella, Daniele Antonini, Giorgia Pordenoni, Giacomo Ferraù, Nicola De Santis, Luca Di Giovanni, Luca Calone, Tiziano Mariani, Immacolata Mercadante, Marzia Colandrea, Claudio Nicolini; con l’amichevole contributo di Giulia Innocenza e la partecipazione degli allievi dell’Accademia Cassiopea.
IL RICORDO - Il 29 giugno, per commemorare Josè Saramago, prima dello spettacolo, interverranno Fernando d’Oliveira Neves, ambasciatore del Portogallo a Roma e Paolo Flores d’Arcais, direttore della rivista Micromega. Gli spettacoli sono alle 21 dal martedì al sabato, alle 18, domenica. Il biglietto costa 22 euro, 16 il ridotto. Per informazioni e prenotazioni: tel. 065580827 - 3403029448.
Villa Giulia, il museo etrusco si rinnova
ROMA - Grande festa a Villa Giulia, da anni quasi dimezzata a causa dei lavori di consolidamento del ballatoio «Minissi» e dell’ala sinistra costati quattro milioni di euro. Tornano alla luce di nuovo duemila reperti archeologici, da mercoledì si riaprono infatti 22 delle 40 sale che compongono l’intero e affascinante museo di Villa Giulia, nella splendida struttura fatta edificare da Giulio III tra il 1550 e il 1555, esempio fulgido di architettura tardo-rinascimentale.
IL PIU' IMPORTANTE MUSEO ETRUSCO D'ITALIA - Tornano fruibili e in nuova veste interi complessi archeologici come la «Tomba del letto funebre» di Tarquinia, la «Tomba del carro», la «Tomba del guerriero». Villa Giulia, museo nazionale etrusco, era quasi dimezzata. In questo posto magico a Roma in cui dal 1889 ha sede il museo etrusco lunghi lavori di consolidamento avevano di fatto comportato una sorta di dolorosa amputazione. Otto anni, alleviati dall’estesa Collezione Castellani che nel tempo ha garantito comunque una buona fruizione del più importante museo etrusco italiano. Però per otto lunghi anni le sale dedicate a Cerveteri Tarquinia e Vulci erano state chiuse. Nel cono d’ombra era entrata di fatto anche parte della grande raccolta antiquaria frutto del Museo Kircheriano, un tempio al Collegio Romano.
ALLESTIMENTI PIU' RICCHI - «Riapriamo ora con un bel rinnovamento - spiega la sovrintendente Anna Maria Moretti -. Nel senso che non solo abbiamo valorizzato corredi finora non esposti ma abbiamo riproposto anche quanto già esposto con allestimenti più luminosi e ricchi, dotandoli di supporti didattici semplificati. Non abbiamo fatto forzatura agli allestimenti del passato, abbiamo solo introdotto una marcia in più…». La sezione di Vulci riapre dunque col famoso «Centauro in nerfo» (590 a.C.) affiancato dal «Giovane su ippocampo» (550 a.C.) e dall’ «Anfora attica a figure rose del pittore di Berlino», uno dei tesori che il Metropolitan Museum di New York ha restituito poco tempo fa all’Italia.
CAPOLAVORI RITROVATI - La novità di Vulci è soprattutto nella nuova sistemazione della «Tomba del carro in bronzo» (680 a.C.) che viene riproposta così come fu trovata nel corso dello scavo cinquant’anni fa. Rinnovata anche la «Tomba del guerriero» (520 a.C.) che propone ora una ricca panoplia in bronzo e parecchio vasellame. La sezione Cerveteri, superato il famoso «Sarcofago degli sposi» (530 a.C.) che fa un po’ da sentinella al nuovo percorso, propone subito scavi recenti, come i reperti del «Tumolo di San Paolo» (670 a.C.) con servizi di banchetto con buccheri e rare ceramiche greche. Poco oltre si fa bella dei capolavori ritrovati, come il celebre «Vaso di Eufonio» (illustrato col mito di Sarpedonte) e la «Coppa di Onesimos» (con la guerra e la caduta di Troia) rispettivamente restituiti dal Metropolitan e dal Getty Museum. A Cerveteri sono collegate poi le antichità del «Santuario di Pyrgi», con un maestoso altorilievo raffigurante i Sette contro Tebe. In questo contesto appare per la prima volta riordinata la «Tomba del letto funebre» di Tarquinia (460 a.C.), strappata con i suoi affreschi dai depositi in cui giaceva da sempre. Concludono il giro le ritrovate antichità della Collezione Antiquaria: un esempio per tutti, la «Cista Ficoroni» con il mito di Giasone e degli Argonauti.
Caravaggio, la mostra più visitata
Visitatori totali 58mila dei quali in media 5.150 ogni giorno durante i 4 mesi. L'incasso 4 milioni di euro
«La mostra di Caravaggio ha registrato un record assoluto di visitatori: 580mila» ha detto il sottosegretario al Mibac (Ministero dei Beni Culturali), Francesco Maria Giro. La mostra dei record si è chiusa domenica 13 giugno con una no stop di apertura (compresa la notte tra sabato e domenica) che ha visto la presenza di 11mila visitatori in 24 ore. I numeri della mostra di Caravaggio sono stati da record già dal primo giorno di apertura, quando a porte ancora chiuse le prenotazione online erano già 50mila. E in quattro mesi la media delle entrate giornaliere è stata di 5.150 visitatori, nonostante le lunghe code anche di 2 o 3 ore, la pioggia battente dei mesi di aprile e maggio e l'affollamento davanti ai quadri. «La mostra più visitata d'Italia negli ultimi 10 anni» hanno assicurato dalle Scuderie del Quirinale. «L'incasso è stato di circa quattro milioni di euro tra biglietti interi, ridotti ed entrate per le scuole con una spesa di circa 2 milioni».
LE OPERE DELLA MOSTRA - La rassegna organizzata dall'Azienda Speciale Palaexpo nell'anno che celebra il IV centenario della morte, ha riunito per la prima volta 24 capolavori assoluti di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, concessi in prestito dai maggiori musei del mondo in via del tutto eccezionale. Come la «Canestra di frutta» della Biblioteca Ambrosiana, la celeberrima «Fiscella» che non era mai uscita dalla sua sede. E poi l'«Amor vincit omnia» prestato dalla Gemaldegalerie di Berlino, «Il Baro» del Kimbell Art Museum di Forth Worth, «Il suonatore di liuto» dall'l'Ermitage, «I musici» dal Metropolitan di New York. Senza contare «L'Incoronazione di spine» prestata dal Kunsthistorishes Museum di Vienna e l'«Adorazione dei pastori», recentemente restaurata, arrivata dal Museo Regionale di Messina. Insomma, come sottolineavano presentandola alla stampa i curatori Rossella Vodret e Francesco Buranelli, abbastanza per garantire «un'esperienza emozionale».
CARAVAGGIO IN CITTA' - La città di Roma però continua a rendere omaggio al pittore della luce. anche a mostra chiusa. Infatti la capitale ospita il maggior numero di opere di Caravaggio nelle chiese, alla Galleria Borghese, al Casino Ludovisi. La Chiesa di San Luigi de' Francesi contiene tre opere del grande maestro: la Vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo eseguiti tra il 1599 e il luglio del 1600, mentre San Matteo e l'Angelo collocato sull'altare è datato 1602. Nella Chiesa di Sant'Agostino, sull'altare della prima cappella a sinistra, è situata la Madonna dei Pellegrini databile tra il 1603 e il 1606. A Santa Maria del Popolo, nella cappella Cerasi, sono esposti due celebri quadri raffiguranti la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro.
I CONFRONTI - I 582.577 visitatori raccolti da Caravaggio superano anche il successone nel 1999-2000 dei «Cento Capolavori dell'Ermitage», che furono visti da 573mila persone e quasi doppiano i 318.558 raccolti nel 2006 da un'altra strepitosa e altrettanto unica rassegna, quella dedicata ad Antonello Da Messina, che rimase aperta 100 giorni. Facendo un confronto con le mostre del 2009, non c'è storia con quella più visitata dell'anno appena passato, che è stata la 53esima Biennale dell'arte (341.981). Confronto schiacciante anche con il 2008, anno nel quale la mostra più gettonata, Paul Gauguin al Vittoriano, portò "solo" 243.182 persone. Meglio hanno fatto soltanto Mantegna nel 2006-2007 con quasi un milione di persone (962.341) divise però in tre sedi espositive, nonchè i Faraoni a Palazzo Grassi (619.478) nel 2003 e Van Gogh, sempre nel 2003, alla casa dei carraresi a Treviso (602.415), questo senza contare le presenze boom sempre raccolte dalle mostre allestite al Colosseo (il top nel 2003 per Nike-Il gioco e la vittoria che ebbe 1 milione e mezzo di visitatori) dove però bisogna tenere conto del biglietto unico che permette nel contempo di visitare il monumento più famoso del mondo, il Palatino e i Fori imperiali.
Vedi:
http://roma.corriere.it/roma/notizie/arte_e_cultura/10_giugno_14/caravaggio-mostra-record-1703198949372.shtml
Scoperti i ritratti più antichi degli apostoli nelle catacombe di Santa Tecla


Immagini risalenti al IV secolo, individuate in un piccolo cubicolo a poca distanza dalla basilica di San Paolo
ROMA - Il cubicolo degli Apostoli, nel sito conosciuto come Ponticello di San Paolo: prima San Paolo un anno fa, ora Pietro, Andrea e Giovanni. Immagini del IV secolo dopo Cristo, le prime e più antiche icone degli apostoli sono state scoperte a Roma in un piccolo cubicolo lungo un paio di metri delle catacombe romane di Santa Tecla, in via Silvio D’Amico nei pressi della via Ostiense e a poca distanza dalla basilica di San Paolo fuori le mura. Le icone sono state rinvenute a quattro metri di profondità sotto un palazzo costruito dalle Assicurazioni generali negli anni ’50, che con le sue fondamenta aveva risparmiato miracolosamente la catacomba. Il cunicolo in effetti era noto fin dal 1720, ma un solido velo di calcare ne oscurava gli affreschi.
LASER - C’è voluto il laser per scoprirli, a niente erano serviti bisturi, acqua, nebulizzazioni. Il ritrovamento è stato illustrato oggi da monsignor Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificia commissione di Archeologia sacra, monsignor Giovanni Carrù, segretario della stessa commissione, il professor Fabrizio Bisconti, sovrintendente Archeologico delle catacombe e docente di Archeologia cristiana e medievale a Roma Tre e Barbara Mazzei, responsabile del restauro. Tutto è iniziato un anno fa, quando in un angolo della volta del cubicolo gli archeologi avevano scoperto un primo volto, quello di San Paolo. Era il giugno del 2009, da quel momento gli studiosi hanno intuito che nella volta del cubicolo si potevano nascondere altre icone. «Dopo vari tentativi falliti il laser ha fatto centro – spiega Bisconti -. Venuta giù la patina calcarea, abbiamo scoperto nei tre angoli della volta gli altri apostoli e al centro l’immagine del Buon Pastore. Sono le prime rappresentazioni degli Apostoli come icone in assoluto. Ora disponiamo delle più antiche immagini degli apostoli risalenti alla fine del IV Secolo. Per Andrea e Giovanni si tratta delle più antiche rappresentazioni in assoluto, mentre immagini dell'apostolo Pietro si hanno già alla metà del IV secolo, ma mai da solo, in un'icona". '
CULTO DEGLI APOSTOLI - «La scoperta dimostra l'introduzione e la diffusione del culto degli apostoli nelle origini del Cristianesimo'', ha spiegato la aggiunto la dottoressa Mazzei. Nella volta del cubicolo ci sono anche le immagini di una matrona romana, probabilmente la donna che lì ha trovato sepoltura, e di «un fitto cassettonato che forse imitava la basilica di San Paolo: sappiamo che alla fine del IV secolo era stato ricostruito un “martyrium paolino” e diverse fonti ci dicono che il soffitto era tutti travi e lamine d’oro». «Il cubiculo - prosegue Bisconti - emula un mausoleo o una basilica. Vicino c’è l’immagine di un collegio apostolico con Cristo al centro tra gli apostoli, come di solito era raffigurato nelle absidi delle basiliche romane. La matrona appare ingioiellata insieme alla figlia in atteggiamento orante». Secondo l’archeologo il cubicolo indica la vita religiosa cristiana di Roma di quel tempo. «Alla fine di IV secolo a Roma vive san Girolamo, che dà avvio a una sorta di ascetismo quasi monacale, coinvolgendo diverse matrone della città. E la donna sepolta in quel cubicolo poteva essere una di queste aristocratiche che, convertita al cristianesimo, viaggia poi in Terra santa per vedere i luoghi degli apostoli. Poi, al ritorno, fa riprodurre le loro immagini sulla tomba». Ora il lavoro è finito, la catacomba resta chiusa al pubblico (solo cinque sono quelle visitabili) ma su richiesta di un appuntamento presso la Commissione pontificia di archeologia sarà possibile chiedere di visionare il cubicolo.
Nuove scoperte sulle mura di Gerico
La Missione archeologica della Sapienza in Palestina ha concluso una campagna di scavi che amplia le conoscenze sul sito di Tell es-Sultan, l’antica Gerico
La Missione archeologica in Palestina, diretta dal professor Lorenzo Nigro, ha ripreso le proprie attività nei mesi di marzo e aprile 2009, in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità dell’Autorità nazionale palestinese nel sito di Tell es-Sultan/antica Gerico, uno degli insediamenti più antichi del mondo. Le ricerche sono state finalizzate alla protezione e valorizzazione del sito archeologico nel quale si sono conservati resti antichissimi, dalla prima frequentazione umana dell’area attorno alla sorgente di ‘Ain es-Sultan (la biblica sorgente di Eliseo), avvenuta attorno al 10.000 a.C., al progressivo sviluppo della comunità gerichiota, una delle prime a basarsi sull’agricoltura per la sussistenza e a sviluppare una tecnica edilizia modulare.
Nelle altre aree interessate dagli scavi della Missione, sono avvenute ulteriori interessanti scoperte: le doppie mura del Bronzo Antico III (2700-2350 a.C.), sulle quali sono conservate ancora visibili le evidenti tracce di una violentissima conflagrazione che pose fine alla vita della città: travi bruciate, cenere, mattoni combusti e crollati; l’abitato di quest’epoca ha restituito reperti di grande interesse scientifico, dalle ceramiche d’importazione e da esportazione, ai pesi da bilancia per metalli, nonché lame in selce e contenitori in terracotta; nell’area meridionale del tell, la Missione ha scavato l’imponente sistema difensivo del II millennio a.C. (2000-1550 a.C.), quando Gerico era la capitale dei Cananei.
La situazione politica e il forte sviluppo urbano minacciano terribilmente il Patrimonio archeologico palestinese, tra i più ricchi del mondo. La Sapienza ha iniziato una catalogazione sistematica di tutti i siti archeologici della West Bank ai fini della loro protezione, in stretta collaborazione con il Dipartimento delle Antichità dell’Autorità nazionale palestinese.
El Dorado esiste davvero
La mitica citta' d'oro e' finalmente venuta alla luce nel Brasile occidentale vicino al confine con la Bolivia
LONDRA - La leggendaria El Dorado esiste davvero. La mitica citta' d'oro alla cui ricerca partirono prima i conquistadores e poi diversi esploratori trovando la morte nella foresta amazzonica, e' finalmente venuta alla luce nel Brasile occidentale vicino al confine con la Bolivia, grazie a nuove immagini satellitari e a fotografie aeree di zone disboscate per far posto ai pascoli. Secondo quanto riporta oggi la rivista britannica Antiquity, si tratta di oltre 200 strutture circolari e poligonali, disposte in una precisa rete geometrica che si estende per una lunghezza di oltre 250 chilometri.
Secondo gli scienziati che hanno mappato la rete di muri e trincee che collegano gli edifici, quanto scoperto finora potrebbe essere soltanto un decimo di quanto fu costruito da una complessa e finora sconosciuta civilta' precolombiana esistita per almeno un migliaio di anni. Alcune delle strutture risalgono infatti al 200 d.C., altre al 1283 e gli studiosi credono che potrebbero esserci ancora circa 2.000 edifici nascosti sotto la fitta giungla. Secondo alcuni antropologi, la costruzione di una rete cosi' estesa, sofisticata dal punto di vista ingegneristico e ricca di canali e di strade, sarebbe paragonabile in quanto a scala e difficolta' a quella delle piramidi in Egitto. Molte delle strutture rinvenute sono simmetriche e inclinate verso il nord, facendo presupporre che avessero un significato astronomico. A stupire i ricercatori e' stato soprattutto il fatto che le strutture delle pianure sono identche a quelle delle aree collinari, indicando quindi che si trattava della medesima civilta'. "Nell'archeologia dell'Amazzonia si ha questa convinzione che diverse civilta' abbiano abitato in diversi ecosistemi.
E' stato quindi strano scoprire una civilta' in grado di trarre vantaggio da ecosistemi diversi e di espandersi su una regione cosi' grande", ha dichiarato Denise Schaan, una delle autrici dello studio. La scoperta della citta' perduta contraddice quanto sostenuto fino ad ora, ovvero che i suoli di questa parte dell'Amazzonia sarebbero stati troppo poveri per sostenere una civilta' agricola e che ad abitarli siano stati soltanto tribu' primitive. I conquistadores che raccontarono di aver trovato "citta' risplendenti di bianco" nascoste nella giungla forse quindi avevano detto la verita'. Ma furono forse proprio loro a introdurre le malattie e a mettere in moto la serie di catastrofici eventi che consegnarono all'oblio una complessa civilta' e le sua citta' perduta.
Ostia, scoperto 'piccolo Colosseo'
L'anfiteatro e' venuto alla luce dopo uno scavo che dura da tre anni
OSTIA (ROMA) - Anche Ostia aveva un suo Colosseo. Decisamente piu' piccolo dell'originale e forse utilizzato per ludi 'privati' tanto piu' che si trovava all'interno del Palazzo Imperiale di Traiano, ma a giudicare dalle fondamenta, emerse nel corso di un scavo condotto da un'equipe inglese guidata dal professor Simon Keay, doveva ricordare molto il celeberrimo Anfiteatro Flavio. La struttura, spiega il professore, misura 42 metri per 38 e risale al III secolo d.C.. Gli scavi, condotti in collaborazione con la British School at Rome, l'Universita' di Southampton e l'Universita' di Cambridge (che hanno finanziato il progetto) e con la soprintendenza ai beni archeologi del Lazio, hanno portato alla luce due file di mura che formano un emiciclo in prossimita' della facciata F del Palazzo, che da' su una zona, sottolinea Keay, che non doveva essere aperta al pubblico.
Archeologia: tsunami 3000 anni fa investi' coste Israele
Archeologia: in Puglia immigrati da Asia
Gia' duemila anni fa in Italia c'erano immigrati dall'est dell'Asia. Lo ha scoperto un team di ricercatori canadesi a Vagnari, in Puglia. L'analisi del Dna di uno degli scheletri umani trovati nel sito archelogico ha mostrato un'origine asiatica. 'I nostri dati hanno rivelato che alcuni abitanti di Vagnari provenivano da molto al di fuori dei confini dell'impero Romano - spiega la coordinatrice dello studio - e questo pone molte questioni su globalizzazione e mobilita' nell'antica Roma'.
Archeologia: Tutankhamen mori' di malaria e fratture
Svelato il mistero della morte di Tutankhamen proprio nell'anniversario dell'apertura dei sigilli della sua tomba nel lontano 1923. Il faraone d'Egitto - rivelano due anni di sofisticate analisi su suoi resti - mori' giovane per complicazioni di un attacco di malaria cerebrale e di una frattura a una gamba. Ma Tutankhamen - spiega lo studio pubblicato sulla rivista dei medici Usa 'JAma' - soffri' sin dalla nascita di malattie congenite: labbro leporino, piede equino, morbo di Kohler.
Ritrovato in Giordania il palazzo reale Al-Batrawi

Scoperta archeologica di studiosi de La Sapienza. La citta' fortezza, tra il 2900 ed il 2300 avanti Cristo, controllava le vie carovaniere del deserto
ANSA
ROMA - Archeologi dell'Università di Roma La Sapienza, hanno riportato alla luce in Giordania, nel sito di Kirbet al-Batrawi, il palazzo reale della città fortezza che tra il 2900 ed il 2300 avanti Cristo, controllava le vie carovaniere del deserto.
A riferire della scoperta, -fatta in sinergia con il dipartimento delle antichita' della Giordania - è stato questa mattina a Parigi, nell'ambito dell'XI convegno internazionale di storia e archeologia della Giordania, il direttore della missione italiana Luciano Nigro, ordinario di archeologia del vicino oriente antico alla Sapienza, nonché scopritore, nel 2004, del sito di al-Batrawi.
Il ritrovamento del palazzo reale è di particolare importanza perché' prova che al-Batrawi era una vera città-stato, una delle prime del Levante meridionale, e non un agglomerato di villaggi. E non solo: all'interno di una delle sale - ha anticipato all'ANSA Luciano Nigro - sono stati ritrovati oggetti di incredibile valore storico, reperti ceramici in straordinario stato di conservazione che rappresentano il corpus di forme piu' completo mai rinvenuto nel Levante meridionale per l'epoca in questione.
Si tratta di un centinaio di vasi interi (la maggior parte ancora contenenti i resti carbonizzati), servizi da mensa, nonché vasetti miniaturistici decorati. Tra gli oggetti piu' interessanti, segnala Nigro, 4 asce di rame (metallo assai prezioso per l'epoca, il cui possesso per un re levantino del III millennio era un segno di grande potere), una grande coppa usata per le cerimonie e un tornio da vasaio in pietra, strumento per l'epoca rivoluzionario.
Il suo ritrovamento all'interno di un'area 'protetta' del palazzo, sottolinea Nigro, indica che la gestione della tecnologia era ritenuta un nodo cruciale.
domenica 9 maggio 2010
Fred Vargas: a breve un giallo italo-francese e a maggio la graphic novel di Adamsberg
Sono già destinati al successo, un po' perché tutti i romanzi della Vargas entrano in classifica, ma anche perché le storie, che vi anticipiamo, sono sempre costruite con abilità e spessore.
Prima di morire addio
Edizioni Einaudi, Stile libero big
Data uscita prevista: fine marzo 2010
Dalla scheda dell'editore:
Tra Roma e Parigi, la biblioteca vaticana e gli antiquari francesi, tre ragazzi dai nomi imperiali (Claudio, Tiberio e Nerone), legati da una morbosa amicizia, attendono la visita di un celebre collezionista…
Parte come una commedia sofisticata e finisce come un thriller avvolgente, uno dei migliori romanzi di Fred Vargas.
La storia
Henri Valhubert, editore ed esperto d'arte, viene assassinato mentre è a Roma per indagare sulla provenienza di un misterioso disegno di Michelangelo apparso sul mercato francese. A essere sospettati il ribelle figlio Claude, studente e residente a Roma insieme agli inseparabili amici Tibére e Néron, e la misteriosa e affascinante Laure, giovane seconda moglie di Henri e matrigna di Claude. Ma anche se la pista di un movente legato al disegno di Michelangelo sembra essere la più credibile... Il silente magistrato Valence e il loquace commissario Ruggieri si ritrovano, loro malgrado, a lavorare fianco a fianco per risolvere il caso.
la copertina originale del libro
I quattro fiumi
Edizioni Einaudi, Stile libero big
Data prevista di uscita: maggio 2010
La storia
Grègoire, perennemente sui roller, e Vincent, col sedere sempre incollato alla motocicletta, sono due ragazzini della banlieue parigina come tanti. Che una sera commettono un grave errore. E rubano la cosa sbagliata. Ovvero lo zaino di un vecchio. Dentro, ci trovano 30.000 euro. Ma anche molti altri strani oggetti che saranno identificati solo in seguito: una scatoletta con dei denti umani frantumati, fialette rosso sangue e qualche tarocco. Quella stessa sera Vincent viene assassinato nella sua casa. Con quattro lunghe coltellate alla coscia. E Grègoire, stupidamente, pensa di potersela cavare fuggendo sui pattini... Ma quel delitto, riflette Adamsberg, sa molto di gesto rituale e potrebbe anche segnare il ritorno dell'assassino soprannominato l'Ariete. Se fosse cosi, Grègoire avrebbe le ore contate.
L'unica graphic novel della Vargas
Si tratta dell'unico libro di Fred Vargas che incontra due universi: il romanzo e il fumetto.
Il disegnatore è Edmond Baudoin, un creatore di fumetti assolutamente originale. Fred Vargas ha descritto la scena, lui ha messo le immagini, non accontentandosi di illustrare il testo, ma imponendo un certo sguardo sulla storia.
"La solitudine dei numeri primi": psicologia tra le righe
“La solitudine dei numeri primi” , scritto da Paolo Giordano, è un romanzo che ha commosso, stupito, coinvolto, emozionato, anche deluso le aspettative di qualcuno…
Visto che se ne è tanto parlato, in questa sede non tratteremo la trama, né lo stile del libro vincitore del Premio Strega 2008. Vogliamo invece approfondire ciò che costituisce il nucleo di tutto il romanzo, ovvero i disturbi psichici di cui soffrono Alice e Mattia e che condizioneranno, con la loro inesorabilità, la direzione delle storie personali dei due protagonisti. Lo facciamo con un’esperta della materia, una psicologa che possiamo definire… di famiglia visto che è mia sorella Michela.
Dottoressa, cosa puoi dirci sulle patologie di cui soffrono Alice e Mattia?
I due ragazzi protagonisti del libro di Giordano sono vittime di due disturbi molto invasivi e invalidanti. Alice soffre di anoressia, un disturbo che insorge prevalentemente in adolescenza, spesso a causa di un evento stressante (e qui ci colleghiamo immediatamente al forte trauma vissuto da Alice). La patologia, nel caso della protagonista, presenta un’evoluzione cronica, con progressivo deterioramento. Alice vede difetti abnormi nel suo corpo e non fa nulla per curarsi, ma anzi persevera nel suo scopo autodistruttivo.
Anche la patologia di Mattia presenta una forte componente autolesionista: Mattia si taglia, si punge, trae piacere sentendo la componente vischiosa del proprio sangue come se con la fuoriuscita del suo fluido vitale spurgasse anche il suo antico senso di colpa e di inadeguatezza.
Mattia è al margine, in uno stato limite borderline, che rivolgendo verso di sé l’aggressività, piuttosto che all’esterno, trova un equilibrio illusorio.
I due ragazzi, nelle loro vite segnate per sempre, si scoprono uniti e vicini ma mai abbastanza da toccarsi davvero, come i numeri che i matematici chiamano primi gemelli. Quanto gli episodi iniziali hanno influito nel segnare così le loro esistenze?
Entrambe le patologie insorgono nei protagonisti in seguito ad un trauma: un evento stressante può innescare quei meccanismi che fanno sì che una problematica latente insorga con forza. Entrambi presentano un irrigidimento dei meccanismi di difesa inadeguati: ciò avviene quando l’io si sente minacciato e quando le emozioni vengono negate perché incompatibili con le altre istanze della personalità o con le richieste dall0’ambiente sociale. Alice e Mattia negano la loro problematica e vivono perennemente irrigiditi dal senso di colpa. Un altro punto in comune è la presenza di un forte ottundimento dell’affettività: entrambi si negano le gioie affettive tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Anche nelle storie d’amore che vivono non c’è mai trasporto o coinvolgimento affettivo. Anche in questo Alice e Mattia si riconoscono, si assomigliano, si cercano senza mai valicare un certo confine o oltrepassandolo appena per poi tornare frettolosamente indietro, paralizzati dal disagio o dall’inadeguatezza.
Sono patologie dure quelle che segnano Alice e Mattia e che li portano a determinate scelte, spesso tragiche e irreversibili. Ma da questi mali si può guarire, si può uscire?
Il romanzo ci regala un finale aperto alla speranza, interpretabile: entrambi, come dopo una falsa partenza, cercano di risollevarsi, faticosamente.
Mattia, fermo davanti ad un’alba diversa dalle altre, tira fuori dalla tasca il numero di cellulare di Nadia: la chiamerà davvero? Sarà quello l’evento esterno che fungerà da stimolo per indurlo ad intraprendere la faticosa strada di ricostruzione della propria identità?
E Alice, sdraiata sul greto del fiume, che torna all’origine del suo trauma: ancora sdraiata immobile, ma non sulla neve traditrice, questa volta. Questa volta, con un po’ di fatica, può alzarsi da sola.
Quello che rimane, per entrambi, è la speranza di riprendersi la vita.
(Con la consulenza della Dott.ssa Michela Bastianelli)
Stabat Mater di Tiziano Scarpa
Ho letto tutti i lavori di Tiziano Scarpa, conosco bene il suo modo di scrivere, l'uso raffinato della lingua, la costruzione mai banale delle storie.
E sino a oggi l'ho considerato un ottimo autore, uno dei migliori tra i "giovani" (non più tanto ormai, scusami Tiziano) italiani, quei figli degli anni Sessanta - ultimamente soppiantati nel ruolo di innovatori dalla generazione dei Settanta - che contano i grandi nomi del momento: Sandro Veronesi, Alessandro Baricco, Carlo Lucarelli, Gianrico Carofiglio, Margaret Mazzantini... tutti lì a un soffio l'uno dall'altro in un pugno di anni tra la fine del decennio Cinquanta e i primi di quello successivo.
In quel soffio di tempo, in quel momento particolare è nato anche Tiziano Scarpa, raffinato veneziano, legato alla sua terra d'origine nella forma e nel contenuto delle sue pagine più della maggior parte dei suoi colleghi. Il luogo della sua nascita, cioè il reparto maternità dell'Ospedale civile di Venezia, è ospitato - per coincidenza non casuale, come vedremo -, nei locali dell'antico orfanotrofio della Pietà, dove si ambienta la storia raccontata da Stabat Mater.
Dicevamo uno scrittore decisamente interessante, sino a oggi, ma ancora alla caccia di una sua Recherche, del suo Sentiero dei nidi di ragno.
Stabat Mater lo trasporta di peso al gradino superiore di una ipotetica classifica di qualità, è il suo capolavoro, è l'opera che si ricorda, quella che ti colpisce sino in fondo.
Non voglio paragonare Scarpa ad altri, non mi sembra utile. Voglio sottolineare come la sua scrittura abbia perso per strada quel tanto di ridondante, quel piacere fine a se stesso della parola per diventare lucida, pulita, essenziale, perfetta. Ha proseguito la strada promessa in Groppi d'amore nella scuraglia e, a mio parere, è arrivato alla meta del lungo tragitto verso la concreta identità d'autore.
E la storia è qui altrettanto riuscita, piena, coerente, efficace.
Siamo a Venezia, nel palazzo in cui venivano ospitate le ragazze senza famiglia, l'Ospedale della Pietà (ecco perché così importante per lo scrittore, lo stesso luogo in cui lui è nato tanti anni dopo, da genitori felici di riceverlo e farlo crescere), il luogo malinconico e irreale in cui da bambine diventavano donne, isolate dal resto del mondo, ma in qualche modo difese e protette anche se allevate per dovere e carità cristiana e non certo per amore.
Cecilia è una di loro, ha sedici anni e sa suonare il violino magnificamente: la musica è la sua libertà, ma ancora non ne è consapevole, il modo che ha per uscire, volare, vedere, vivere, ma non l'ha ancora scoperto. E poco importa che il suo violino sia suonato dietro una grata, che nessuno possa ammirarla mentre con le compagne riempie di note meravigliose la chiesa. L'importante è che la musica esista e si sprigioni liberamente dalle sue dita, talvolta attratte dalla originalità di suoni disarmonici, spinte come da una forza superiore a eseguire stonature forzate, l'unico strumento in suo possesso per colpire i sensi dell'ascoltatore e per affermare la sua identità.
Per il resto la sua esistenza è una continua sofferenza morale, iniziata nel momento in cui capisce di essere stata abbandonata da una madre che può solamente immaginare e alla quale ogni notte scrive per raccontare le sue pene e le speranze: un volto impossibile da tratteggiare verso cui riversare la sofferenza di essere al mondo e la voglia adolescenziale di ribellarsi a regole e doveri.
Nella prima metà del romanzo Cecilia ci appare sull'orlo del baratro della follia, pagina dopo pagina capiamo quanto abissale sia il buio che la pervade, quanto radicato nella sua anima. Pensiamo che per lei non vi sia speranza.
Poi, a poco a poco, si accende una luce, prima fioca e poi sempre più viva, una luce che illumina presente e futuro, che le mostra il cammino, che la libera dai vincoli di un'esistenza immeritata, facendole superare l'ossessione della morte rappresentata dalla visione di una testa di Medusa, una Gorgone feroce e impietosa che la tormenta nei momenti di quiete.
La luce è impersonificata da Antonio Vivaldi, il giovane sacerdote e compositore che prepara le ragazze alla esecuzione delle sue opere e che, ci fa immaginare Scarpa, dalla stessa Cecilia trae ispirazione per passaggi importanti di opere immortali come Le quattro stagioni.
Grazie alla sua presenza Cecilia alza la testa e guarda oltre, ma contemporaneamente ritrova in lui i suoi stessi affanni, la sua vita dolorosa, le sue rinunce.
Una storia che potrebbe essere vera (perché Vivaldi insegnò in quell'orfanotrofio e a quelle ragazze per decenni) con moltissimi anacronismi - come l'autore stesso dichiara - che non pesano affatto sulla trama, anzi, la arricchiscono.
Una storia molto bella che, ne sono convinta, rimarrà nel tempo come un piccolo capolavoro italiano.
domenica 4 aprile 2010
Alice In Wonderland

Alice teme di essere pazza. Da quando è piccola continua a fare sempre lo stesso sogno, non sta mai attenta quando le parlano, è diversa dal resto della buona società che frequenta e non si integra nelle regole del suo mondo. Affinchè non rimanga zitella come la zia, che senza marito pazza lo è diventata sul serio, i parenti le combinano il matrimonio con un ottimo partito: un giovanotto integrato, conformato, di nobile lignaggio e con qualche problema digestivo. Al grande ricevimento nel quale le verrà fatta la proposta però le visioni di Alice si fanno insistenti, il ticchettio di un orologio sembra ossessionarla e sul più bello vede comparire un coniglio in doppiopetto che le indica che è oramai tardi. Alice lo segue nella sua tana e finisce in quel mondo che aveva sognato fin da piccola, dove scopre che esiste una profezia riguardo una sua omonima la quale, con l’aiuto del Cappellaio Matto, del Coniglio Marzolino ecc. ecc. sconfiggerà una creatura malvagia liberando il regno dalla tirannia della Regina Rossa e riportando al trono la sorella più bella, la Regina Bianca.
La produzione è sempre Disney ma siamo totalmente da un’altra parte rispetto al cartone animato del 1951. Benchè la storia ancora una volta mescoli elementi da i due libri di Lewis Carrol: “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, il mix è inedito. Questa volta l’andamento psichedelicamente caotico per il quale solo perdendosi completamente Alice riusciva a trarre qualcosa dal suo peregrinare è scartato a favore di una trama decisamente più canonica. Arrivata nel paese delle meraviglie Alice ha un destino già scritto, ha una missione e un nemico da sconfiggere.
Dunque non solo non siamo dalle parti dei testi originali ma non siamo nemmeno dalle parti dei film di Tim Burton, nei quali solitamente il protagonista è un outsider che trova in un luogo oscuro e apparentemente ostile il suo vero habitat perchè più sincero ed autentico dei conformismi borghesi cui era abituato. Alice si trova male nel mondo reale perchè è diversa mentre nel mondo delle meraviglie lotterà per riportare lo status quo, per normalizzare quel luogo dalla tirannia folle della Regina Rossa. Peccato che proprio la Regina Rossa sia la vera outsider: sorella maggiore brutta e dalla testa troppo grande che è sempre stata all’ombra della sorella minore, tanto carina e amabile quanto cretina e impalpabile, e che non riuscendo a farsi amare preferisce essere odiata. Ecco perchè dopo un inzio fantastico, che entra di diritto tra le cose migliori che Tim Burton abbia mai girato, il resto del film è una continua delusione. La parte nel paese delle meraviglie è un percorso verso il conformismo di un personaggio ritenuto matto che, come in un film fantasy , subisce una profezia che si deve avverare, ha un’armatura, una spada, nemici mitologici e via dicendo.
E a poco purtroppo servono le molte interessanti intuizioni visive, le mille piccole raffinatezze di scenografia (praticamente tutta in computer grafica), di costumi e di trucco di fronte ad una parabola disneiana nel senso più deteriore del termine, per la quale l’eroina del caso trova la strada che era stata decisa per lei invece di forgiarne una con le proprie mani o secondo i propri gusti.
Di certo non aiutano un 3D realizzato tutto in postproduzione e abbastanza inutile (almeno il 50% del film ne è privo tanto che se guardato senza occhiali non presenta il classico effetto “doppio”) e momenti come la “deliranza” del Cappellaio Matto, che da sola è probabilmente la punta più bassa di tutto il cinema di Tim Burton e di quello di Johnny Depp messi insieme.
Il Richiamo Della Foresta 3D

È un percorso di formazione quello che si appresta a compiere Ryann (Ariel Gade, “il cui casting è stato il più difficile”, assicura il regista), capricciosa bambina bostoniana che viene affidata controvoglia al nonno (il Christopher Lloyd di Ritorno al futuro) durante le vacanze in Europa dei genitori. Bill, nonno affabile e tradizionalista, abita in una baita immersa nei boschi innevati del Montana, ed è proprio la vita del posto, che scorre uguale a sé stessa, ad annoiare l’imbronciata ragazzina, abituata a ben altri passatempi che non fare pupazzi di neve o raccogliere pigne. La vita in città per Ryann trascorreva cercando l’approvazione delle odiose compagne di scuola sempre all’ultima moda e attaccando sul quaderno dei desideri le foto degli oggetti da possedere, tra cui cellulari e vestiti. Dopo lo scetticismo iniziale, che le fa liquidare la natura da favola che la circonda con un “ci sono solo alberi e neve”, Ryann inizia ad appassionarsi alla vita di montagna; a rendere possibile il cambiamento, il ritrovamento di un cane ferito (incrocio con un lupo selvatico) a cui la bimba si affeziona da subito e di cui si prende cura con un ritrovato entusiasmo.
L’episodio che mette in moto la trama è la rivendicazione, da parte di un uomo perfido fin nel midollo, del cane-lupo in questione (uno splendido husky dagli occhi di ghiaccio); fiutando la possibilità di sfruttare l’energia dell’husky guarito per vincere le corse di slitte trainate da cani, l’uomo recrimina il possesso dell’animale; interviene nella disputa uno sceriffo donna (uno dei pochi elementi non stereotipati della pellicola) che stabilisce che i due contendenti dovranno gareggiare in slitta e il vincitore si aggiudicherà Buck. Questo è il nome che nel frattempo Ryann ha dato all’husky; e questo è anche il nome del cane protagonista del classico di Jack London, “Il richiamo della foresta”, di cui ogni sera il nonno legge qualche pagina alla sua “cucciola”. La lettura del libro è accompagnata da immagini del Buck attuale che compie le azioni descritte nel libro; è questa metanarrazione l’aspetto più interessante del film, che per il resto non offre niente di nuovo al genere dell’avventura familiare dai buoni sentimenti. D’altronde il film si rivolge prettamente ai più piccoli, i quali forse qualcosa di edificante da esso possono trarre: tra i tanti detti popolari e le scene strappalacrime (una su tutte quella del maglione fatto ricucire dalla defunta moglie del nonno prima di morire), l’insegnamento più intelligente che il film regala ai più e ai meno piccoli è quello di non sradicare un animale dal suo habitat per far felici sé stessi, di rispettarlo lasciandolo dove è meglio che rimanga (magari accontentandosi di un più mansueto e meno esigente barboncino, a cui Ryann darà il nome Cucciola, scrollandosi così di dosso il nomignolo con cui il nonno si ostinava a chiamarla rifiutandosi di comprendere il suo imbarazzo).
Il film non regala colpi di scena che facciano sospettare una conclusione diversa dal lieto fine che in questi casi è d’obbligo, come d’obbligo è la contrapposizione manichea tra bene e male, buoni e cattivi, che farà sì che alla fine sia collocata nella sfera dei buoni a tutto tondo anche la piccola protagonista, che nel frattempo avrà imparato ad apprezzare le cose semplici e a riconoscere i valori importanti; suggella questa appartenenza uno stucchevole “Ti voglio bene nonno” finale.
Parnassus

Il Dottor Parnassus (Christopher Plummer), millenario personaggio immortale vecchio, viaggia per il mondo alla guida del suo straordinario “Imaginarium”, sorta di fiera itinerante che offre ai suoi spettatori la possibilità di vivere esperienze fantastiche e che travalicano la normale realtà grazie ad uno specchio magico in suo possesso. Parnassus è anche in grado di guidare l’immaginazione del prossimo grazie ad un patto che ha stretto con Mr. Nick (Tom Waits), alias il Diavolo in persona. Il problema è che Mr. Nick inizia a pretendere da Parnassus il compenso che gli era stato promesso, ovvero l’anima (e non solo) dell’affascinante figlia Valentina (la modella Lily Cole). Per evitare di perdere l’amata figlia Parnassus negozia un nuovo patto: Valentina sarà del primo tra i due in grado di sedurre cinque anime. Ad aiutare Parnassus nella sua opera sarà un nuovo arrivato dell’Imaginarium, Tony, che dovrà affrontare viaggi attraverso mondi paralleli pur di salvare la bella Valentina. Il personaggio di Tony era in origine stato affidato a Heath Ledger: alla morte di quest’ultimo, Gilliam ha deciso mantenere il girato con l’attore e per le nuove scene di affidare il personaggio a tre diversi attori – Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law – dando così a Tony un volto diverso per ogni mondo che è costretto ad attraversare.
Nel Paese Delle Creature Selvagge
Il Mondo Dei Replicanti

L’agente Greer e l’agente Peters sono chiamati a investigare sull’uccisione del figlio del dottor Lionel Canter. In realtà nessuno dei tre è umano. Né Greer, né la sua collega né tantomeno il figlio di Canter. Costui è l’inventore dei ‘Surrogati’, automi che assumono l’aspetto che ogni umano desidera, uscendo in sua vecenella vita reale e lasciando il proprio ‘originale’ in carne ed ossa a casa al sicuro. Nel mondo ce ne sono ormai un miliardo ma sta accadendo qualcosa di molto strano e pericoloso per loro: sembra esserci un virus che, uccidendo il simulacro di cavi e acciaio, distrugge anche il cervello dell’umano a lui collegato. Greer vuole andare a fondo; dapprima come macchina e in seguito come essere umano.
Michael Ferris e John D.Brancato (il duo che ha scritto Terminator Salvation) ispirandosi a un fumetto di Robert Venditti e Brett Weldele hanno fatto ancora centro. Hanno cioè sviluppato due percorsi che procedono narrativamente in modo fluido tenendo viva l’attenzione sia di chi ama il thriller con aspetti fantascientifici sia di chi non disdegna riflessioni sociopolitiche. Perché per un verso abbiamo l’ormai ‘solito’ Bruce Willis, poliziotto pronto ad andare oltre le regole pur di raggiungere l’obiettivo di cui seguire l’azione (in coppia con una donna questa volta).
Dall’altro però possiamo seguire un’azione che si dipana all’interno di un interrogativo che, come sempre accade quando la sci-fi è di qualità, non è poi così distante dalla realtà sociopolitica attuale. Perché in un mondo in cui i mezzi di comunicazione (e basta assistere a certi tg nostrani) sembrano finalizzati solo a instillare la paura dell’altro (omicidi, incidenti stradali, diversi, extracomunitari ed oltre) l’idea di potersene stare a casa mentre c’è chi affronta il ‘mondo fuori’ al nostro posto rischia di insinuarsi pericolosamente nelle coscienze. Mostow riesce a far percepire con grande acume il mood di questa umanità che si ritrae, pronta a rinunciare ad essere se stessa a cui si pongono, ghettizzati, gli irriducibili.
Anche se nel film si ritrovano degli echi sia del già citato Terminator sia dello ‘squid’ di Strange Days l’originalità prevale. Ogni film che ci aiuti a riflettere sui confini etici che la scienza non può non darsi è benvenuto. Se poi sa anche essere vero entertainment il merito è ancora maggiore.
Avatar

Jake Sully è un marine costretto su una sedia a rotelle che accetta di trasferirsi sul pianeta Pandora (distante 44 anni luce dalla Terra) in sostituzione del fratello morto. Costui era uno scienziato la cui missione era quella di esplorare il pianeta mediante un avatar. Essendo l’atmosfera del pianeta tossica per gli umani sono stati creati degli esseri simili in tutto e per tutto ai nativi che possono essere ?guidati’ dall’umano che si trova al sicuro dentro la base. Pandora però non è solo un luogo da studiare. È soprattutto un enorme giacimento di un minerale prezioso per la Terra su cui la catastrofe ecologica ha ridotto a zero le fonti di energia. Uomini d’affari avidi e militari si trovano così uniti nel tentativo di spoliazione del pianeta. C’è però un problema: gli indigeni Na’vi non hanno alcuna intenzione di farsi colonizzare. Il compito iniziale dell’avatar di Jake sarà quello di conoscerne usi e costumi e di farsi accettare all’interno delle loro comunità. Sarà così in grado di riferire se sia possibile sottometterli. Jake conosce così Neytiri, una guerriera Na’vi figlia del capo tribù. Da lei impara a divenire un guerriero molto diverso dal marine che è stato e se ne innamora ricambiato. Da quel momento la sua visione dell’impresa cambia.
James Cameron è tornato e, ancora una volta, ha lanciato la sua sfida molto personale al mondo del cinema. Così come in Titanic, snobbato a torto dalla critica più vetero-conservatrice, anche in Avatar decide di basare l’impresa su una sceneggiatura che a un primo sguardo non può non apparire decisamente semplice (anche se chi ha fatto facili e ironici riferimenti a Pocahontas ha dimenticato che la giovane indiana d’America visse, nella sua storia d’amore con John Rolfe, il percorso esattamente opposto a quello qui narrato).
Cameron si rivela, proprio grazie agli stereotipi narrativi di cui fa ampio uso, un vero autore. Potrebbe sembrare un ossimoro ma non è così. Perché pesca citazioni a piene mani dalla storia del cinema (non rinunciando, ad esempio, a citarsi richiamando in servizio la Sigourney Weaver, un tempo Ripley, offrendole un’entrata in scena provocatoria con sigaretta accesa o attingendo per il personaggio di Tsu’tey al Vento nei Capelli di Balla coi lupi) ma riesce a trasferirle nelle proprie ossessioni narrative. Che sono quelle (tanto per citarne solo alcune) della scoperta di ?Nuovimondi’ da Abyss al già citato Titanic o del cosa significhi sentirsi alieno e sul cosa accade quando la prospettiva si rovescia.
Ma è soprattutto il mistero delle dinamiche organiche naturali e del loro rapporto con la Scienza e con i suoi prodotti (siano essi macchine come in Terminator o corpi che sono al contempo un sé e un ?altro da sé’ come gli avatar) che lo affascina. Non facendogli però dimenticare che al pubblico (anche al più vasto, indispensabile per riassorbire gli enormi capitali investiti e trarre un profitto) non è sufficiente offrire la tecnologia più avanzata (che qui non manca). Non basta ?stupirlo’.
Anche se nel modo più accessibile è fondamentale suscitare un pensiero. In Titanic ci si immergeva alla ricerca di un tesoro e se ne riportava invece una traccia di memoria (il ritratto) che spingeva poi lo spettatore a interrogarsi su una nave che diveniva, senza superflue sottolineature, il simbolo della divisione in classi di una società. In Avatar, pensato 15 anni fa ma realizzato negli ultimi 4, la recente lezione della guerra in Iraq lascia le sue tracce profonde. Ancor più del discorso ecologico che sottende tutto il film (con la sua visione di un’energia panica da rispettare) è quello sulla facile etichettatura di nemici applicabile a coloro che posseggono le fonti energetiche che abbisognano ai più forti che maggiormente segna la narrazione. È storia di sempre, si dirà, già vista (al cinema) e sentita. Ma ci vogliono registi capaci di osare, consapevoli che tutte le storie sono già state narrate ma che alcune meritano di essere ribadite con tutta la forza della spettacolarità che è possibile mettere in campo.
Avatar non sarà il film che rivoluzionerà la storia del cinema ma Cameron merita rispetto e ammirazione. Sa perché e su quali temi rischiare, in un’epoca in cui la grande maggioranza cerca l’incasso sicuro. Onore al merito.
2012

Secoli fa, i maya ci hanno lasciato il loro calendario con una chiara data di conclusione e tutto quello che implica questa scelta. Da allora, gli astrologi hanno analizzato questa profezia, i numerologi hanno trovato dei modelli che la annunciano, i geologi sostengono che è un evento atteso sulla Terra e anche gli scienziati governativi non possono negare il cataclisma di proporzioni cosmiche che attende il nostro pianeta nel 2012. Una profezia nata con i maya e che ora è stata ben delineata, discussa, messa in evidenza ed esaminata. Arrivati al 2012, non potremo negare di essere stati avvertiti.
Nemico Pubblico

Il film racconta la storia del mitico fuorilegge dell’epoca della Grande Depressione Economica Americana, John Dillinger (Johnny Depp)—il carismatico rapinatore di banche reso dai suoi raid lampo l’obiettivo principale del migliore agente dell’FBI dei tempi di J. Edgar Hoover, Melvin Purvis (Christian Bale), e divenuto una sorta di eroe popolare agli occhi degli americani di quel periodo. Nessuno poteva fermare Dillinger e la sua banda. Non esisteva prigione dalla quale non riuscisse ad evadere. Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo rendevano interessante agli occhi di tutti — da quelli della sua fidanzata Billie Frechette (Marion Cotillard) a quelli del pubblico Americano che non aveva simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Ma mentre le avventure di Dillinger e della sua banda — che nell’ultimo periodo comprendeva anche due individui sociopatici dal nome Baby Face Nelson (Stephen Graham) e Alvin Karpis (Giovanni Ribisi) — intrigavano i più, Hoover (Billy Crudup) si riproponeva di utilizzare la pubblicità che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per trasformare il suo “Bureau of Investigation” nel dipartimento di polizia nazionale che è adesso l’FBI. Fece pertanto di Dillinger il primo Nemico Pubblico Numero Uno degli Stati Uniti d’America, mettendogli alle calcagna Purvis, l’affascinante “Clark Gable dell’FBI’’.
Codice Genesi

In un futuro non troppo lontano, circa 30 anni dopo l’ultima guerra, un uomo attraversa in solitudine la terra desolata che un tempo era l’America. Intorno a lui città abbandonate, autostrade interrotte, campi inariditi – i segni di una catastrofica distruzione. Non c’è civiltà, né legge. Le strade sono in mano a bande che ucciderebbero un uomo pur di togliergli le scarpe, o per un po’ d’acqua… ma anche senza motivo. Ma non possono far nulla contro questo viaggiatore. Guerriero non per scelta ma per necessità, Eli cerca solo la pace, ma se viene sfidato elimina gli avversari prima ancora che si accorgano dell’errore fatale che hanno commesso. Solo un altro uomo in quel mondo in rovina comprende il potere che Eli detiene, ed è deciso a impadronirsene: Carnegie il despota di una precaria città di ladri e killer. Ma la figlia adottiva di Carnegie, Solara è affascinata da Eli per un altro motivo, la visione che lui offre di qualcosa che può esistere oltre i confini del territorio dominato dal patrigno.
Non è un film facile Codice: Genesi (titolo banalizzante e troppo rivelatore al contempo rispetto all’originario The Book of Eli. Non è facile da definire e non sarà facile neppure per lo spettatore predisposto al genere ‘post-catastrofe’ così come si è venuto declinando negli ultimi anni. Perché qui la commistione è forte. A partire dalla scelta cromatica che permea tutta la vicenda e che si rivela particolarmente insolita. In cui si inserisce immediatamente la figura del cavaliere solitario (anche se procede a piedi) che ha dalla sua la forza di un sapere ormai perduto e che il Male (un Gary Oldman ormai specializzato in ruoli non precisamente conviviali) vuole ottenere per sé. Eli conosce la Parola ma sa usare le armi per difenderla e difendersi procedendo verso un finale in cui, di tappa in tappa, si procede verso uno sguardo sempre più interiore.
Codice: Genesi non è un film facile anche perché adotta stili narrativi diversi. Alla scene di azione si succedono in più di un’occasione dialoghi corposi quasi si volesse prestare attenzione a un pubblico molto diversificato. C’è poi un versante citazionista che potrà dare fastidio ad alcuni e invece sollecitare la memoria cinefila di altri. Partendo da Interceptor per arrivare a Fahrenheit 451 innumerevoli sono le citazioni (od omaggi se preferite) che costellano il film. Che i fratelli Hughes (lontani dal grande schermo dal 2001 con From Hell) costruiscono tutto intorno a quello che una parte dell’umanità ritiene essere Il Libro di cui la memoria non dovrà mai essere smarrita. Gli Hughes propongono in materia una curiosa occasione di riflessione.
L’Uomo Che Fissa Le Capre

Bob Wilton è un giornalista pavido e impacciato, abbandonato dalla moglie e a caccia dello scoop della vita. Inviato di guerra in Iraq nel tentativo disperato e maldestro di attirare l’attenzione della fedifraga consorte, Wilton incontra lo stralunato Lyn Cassady, soldato Jedi e monaco guerriero appartenente alla New Earth Army, un’unità sperimentale dell’esercito americano che vuole “combattere” le guerre col flower power. In grado di attraversare i muri e di fermare con lo sguardo il cuore di una capra, abili nel leggere nel pensiero del nemico e nel dissolvere le nuvole nel cielo, l’esercito hippy, fondato dallo stupefacente Bill Django, accoglie tra le sue fila il giornalista, iniziandolo al lato nobile della Forza. Tra rapimenti, vagheggiamenti e dosi massicce di LSD, Bob Wilton scriverà il suo articolo e ristabilirà l’equilibrio nella Forza.
Ispirato (forse) a un’incredibile storia vera e trasposto (innegabilmente) dal libro di Jon Ronson, L’uomo che fissa le capre è una commedia demenziale, nera e dissacrante verso quei monumenti intoccabili dell’autorità trattata spesso con reverenza (America’s Army). La scrittura efficace di Grant Heslov, sceneggiatore di Good Night, and Good Luck e osservatore lucido dei costumi americani, si fa immagine demitizzante nel suo film d’esordio. Anche questa volta i tempi sono giusti e le intenzioni incoraggianti.
Il sapore del cinema americano d’impegno è ribadito dalle pagine e dallo sguardo del regista-sceneggiatore, che tratta con acuto cinismo argomenti serissimi e assesta una tipica vicenda da film di guerra dietro il filtro di una comicità irresistibilmente illogica. Pienamente a proprio agio nelle situazioni comiche, Heslov realizza col sorriso e attraverso una storia “realmente accaduta” un quadro molto critico della politica americana, popolata, ieri come oggi, da individui perfettamente amorali.
Abile nel sondare le ambiguità dell’esercito e i retroterra inquieti della scena militare, L’uomo che fissa le capre dà corpo a soldati (super)eroi e a una società divisa tra paura e patriottismo, guerre coloniali e senso civile, responsabilità e vendette. Come l’ufficiale “illuminato” di Jeff Bridges, che è stato in Vietnam da ragazzo e che non vuole assistere a un nuovo massacro, che ha lottato in quella guerra con le pallottole e che adesso vuole combattere con fiori, parole e gocce di LSD sciolte nel rancio.
L’uomo che fissa le capre disinnesca la serietà della guerra e dei suoi “corpi speciali” attraverso dialoghi sagaci e l’intensità burlesca dei suoi attori, George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges e Kevin Spacey, tutti perfettamente in parte.
Un film che produce il piacere assoluto della visione, pieno zeppo di trovate eccellenti: parodie, new age, giochi linguistici, citazioni, filosofia “star wars”, che dimostrano una volta ancora che il cinema può essere più esplosivo della polvere da sparo.
mercoledì 10 marzo 2010
MANCUSO VITO - LA VITA AUTENTICA

In una celebre pagina di Shakespeare, Antonio, di fronte al cadavere di Bruto suicidatosi poco prima, esclama: "Questo era un uomo!". Ma che cosa fa di qualcuno "un uomo", qual è la caratteristica che, persino di fronte a un nemico mortale, ci fa sentire in presenza di un "vero uomo"? Per Vito Mancuso, tutto dipende dalla libertà. La vera libertà però è interiore, perché ciò che impedisce alla nostra vita di essere autentica sono le menzogne che diciamo a noi stessi, all'origine di quelle che diciamo agli altri. È la libertà da se stessi a rèndere la vita davvero libera e dunque autentica. Ma come si diventa liberi da se stessi? E vale la pena perseguire una vita autentica in un mondo basato sulla finzione? Rispondendo a tali interrogativi, questo saggio sulla libertà sorprenderà anche per la passione e la chiarezza con cui è scritto.
America's Cup
Mascalzone Latino
MISS ITALIA NEL MONDO: VINCE LA SVIZZERA
Miss Nicaragua - 2° classificata
19-21 APRILE - VERONA: GREENBUILDING E SOLAREXPO
Uffizi: restaurata Adorazione Lippi
ANCHE CATE BLANCHETT IN 'INDIANA JONES 4'
KYOTO: FIORONI, IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN TUTTE LE SCUOLE
Con questo sistema, secondo Fioroni in una scuola del sud, dove l'insolazione e' maggiore, ogni scuola potrebbe avere un ricavo annuo di 41.250 euro mentre al nord si avrebbe comunque un consistente ricavo di 30.250 euro. Quanto alla fattibilita' del progetto, la struttura di molti edifici scolastici sembra essere ideale per l'installazione di pannelli fotovoltaici destinando a questo scopo ad esempio le terrazze che sovrastano gli edifici o i cortili. Poiche' gli edifici non sono di proprieta' delle scuole si puo' prevedere che con opportune collaborazioni con istituti di credito interessati, regioni, enti locali e anche attraverso sinergie con capitali privati, la scuola partecipera' solo al costo di ordinaria e straordinaria manutenzione dell'impianto utilizzando il corrispettivo dei ricavi dell'energia prodotta. I vantaggi sarebbero percio' indubbi: una parte dell'energia prodotta potrebbe essere utilizzata per i consumi stessi azzerando il costo della bolletta elettrica, la parte rimanente potra' essere ceduta al distributore locale (Enel, Acea, ecc.) che e' obbligato ad acquistarla al prezzo stabilito dall' Autorita' per l'energia elettrica e il gas (0,090 euro kwh prodotta).
Un altro risultato positivo secondo il ministro sarebbe quello di educare i ragazzi attraverso l'esperienza concreta: ''Modificando l'ambiente scolastico si apprende - ha detto - e si impara dalla realta'''. Per la realizzazione di questo progetto ci si sta muovendo in tre direzioni: un accordo quadro tra il ministro della Pubblica Istruzione e quello dell'Economia; un protocollo d'intesa tra il dicastero di viale Trastevere e l'Enea che ha offerto la propria disponibilita' a seguire la compatibilita' tecnico-scientifica dei progetti; la programmazione di corsi di formazione sull'efficienza energetica per il personale scolastico, prima in via sperimentale e poi su larga scala. ''Le istituzioni scolastiche - ha concluso Fioroni - si trasformeranno cosi' in veri e propri laboratori di risparmio ed efficienza energetica all'interno dei quali la comunita' scolastica sara' l'attore protagonista del progetto''.
SMOG: 15 CITTA' GIA' FUORILEGGE PER PM10; VERONA PRIMA
IL PIU' CALDO DI SEMPRE NEW YORK
"Le temperature nel mondo sia sulla terra ferma sia sui mari sono state le più elevate registrate per il mese di gennaio", si legge in un comunicato del centro. In media (sul mare e sulla terra) le temperature sono state di 0,85 gradi al di sopra della media del 20/o secolo per gennaio.
Il record precedente era del 2002, quando la media era stata sorpassata di 0,71 gradi. In particolare le temperature terrestri sono state d 1,89 gradi sopra la media mentre quelle oceaniche hanno superato sia pure di poco anche il record stabilito nel 1998, quando era al suo massimo il fenomeno del Nino, che peraltro si sta ora ripresentando.
"La presenza del Nino così come la generale tendenza al riscaldamento del pianeta", hanno contribuito a stabilire questi dati, si afferma nel comunicato. Le alte temperature hanno anche fatto sì che nel continente euroasiatico ci siano state bassissime precipitazioni nevose. Nel corso del 20/o secolo le temperature sono aumentate di circa 0,06 gradi ogni dieci anni ma dal 1976 l'aumento è triplicato passando a 0,18 gradi. Gli aumenti maggiori di temperatura si sono avuti vicino al polo nord.
Al via Treno verde: controlla smog
|
|
Saranno monitorate 7 citta', tra cui Milano, Roma e Napoli |
ROMA - Al via il treno verde di Legambiente e Ferrovie, che attraversera' l'Italia per controllare livelli di smog e decibel. Saranno sette le citta' ad essere poste sotto la lente d'ingrandimento: Firenze, Bologna, Milano, Genova, Napoli, Bari e Roma. Secondo una media ponderata di viaggiatori che hanno scelto il treno piuttosto che l'auto privata, in poco piu' di un decennio un minor rilascio nell'atmosfera di 164 mila tonnellate di Co2. |
Giulia Santerini intervista Carla Bruni, in Capital Tribune
Top model tra le più pagate al mondo, donna amata ed invidiata, sposa e mamma felice, da cinque anni anche cantautrice di successo.
Carla Bruni in Capital Tribune
Una risposta a tanti perché...Perché cominciare a fare musica dopo quasi 20 anni in passerella, perché mettersi con un filosofo trentenne dopo essere stata con Mick Jagger ed Eric Clapton...Torinese di nascita, Carla Bruni si trasferisce a cinque anni a Parigi, dove cresce. Il padre è compositore e diventa direttore artistico del Teatro Regio di Torino. Alla fine degli anni Ottanta diventa una delle modelle più pagate al mondo, poi sposa il filosofo Raphael Enthoven da cui ha un figlio, Aurélien, nato nel 2001.
Nel 2002 pubblica il suo primo album da solista nel 2002, 'Quelqu'un m'a dit'. Il 15 gennaio 2007 esce il suo secondo lavoro No Promises, cantato in inglese.
E i perché proseguono...perché la poesia inglese è la più moderna, perché aveva ragione Einstein, tutto è relativo.
Domande e risposte di Carla Bruni da martedì 20 a sabato 24 febbraio alle 8.45 in Capital Tribune.
Uccide figlio a coltellate: autopsia, due i colpi mortali
| Il marito le impediva di portare bimbo in Romania, si vendica |
| VERONA - Il piccolo Fabio e' morto per 2 colpi mortali. E' il risultato dell'autopsia sul corpo del bimbo ucciso martedi' a coltellate dalla madre. La donna, una rumena di 30 anni, avrebbe sferrato sul figlio di 13 mesi, 4 colpi, 2 dei quali letali, per vendicarsi del marito, che aveva ottenuto dal Tribunale dei Minori il divieto di espatrio per piccolo, impedendole di portarlo con se' in Romania. La donna, che dopo il terribile gesto ha tentato il suicidio, e' ora ricoverata in ospedale. |
IN CROAZIA HITLER SU BUSTINE ZUCCHERO
ECO-ENERGIA:PECORARO,CI SONO I SOLDI PER SVOLTA FOTOVOLTAICO
| |||
Alfonso Pecoraro Scanio: le vecchie norme sulla vivisezione vanno superate
La vivisezione non è affidabile, perché la fisiologia degli animali è diversa da quella degli esseri umani
''La vivisezione, come ormai gran parte della comunita' scientifica afferma, non e' affidabile, perche' la fisiologia degli animali e' diversa da quella degli esseri umani. Queste vecchie norme vanno superate''. Cosi' il ministro dell'Ambiente e leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, ha commentato l'istituzione del premio Pietro Croce, consegnato oggi alla moglie dello scienziato, considerato il promotore della lotta contro la vivisezione. L'occasione e' stato il convegno organizzato a Roma da Equivita, Animalisti italiani e Movimento ecologico nazionale Una. ''Il premio - ha detto Pecoraro Scanio - e' sostenuto dai Verdi e riguardera' un'attenzione alle scelte scientifiche per una sperimentazione 'vera'. Nel programma di governo c'e' anche il superamento della vivisezione come metodo di valutazione scientifica, con l'obiettivo di andare verso sistemi alternativi validi, come quelli sulle colture cellulari. Credo si debba procedere in questa direzione - ha concluso il leader dei Verdi - e tutti gli atti del governo debbono essere coerenti ad andare in questo senso, e' un fatto di civilta'. Si tratta anche di sradicare interessi, oltre che vecchie convinzioni''. ''Croce e' stato il primo a dire 'no' alla sperimentazione sugli animali - spiega Ilaria Ferri, direttore dell'associazione animalisti italiani - un metodo che conosceva bene perche' l'ha praticato. Oggi esistono tecniche alternative come la tossicogenomica, che studia l'effetto delle sostanze nocive mettendole a contatto con cellule umane testate in vitro, in modo efficace e meno costoso''. Il presidente di Equivita, Gianni Tamino, ha poi sottolineato come il programma di governo, a favore di metodi alternativi, sottintenda in questo senso anche ''un impegno per la modifica della normativa comunitaria''.
Altilia: una moneta antica che vale un tesoro
Il rinnovato interesse per i tesori archeologici delle Serre di Altilia, dopo le ultime scoperte realizzate con l’ausilio delle immagini satellitari, consente in questi giorni di acquisire notizia e resoconti di ritrovamenti casuali avvenuti in passato e dei quali finora non era stato possibile occuparsi.
E’ il caso di una moneta (fig. 1) balzata fuori da un terreno agricolo nel lontano 1976 in località Porcile-Piano dei passeri, a poca distanza dall’attuale abitato di Altilia ed ai piedi della collina che ospita l’archeozona della Vigna Barracco (fig. 2).
Descrizione della moneta
Un esame accurato del reperto, condotto in collaborazione con Vincenzo Clarà e Raffaele Iaquinta, spinge a ritenere come esso sia, con un buon margine di sicurezza, un esemplare di moneta ellenistica tolemaica.
Il dritto, anepigrafe, raffigura l’immagine della testa diademata della regina Cleopatra I, prospicente a destra, nelle vesti di Iside, divinità egizia venerata ad Alessandria ed in gran parte del Mediterraneo.
La dea-regina è rappresentata con la corona e lunghe trecce.
Il rovescio reca al centro un’aquila, collocata a 3/4 con le ali spiegate stante su fulmine. A sinistra è visibile la scritta in greco P…EMAIOY con le lettere TOL abrase, mentre a destra si legge, anche se a fatica, BASILEOS (in traduzione “di Tolomeo Re”). Parzialmente chiari sono i monogrammi interni, tranne L (lambda) a sinistra. La moneta, del peso di gr. 5.82 e diametro di 25 mm, osservata al microscopio risulta, per struttura molecolare, costituita da una lega di argento placato rame. La patina, ripulita dell’ossido, si distingue per l’elegante e raffinato color cioccolato.
Per quanto concerne la misura, tenendo conto del peso si tratta di una didrachma, anche se la legenda IIII visibile in verticale a destra sul rovescio indicherebbe un valore monetale pari ad un tetrachmon.
Un esemplare ben documentato
La moneta ritrovata ad Altilia dal punto di vista numismatico e figurale è ben documentata in repertori e cataloghi.
La tipologia più prossima al dritto (Cleopatra I come Iside) la possiamo osservare in un esemplare dell’American Numismatic Society, studiato da Paolo Visonà, A new Ptolemaic head of Isis, University of Michigan, Museum of Art and Archaeology, Bullettin vol. 8, 1986-88, pp. 4-14, e corrispondente al n. 1235 dell’opera di J. N. Svoronos, Ta nomismata tou kratous ton Ptolemaion, Atene 1904.
Entrambi i riferimenti sono cronologicamente inquadrati tra il 205 ed il 180 a. C. Per quanto concerne il rovescio (aquila su fulmine) notevoli analogie – anche per la patina color cioccolato – sono individuabili con l’esemplare della Edgar L. Owen Premier Gallery of Antiquities di cui al n. 7880 del catalogo di D. R. Sear, Greek coins and their values, voll. 2, Seaby, Avon 1979-1995.
L’anno di coniazione
Ulteriori precisazioni cronologiche risultano evidenti considerando le fonti storico-letterarie e papiracee dell’Egitto tolemaico. Cleopatra I, nata attorno al 219-10 a. C., era figlia di Antioco III re di Siria e della sua prima moglie Laodice.
Dopo tre anni di fidanzamento, nel 194-3 sposa a Raphia il sovrano d’Egitto Tolomeo V Epifane. Con il matrimonio Cleopatra I viene assunta nel novero delle divinità oggetto di culto, secondo la tradizione dinastica dell’epoca.
Il titolo di theía a giudizio di P. W. Pestman, Chronologie égyptienne d'après les textes démotiques, Leiden 1967, appare per la prima volta in un papiro relativo alle liste dei sacerdoti eponimi dell’anno dodicesimo, ovverosia proprio del 194-93.
Di contro W. Clarysse e G. Van der Veken, The Eponymous Priests of Ptolemaic Egypt, Leiden 1983, spostano la data al 1 aprile 192.
In tal senso, il terminus ante quem risulta sensato far risalire la raffigurazione della regina Cleopatra come Iside è costituito dagli anni 194-2. Il regno di Cleopatra I si protrae anche dopo la scomparsa del marito nel 187, come reggente per il figlioletto Tolomeo VI, fino alla morte, avvenuta tra il 10 settembre 178 ed il 14 ottobre 177.
Sulla base di codesta cronologia appare ragionevole ricondurre l’emissione della moneta ritrovata ad Altilia al periodo compreso tra il 194-2 ed il 178-7.
A tal riguardo, il monogramma L (lambda = 11) visibile sul rovescio nel settore di sinistra indicherebbe l’anno preciso di coniazione, l’undicesimo del regno – iniziato nel 205/4 – di Tolomeo V Epifane, ovverosia il 194-3, proprio l’anno in cui il sovrano egizio sposa Cleopatra.
La moneta, ordunque, sarebbe stata coniata in occasione delle nozze e dell’assunzione di Cleopatra I a dea-regina. D’altra parte, il volto raffigurato è giovanile e la dea Iside era la divinità egizia per eccellenza della fertilità e della maternità.
Il contesto storico
Sul piano storico-evenemenziale sono gli anni della Seconda guerra siriaca, condotta da Roma contro Antioco III il Grande (c. 242–187 a. C.), padre di Cleopatra I, e della compiuta affermazione romana nell’Egeo. I
ll sovrano seleucida, valendosi del consiglio di Annibale riparato in Asia Minore dopo la sconfitta subita a Zama nel 202, aveva intrapreso una politica di espansione dei territori del regno.
Così, dopo aver nel 202-198 conquistato la Siria e la Palestina tolemaiche, nel 196 Antioco invade l’Europa per recuperare la Tracia.
Il pericolo di un ulteriore ampliamento del potere dei Seleucidi – i quali col matrimonio di Cleopatra, data in sposa nel 194-3 a Tolomeo V Epifane, si erano tra l’altro assicurati l’appoggio egiziano – spinge il Senato di Roma ad intervenire.
Seguono lunghi scambi diplomatici tra il 196 ed il 193, con un insieme di equivoci, fin tanto che Antioco, persa la pazienza, nel 191 occupa con 10.000 uomini la Grecia.
La reazione romana è immediata e si concretizza in due vittorie memorabili, alle Termopili ed a Magnesia del Sipilo.
Quest’ultima in particolare, nota anche come vittoria di Corupedio, si svolge tra il 20 dicembre 190 ed il 10 gennaio 189: Antioco, obbligato alla fuga, è costretto a lasciare i magazzini degli accampamenti ai nemici.
Segue, l’anno successivo, la pace di Apamea (188). I generali romani Lucio Cornelio Scipione l’Africano ed il fratello Lucio Publio impongono ad Antioco condizioni durissime: una indennità di guerra di 15.000 talenti, la consegna di tutti gli elefanti, di quasi tutte le navi e di moltissimi prigionieri.
Il tesoro di Antioco passa nelle mani dei Romani. Gli Scipioni, al loro rientro in patria, nel 187-4 verranno processati per appropriazione indebita di denaro e peculato.
Sono gli anni dell’ellenizzazione della società romana e della reazione del partito conservatore, con in testa Catone il Censore.
Una scoperta eccezionale
Di fronte alla ricostruzione storica degli eventi sopra descritti appare scontato domandarsi come sia finita ad Altilia una moneta egizia di Tolomeo V Epifane.
Molte le ipotesi che a riguardo in generale si potrebbero formulare.
Al momento, tuttavia, di là dalla possibilità che in località Porcile-Piano dei passeri esistesse una stazione o un accampamento per l’esercito romano di ritorno dall’Oriente con le ricchezze di Antioco III dopo la pace di Apamea del 188 a. C. (una statio o un castrum su un terrazzo naturale a ridosso del fiume Neto tra il legname e la pece della Sila, utilizzati per le navi, e i porti della costa, in primis Crotone), non rimane che sottolineare – sul presupposto della frequentazione ellenistica delle Serre di Altilia, documentata dagli studi sin dal 1977 di Pasquale Attianese – come la moneta di Cleopatra I attesti irrefutabilmente l’esistenza di scambi commerciali ed economici tra l’Egitto e la Magna Grecia crotoniate, in linea col modello di quanto si registra, sempre entro i limiti del III-II sec. a. C., per la città di Siracusa in Sicilia.
Ad ogni modo, un dato emerge limpido e palese: la “Cleopatra di Altilia” costituisce una scoperta di eccezionale rilievo numismatico, una testimonianza per Crotone e la sua chora destinata ad entrare nei libri di storia.
[Francesco Lopez]
In salvo due milioni di uccelli
Il provvedimento, ratificato a Bruxelles dal comitato europeo che riunisce i capi veterinari della Ue, dovrebbe salvare due milioni di volatili che, ogni anno, vengono catturati in natura e rivenduti come "animali da compagnia".
Grande soddisfazione soprattutto per la Lipu-BirdLife Italia che, insieme all'Inglese Rspb (Royal Society for the Protection of Birds), aveva chiesto con vigore il bando al commercio di uccelli, causa del declino di numerose specie, tra le quali il pappagallo cenerino africano, l'amazzone corona gialla e l'amazzone fronte bianca, oltre alla morte di oltre il 60 per cento degli uccelli catturati, che decedono ancor prima di arrivare a destinazione.
Si stima che più di 3mila delle circa 9.600 specie di uccelli selvatici siano state oggetto di commercio legale o illegale negli ultimi anni, e che numerose specie siano state portate sull'orlo dell'estinzione in natura. Circa 360mila pappagalli cenerini africani sarebbero stati legalmente venduti tra il 1994 e il 2003.La decisione, inoltre, ha molto valore alla luce del fatto che l'87 per cento del commercio mondiale degli uccelli selvatici è concentrato proprio nell'Unione Europea, da quando nel 1992 fu vietato negli Stati Uniti.Oscar: Eastwood sorprende Morricone
|
|
| L'attore e il musicista non si vedevano da oltre 40 anni |
| - Clint Eastwood ospite a sorpresa di una festa all'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles per celebrare l'Oscar alla carriera a Morricone. Dopo un commosso abbraccio con l'attore protagonista di 'Per un pugno di dollari' di Sergio Leone, Morricone ha detto in italiano: abbiamo cominciato assieme le nostre carriere; non ci vedevamo da oltre 40 anni. L'attore ha allora simulato il gesto di un sigarillo portato alla bocca, gesto tipico del taciturno cavaliere protagonista dei film di Leone. |
Oscar: Morricone ringrazia commosso
|
|
| 'Dedico questo premio a mia moglie Maria'
|
| Dedico questo Oscar a mia moglie Maria che mi ama tanto e che io amo'. Queste le parole di un Morricone commosso per l'Oscar alla carriera. Dopo un filmato a lui dedicato e dopo aver ricevuto la prima standing ovation della serata, Morricone si e' inchinato alla platea e ringraziando l'Academy ha detto: 'devo ringraziare tutti quelli che hanno consentito di concedermelo e anche i registi che mi hanno dato la loro fiducia'. |
ERUZIONE A STROMBOLI, SCATTA L'ALLARME MA SENZA PAURA
A Stromboli c'è l'eruzione, ma la situazione resta "sotto controllo" anche se un po' di preoccupazione c'è. "Non è escluso che si stacchi una frana imponente, che potrebbe generare piccoli effetti tsunami - ammette il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso - ma si tratterebbe comunque di un fenomeno inferiore a quello del 2002". In quell'occasione, il giorno prima di capodanno, si staccarono 25 milioni di metri cubi di lava e roccia, questa volta al massimo potrebbero essere 10 milioni. Dunque, aggiunge, "non c'è alcun motivo di immaginare un'evacuazione dell'isola".
E d'altronde gli abitanti sono abituati a convivere con il vulcano, dalle 'bizze' particolari, e scrutano attenti il mare: il pericolo potrebbe appunto arrivare da un'onda anomala, come quella che la notte del 30 dicembre del 2002, generata dal crollo di un edificio lavico grande quanto un palazzo di trenta piani, flagellò la piccola isola. Ma l'acqua è mossa e nient'altro. Vista così Stromboli sembra vivere una giornata di 'letargo' in cui cade abitualmente in inverno, con meno di 500 persone che restano sull'isola. Che ci sia qualcosa di diverso si capisce dal movimento che all'improvviso si crea sull'isola, con l'atterraggio di diversi elicotteri e anche dal traghetto della Siremar che resta al largo, per precauzione.
"Siamo sereni" dice Gianluca Giuffré, uno degli abitanti della piccola frazione di Ginostra. Che spiega: "Nel 2002 eravamo impreparati, adesso ci sentiamo protetti dal sistema di monitoraggio realizzato dalla Protezione civile". "La sensazione di allarme c'è - aggiunge - è inutile negarlo, ma non di paura. Viviamo con una certa serenità quello che sta accadendo, sapendo di non correre pericoli personali". Opinione condivisa dal sindaco di Lipari, Mariano Bruno, Comune del quale Stromboli è una frazione. 'L' aumento dell' attività esplosiva del vulcano - spiega il sindaco - ha fatto scattare a Stromboli il piano di emergenza ed è per questo che la popolazione dell'isola è stata invitata ad allontanarsi dalla linea di costa, ma non c'è nulla di allarmante. Il piano di emergenza - sottolinea Bruno - ha funzionato bene e tutto sta avvenendo secondo le regole. Non c'è alcuna paura e le operazioni di emergenza si sono svolte con grande serenità" .
Intanto gli abitanti che hanno la casa in riva al mare si attrezzano a passare la notte ospiti di amici o parenti le cui abitazioni sono nella zona di 'sicurezza', sopra i dieci metri dalla costa. A Lipari la situazione si segue con maggiore 'distacco' vista la lontananza da Stromboli, mentre Panarea è stata 'invasa' da cenere lavica ma soprattutto il cielo è stato oscurato dalla nube di fumo emessa dal vulcano e di vapore acqueo. L'allarme, a scopo precauzionale, ha interessato anche la costa nord della Sicilia, con due petroliere che sono state fatte allontanare dal porto di Milazzo.
Sul posto arrivano anche le squadre dei vigili del fuoco con un elicottero da Catania: sono quelli della sezione speleo alpino fluviale che con gli esperti trascorreranno la notte sulla cima del vulcano per seguire lo Stromboli il più da vicino possibile. Domani sull'isola arriveranno il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, il direttore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Enzo Boschi e il presidente vicario della Commissione grandi rischi Franco Barberi per un sopralluogo e per capire quali decisioni operative prendere se l'attività dovesse proseguire nei prossimi giorni.
Cacao aiuta funzioni del cervello
Allattare fa bene al cuore materno
|
|
| Secondo studio aiuta a smaltire la massa grassa accumulata |
| L'allattamento al seno fa bene non solo al bebe' ma anche alla mamma, riducendo il suo rischio di attacchi cardiaci. E' quanto emerge dallo studio della Harvard Medical School. La coordinatrice della ricerca Alison Steube ritiene che gli effetti benefici dell'allattamento sul cuore della mamma sia dovuto al fatto che allattare aiuta la donna a consumare la massa grassa accumulata nel corso della gravidanza. Lo studio ha preso in esame 96.648 donne dal 1986 al 2002. |
SANREMO, LO SPECIALE SUL 57/O FESTIVAL
| |
| Grande attesa per il debutto del Festival della canzone italiana: dal 27 febbraio al 3 marzo sul palco dell'Ariston saliranno 20 campioni e 14 giovani. Tanti gli ospiti internazionali: da Norah Jones ai Take That. Pippo Baudo, alla sua dodicesima edizione, e' accompagnato dalla brillante Michelle Hunziker. E per i nottambuli c'e' il Dopofestival di "Pierino" Chiambretti. Ecco i 20 big che parteciperanno al 57/mo Festival di Sanremo, annunciati da Pippo Baudo nel suo programma di 'Domenica in', 'Ieri, oggi e domani'. Al Bano 'Nel perdono' (di Yaris Carrisi e Zero) Leda Battisti 'Senza me ti pentirai' Gianni e Marcella Bella 'Forever' Fabio Concato 'Oltre il giardino' Simone Cristicchi 'Ti regalero' una rosa' Johnny Dorelli 'Meglio cosi' Francesco e Roby Facchinetti 'Vivere normale' Amalia Gre' 'Amami per sempre' Mango 'Chissa' se nevica' Piero Mazzocchetti 'Schiavo d'amore' Paolo Meneguzzi 'Musica' Milva 'The show must go on' (tit.provv.) (di Giorgio Faletti) Nada 'Luna in piena' Paolo Rossi 'In Italia si sta male' (testo inedito di Rino Gaetano) Antonella Ruggiero 'Canzone fra le guerre' Daniele Silvestri 'La paranza' Stadio 'Guardami' Tosca 'Il terzo fuochista' Velvet 'Tutto da rifare' Zero Assoluto 'Appena prima di partire' Le canzoni sono state scelte da una commissione formata dal musicista Paolo Bonvino, dal critico Dario Salvatori e dalla giornalista Patrizia Ricci. |
CINA E SIRIA NUOVE FRONTIERE PER RIFIUTI PERICOLOSI
ENERGIA: PECORARO, 60 MLN PER 12 BANDI SU SOLARE
STASERA L'ECLISSE TOTALE DI LUNA
Le eclissi di Luna dal 2007 al 2030.
Nell'annunciare l'eclisse totale di Luna che si verifica nella notte tra il 3 e 4 marzo del 2007, molti giornali e TV hanno presentato il fenomeno in maniera eclatante definendolo il migliore da qui al 2026 alcuni e 2029 altri. Molti astrofili, ritenendo l'informazione piuttosto strana, hanno scritto alla nostra redazione.
L'eclisse di Luna avviene quando il nostro satellite entra nei coni di penombra e d'ombra che la Terra, illuminata dal Sole, proietta dietro di sé. Se vi entra parzialmente l'eclisse sarà parziale, se vi entra completamente l'eclisse sarà totale.
I tempi di un'eclisse totale di Luna sono definiti dai rispettivi contatti:
Entrata della Luna nella penombra (diminuzione di luminosità poco sensibile)
Entrata della Luna nell'ombra (o inizio della fase parziale)
Inizio della fase totale (Luna completamente nel cono d'ombra)
Massimo dell'eclisse (centralità dell'eclisse)
Fine della fase totale
Uscita dall'ombra
Uscita dalla penombra
La durata delle varie fasi non è costante per tutte le eclissi ma varia e dipende da più fattori. Mediamente un'eclisse ha una durata di cinque-sei ore (da entrata a uscita dalla penombra), di tre-quattro ore (da entrata a uscita dal cono d'ombra), mentre la fase totale dura da qualche minuto fino ad un massimo di 1 ora e 45 minuti.
L'Eclisse di Luna è un fenomeno che può essere osservato solo dagli abitanti della Terra che hanno, durante il fenomeno, la Luna sopra il loro orizzonte. Quindi le varie fasi possono essere osservate per intero, oppure parzialmente, secondo i tempi di levata o tramonto della Luna di ogni singolo sito osservativo.
L'eclisse del 3-4 marzo 2007 è osservabile, in Italia (ma anche da tutta l'Europa), in ognuna delle sue fasi dall'inizio alla fine (entrata in penombra, uscita dalla penombra). Ma lo sarà anche quella del 21.02.2008 (anche se non in tutta Italia, per il tramonto della Luna poco prima dell'uscita dalla penombra). Dopo di essa, la successiva eclisse ad avere queste caratteristiche sarà quella del 14 dicembre del 2029. Questa considerazione non può però portare alla conclusione giornalistica di cui alla premessa. Infatti le valutazioni per l'osservazione di un'eclisse sono anche altre. In particolare è importante poter osservare per intero (o anche solo in parte) la fase di totalità. Includendo l'eclisse odierna ed arrivando fino al 2030 sono ben undici le eclissi che avranno questa caratteristica, e in nove casi la fase totale sarà visibile dall'inizio alla fine.
Nella tabella, tratta dal Dizionario di Astronomia di Philippe de La Cotardière, nella nuova edizione curata da Giuseppe De Donà e Giancarlo Favero (Gremese Editore in collaborazione con l'Unione Astrofili Italiani), sono raggruppate tutte le eclissi totali di Luna che si verificheranno tra il 2007 ed il 2030, con indicata magnitudine, ora della centralità in Tempo Universale, e visibilità in Italia.
Visto che da varie parti e per vari motivi sono state segnalate le eclissi del 2026 (invisibile in Italia) e del 2029, si segnala quella del 31.12.2028 visibile subito dopo il tramonto. Non avrà niente di particolare, ma sarà un modo davvero originale per aspettare il capodanno.
Usa: 84enne condannata per stupro
| Vittima un minorenne orfano che le era stato affidato |
| WASHINGTON - Una donna di 84 anni, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino di undici, verra' incarcerata sino al 2009. Georgie Audean Buoy, che vive a Portland (Oregon), ha ammesso di aver avuto piu' volte rapporti con il minorenne, un orfano che le era stato affidato. La donna, che in passato ha fatto attivita' di volontariato nelle carceri, rischiava fino a otto anni di prigione. Dopo avere scontato la sentenza, la donna dovra' iscriversi nella lista dei maniaci sessuali. |
ECLISSE, LO SHOW DELLA LUNA ROSSA
Premiato e accompagnato
CELLULARI: COSTI DI RICARICA ADDIO
ANIMALI: STOP PESCA PER SALVARE IL DELFINO DEL MEKONG
UNA TEORIA ITALIANA METTE IN CRISI LA COSMOLOGIA
LA CELIACHIA AUMENTA LITIGI NELLA COPPIA
ENERGIA: BERSANI, NEL PIANO EUROPEO TRACCIA LAVORO ITALIANO
IL PRIMO CONCERTO DI MORRICONE DOPO L'OSCAR
A VERONA LO SCOOTER A IDROGENO
Rugby: Lo Cicero attacca i politici
| "Non ci si puo' accorgere di noi solo per sfruttare l'onda" |
L'INTERVISTA: "ALL'OSCAR? NON CI PENSAVO PIU' "
ITALIA AL 7/O POSTO NELL'EOLICO MONDIALE
CONTRACCETTIVI PER SCOIATTOLI A SANTA MONICA
AMBIENTE: LEGAMBIENTE E TRENITALIA, ORA UN VIAGGIO E' GRATIS
AMBIENTE: RUBBIA; COS'E' IL SOLARE TERMODINAMICO
GRECIA: ANCHE IL TIPICO ASINELLO COMINCIA A SPARIRE
CLIMA: SICCITA'; FRANCESCATO, INTRODURRE TETTO A CONSUMI
IL PRINCIPE CARLO CONTRO I MCDONALD'S
Disfunzione erettile: le potenziali cause
- Diabete: Il diabete può essere responsabile di circa il 40% dei casi di impotenza. Dal 30 al 50% di uomini affetti da diabete lamenta forme di difficoltà sessuali.
- Ipertensione arteriosa: Il 17% di uomini con ipertensione arteriosa lamentano disfunzione erettile. Gli stessi medicinali che si usano per curare l’ipertensione arteriosa possono causare impotenza come effetto collaterale sebbene questo disturbo sembra sparire alla sospensione del medicinale.
- Sclerosi Multipla: circa il 78% di malati affetti da Sclerosi Multipla accusa impotenza.
- Malattia di Parkinson: Un terzo di uomini affetti dalla Malattia di Parkinson ha sperimentato disfunzioni erettili.
- Testosterone: I livelli di testosterone diminuiscono gradualmente dopo i 40-50 anni d’età. A 70 anni il livello decresce di circa il 30%. A ogni modo solo il 5% di uomini che si rivolgono al medico per problemi di erezione mostra bassi livelli di testosterone.In generale bassi livelli di testosterone provocano diminuito interesse sessuale piuttosto che impotenza.
- Ipogonadismo e altre alterazioni ormonali: l’ ipogonadismo è una funzione carente dei testicoli che può essere dovuta a insufficienze ormonali, fattori genetici traumi fisici, radiazioni, parotite epidemica, orchite. Livelli elevati di estrogeni, prolattina, ormoni tiroidei, ormoni surrenali sono cause minori di impotenza.
- Interventi chirurgici sulla prostata: La perdita della funzione sessuale avviene nel 40%- 93% dei pazienti operati di 3|5974|prostatectomia radicale. In vari studi scientifici si è rilevato che la funzione sessuale si è ristabilita entro 18 mesi dall’intervento nel 86% - 91% degli uomini più giovani di 50 anni; 75% - 80% nei cinquantenni; 60% nei sessantenni, e 25% - 42% nei settantenni. Interventi di prostatectomia parziale per via transuretrale e i farmaci utilizzati nella cura dell’ipertrofia prostatica possono causare impotenza nel 4 – 10% dei pazienti.
Da un antidepressivo il Viagra per lei
RIFIUTI: SCADE IL 30 APRILE IL TERMINE PER IL 740 ECOLOGICO
Problemi di erezione: Viagra, Cialis o Levitra?
Parco Urbano di Verona Sud
Concorso di progettazione con consegna entro 27/07/2007
Il Comune di Verona indice un concorso di progettazione che ha per oggetto la progettazione del Parco Urbano di Verona Sud, nuovo parco urbano attrezzato, con una superficie di circa 5 ha, collocato al centro del Piano Particolareggiato di Iniziativa Pubblica comparti "A1 ex Magazzini Generali" e "A2 ex Mercato Ortofrutticolo".
In particolare il progetto dovrà affrontare:
- la composizione e la configurazione architettonica e paesaggistica d'insieme del sistema degli spazi collettivi costituenti il Parco urbano, determinandone le condizioni d'ambiente, di fruizione e riconoscibilità;
- la definizione dei criteri di organizzazione ed uso del sistema degli spazi collettivi, in rapporto alle attività di progetto e di quelle presenti e previste nell'intorno, alle caratteristiche di assetto e sistemazione delle aree verdi, della messa a dimora delle specie arboree e arbustive, con definizione delle specie vegetali;
- soluzioni specifiche per quanto concerne le sistemazioni al suolo, l'allestimento del verde, il bacino ed il sistema irriguo, i percorsi, le pavimentazioni, l'illuminazione e gli altri servizi tecnici.
È indetto un sopralluogo all'area di progetto, facoltativo ai fini della partecipazione al concorso, per il giorno 4 maggio 2007 in due appuntamenti alle ore 10.00 e alle ore 15.00. I concorrenti che desiderano parteciparvi devono presentarsi all'ora prescelta all'ingressa dell'ex Mercato Ortofrutticolo in viale del Lavoro, 37135 Verona
PREMI
- euro 25.000,00 al progetto vincitore;
- euro 12.000,00 al progetto 2° classificato;
- euro 10.000,00 al progetto 3° classificato;
- euro 7.000,00 al progetto 4° classificato;
- euro 5.000,00 al progetto 5° classificato;
TORNA IL CALDO RECORD, MAI COSI' IN ULTIMI 200 ANNI
Al Filarmonico torna Anna Bolena
Presentato il Festival Arena Verona
|
|
| L'evento si svolgera' dal 22 giugno al 1 settembre. |
| 'Nabucco', 'Aida' e 'Il Barbiere di Siviglia' saranno i tre nuovi titoli in cartellone all'85mo Festival dell'Arena di Verona. L'evento si svolgera' dal 22 giugno al 1 settembre nello storico teatro romano del capoluogo veneto. Oltre alle tre nuove produzioni saranno ripresi anche gli allestimenti di 'La Boheme' e 'La Traviata' che hanno riscosso grande successo negli ultimi anni. Per l'apertura, il 22 giugno, sara' messo in scena 'Nabucco' con la regia di Denis Krief. |
Un gel in pillola aiuta a dimagrire
|
|
| Capsula con idrogelo promette di far sparire la fame |
| ROMA - Per combattere i chili di troppo e' in fase di sperimentazione una capsula contenente un idrogelo superassorbente da ingerire prima dei pasti. La pillola promette di far sparire il senso di fame. Lo sostengono i ricercatori che hanno messo a punto e sperimentato con successo il gel in grado di assorbire fino ad un litro di acqua per grammo di materiale secco. Ora si passa alla sperimentazioni che durera' circa un anno ed e' gia' in corso al policlinico Gemelli di Roma. |
Spazzare via i brutti ricordi
Intervenendo su una specifica area del cervello sarebbe possibile inibire la parte di memoria foriera di ansie e dolore | |
Rimane lunga la strada del recupero sociale
Arriva il remix di 'Bollicine'
| Il restyling del successo di Vasco sara' hit dell'estate |
Alcool e tabacco? Peggio delle droghe
Che cos'è la depressione
| |
Che cos'è il diabete
Che cos'è il morbo di Parkinson
Che cos'è l'ipertensione
Cocaina e anfetamine aumentano
Lo indica uno studio Usa su oltre 8 mila casi in 3 anni. Garattini: «E' la conferma di ciò che sospettavamo» | |
Come capisco se mio figlio beve o si droga?
Risponde Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore di sanità |
Trovata balena fossile nel Pisano
| Reperto lungo dieci metri, risale a 4 milioni di anni fa |
| - ORCIANO PISANO (PISA) - Lo scheletro di un cetaceo di 4 milioni di anni fa sta emergendo nella campagna intorno ad Orciano Pisano. Allo scavo stanno lavorando paleontologi del Museo di Storia Naturale di Firenze. Lo scheletro ha mantenuto la connessione anatomica ed e' circondato da una variegata fauna fossile. Il mammifero si sarebbe adagiato sui fondali presumibilmente ad un centinaio di metri di profondita' dell'antico mare pliocenico, che occupava buona parte della Toscana. |
Mini-chirurgia per combattere l’asma
Alcuni ricercatori canadesi hanno dimostrato per la prima volta che la termoplastica bronchiale, migliora il controllo della malattia |
