mercoledì 30 marzo 2011
Si è aggiunta un'altra Poesia
Una vela sospinta dal vento,
un bambino che insegue un aquilone,
una coppia che si abbraccia
sulla spiaggia al tramonto.
L'odore della salsedine.....
il rosso infuocato del sole che ...
sprofonda nel mare.
I mulini a vento,
il sale,
gli aironi e i fenicotteri
sulle saline
il nero d'avola....
I colori caldi e
il calore del sole
sulla pelle
e dentro l'anima........
sabato 26 marzo 2011
martedì 22 marzo 2011
VOTA Poesie del CONTEST - “La mia città ieri, oggi e domani”
E di quando
andavamo lungo il fiume,
sulla bici un po’ sghemba,
il mio viso sprofondato
alle tue reni
per sfuggire la nebbia che
mordeva il naso.
Porta Schiavonia,in lontananza,
spalancava le vie della città
come un tappeto fatato.
In fondo al corso,allora,
c’erano fiere
di santi e zucchero filato.
Vetrine di stoffe
da cucire in casa.
Un tempio misterioso,
con cassiere in divisa,
scale mobili e luci al neon,
su scaffali traboccanti di cose.
Perfino bambole
viste sul giornalino la domenica.
E di quando
andavamo alla San Paolo,
la libertà infinita della scala
sotto i miei piedi,
senza consigli e senza intermediari;
solo una madre che parla con le suore
e una bambina
che sceglie libri arrampicata sui pioli
della curiosità.
E di quando
il mio indice puntato
sul vetro del bancone
mostrava al cartolaio le matite.
Ogni colore era una decisione,
ogni astuccio un’orchestra di solisti.
Ho imparato allora
ad evitare le cose bell’e fatte,
buone per tutti,
tristemente uguali.
Ora gli eredi,
venduti i vecchi banchi,
han trasformato la cartoleria
in grottesca boutique
di oggetti inutili
(tagliacarte d’oro zecchino,agende in pelle d’unicorno,scacchiere di granito).
E di quando
tutto questo ci accadde,madre mia,
non saprei dirti.
Verona
Scricchiolano le porte
nei palazzi scaligeri.
Accarezzati con vento
profumano di mimosa
nel giorno della Donna.
Piazza Erbe sta parlando
con voce del venditore di stoffe.
Madonna Verona
con l'acqua pura e cristallina
accontenta tutti gli assetati.
Sboccia candido
lo sguardo di un bimbo
che dal davanzale di marmo
sul vicolo degli Amanti,
guarda la Torre dei Lamberti.
Tu sbarazzina donna
i stracci distendi
sulle canne di bambù.
Aspetti lo scoccare
delle campane del Duomo.
Come fra soffici braccia di Madre,
l'Arena e i suoi cori
ci conducono
nei ricordi
come fossimo piccini.
D'antica stirpe
i gonfaloni
di color giallo e blu,
sventolano sui pennacchi
di Palazzo Barbieri.
Al sorger del tramonto,
Verona vuole cullare
tutte le persone
innamorate
come Giulietta e Romeo.
Cosenza: ricordi di un tempo distrutto
La terra è brulla,
intorno il nulla.
Una mano vivente
Accarezza il suolo fertile
Sapendo di poterle dare il giusto nutrimento,
ciò di cui ha bisogno per permetterle di cantare
e ricevere la Vita nei propri solchi.
Fiori iniziano a germogliare
Campi pieni di vita iniziano a riempire di melodia questa Terra.
Gli animali stessi si prestano a questo progetto
dettato dalla necessità di esistere.
La Natura respirava,
la Natura era Viva.
Millenni, secoli, anni sono ormai passati
E la vita di quelle mani si è modificata,
e la vita della natura non è più la stessa.
Il genitore ha cambiato modo di educare il figlio.
La Natura non respira più;
la Natura non profuma più;
la Natura non trasuda più di primo mattino;
la Natura non canta più.
Odore di cemento,
odori artificiali
abbracciano ormai il suolo,
lo stesso suolo che una volta dava frutti genuini.
Quel suolo dal quale nasceva il senso della vita,
ora tace rassegnato.
Lo sguardo umano non si perde più all’orizzonte;
delimitato dai limiti del Dio artificiale
non può far altro che ritirare le sue aspettative.
L’opera dell’uomo moderno vive
Sacrificando ogni giorno la Bellezza della Madre Terra.
Il contadino è l’unica vittima sacrificabile.
La Natura, la sua compagna di viaggio verso l’inferno.
E puntualmente la città scivola verso il fondo
Non riconosce più la propria radice.
Non riconosce più la propria casa
Non riconosce più la sensazione dei profumi.
LA vita non è più al centro del mondo
È scivolata nel profondo dell’autodistruzione.
Il vento soffia fortemente:
vorrebbe liberare sua sorella
Dalle nubi tossiche delle ciminiere
che continuano a bruciare indifferenti.
Intorno la città:
luci artificiali – il Sole non basta, il chiarore della luna è più fievole
gas e smog continuano a fare la guerra alla Natura
per far prevaricare il proprio potere.
Per le strade si insidiano indisturbati i veleni
Che quotidianamente il Dio artificiale
Produce su questa città.
Che fine hanno fatto gli alberi verdeggianti e carichi di frutti?
Che fine hanno fatto i fiori campestri che emanavano il profumo ingenuo e infantile della natura?
Che fine ha fatto quel sole che riscaldava l’anima?
E Il desiderio della vita di farsi ancora più forte?
Che fine ha fatto il vero senso della vita?
Che fine ha fatto la Vita???
Città e smog
Ci faranno compagnia
In questo mondo di robot viventi!
Come è potuto accadere tutto ciò?
Bello e profondo è il ricordo di quella Natura viva che
Parlava insistentemente all’uomo mentre
Questo guardava il tramonto ogni sera
facendo perdere il suo sguardo verso l’Infinito.
Che fine ha fatto ora quell’Infinito?
Questa città è priva di quel battito esistenziale.
questa città non comunica più,
non riesce più a dare qualcosa ai suoi figli.
Il Dio artificiale sogghigna,
sa che ormai ha il potere nelle sue mani…
e così tra silenzi e tormenti
la città continua a brulicare
di gente insoddisfatta.
Tra silenzi e malattie
Il moderno ha segnato la distruzione
Di ciò che era veramente la mia città!
Povera Napoli
Vedo nelle strade
visi zeppi di malumore.
Ieri c'era gioia e vitalità.
Il mondo tramava tale città,
con il mare, il sole e la felicità.
Tutto è terminato
perché loro gradiscono piombare
nell'oscurità.
Ora basta,
non serve la festa,
ci siamo scocciati,
e ci alziamo per dire
basta.
Napoli mia
truffata ancora,
vorrei scomparire
portandoti via.
domenica 20 marzo 2011
"E disse" su La7
http://www.la7.it/invasionibarbariche/pvideo-stream?id=396171
sabato 19 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
1/54: si comincia
Il mio Blog fa la muffa.
La prima foto della mia sfida personale e la prima foto con il mio PC, un UFO.
Ringrazio come al solito i protagonisti di questo Blogger!
UFO a Selinunte!
sabato 12 marzo 2011
Concorso di poesia “La mia città ieri, oggi e domani”
L'obiettivo di questa mia iniziativa è quella di sostenere e valorizzare la poesia come forma di espressione, focalizzando l'attenzione sulla vita della nostra città e sui suoi mutamenti nel corso del tempo.
L’ampio riscontro che molte persone, scrivono i loro pensieri, conferma che la sensibilità e l’estro creativo degli italiani, merita più iniziative come quella che sto offrendo. Questo non solo per gli adulti ma anche per i giovani, creando così l’opportunità di conoscere il modo di vedere le cose del mondo giovanile che sta crescendo.
-La partecipazione al concorso è gratuita.
-Ogni partecipante potrà inviare un solo componimento alla mia posta.
-La lunghezza massima deve essere di 50 righe, in lingua italiana.
-L’invio dovrà avvenire entro il 20 Marzo, alla mia posta con il proprio Nik.
-I lavori pervenuti saranno valutati dall'organizzatore.
-Al vincitore sarà assegnato un libro.
-Per ogni domanda potete rivolgervi al sottoscritto.
I risultati finali saranno esposti al massimo dopo il 22 Marzo.
Grazie per la partecipazione.
Vincitore del Contest
Ben 14 sono usciti per il secondo racconto e 12 per il terzo.
Il totale dei votanti è stato di 53.
Il vincitore è:
Roberto64it con SA BIDDA DE BELLU PRÈSSIU "Il paese di Bella Pesca - La rapina" (II° Punto)
Al secondo posto La sfinge37.
Al terzo posto Clementina.
Gli altri non li cito perchè non sono riusciti a salire sul podio d'onore.
Gli altri partecipanti sono stati:
1-Barbaraw "Lo Schiaffo" (I° Punto)
2-Bianca “Dal diario di un ex-insegnante” (I° Punto)
3-MSV56 "Occhi di nebbia" (I° Punto)
4-Lasfinge37 "La prima cosa che farò domattina sarà di lavarmi la mano" (II° Punto)
5-Clementina "La mamma lo dice sempre" (II° Punto)
Come promesso aspetto l'indirizzo di Roberto64it, per donare un libro a mie spese.
Ho pensato "Il colore del sole" di Andrea Camilleri.
Grazie a tutti di aver partecipato e di aver votato.
Sono usciti racconti molto apprazzabili.
domenica 26 dicembre 2010
[Contest I° & II°] Vota il racconto che preferisci
Di seguito potete leggere e valutare i racconti dei nostri amici anobiani.
I° Punto: Romantico e/o malinconico
II° Punto: Umorista e/o parossistico, esagerato
Potete votare e commentare a questo indirizzo:
http://www.doodle.com/qvyfbszihvu6u2fh
Dal 7 gennaio pubblicherò la classifica, il vincitore e tutti i vostri commenti. Da quel momento discuteremmo sulle vostre impressioni.
Buona lettura e… buon voto a tutti
II° Punto:
"Lo Schiaffo"
Una scocciatura quelle ultime ore di lezione a scuola; mezzo giorno e mezzo, tutti stufi, i ragazzini variamente affamati, quando poi ti capita all’ultimo minuto la supplenza per sostituire un collega assente, proprio l’ultima ora, una doppia scocciatura.
Ma io lo sapevo già dal giorno prima che l’avrei avuta quell'ora, mi avevano avvisata e in un certo senso mi ci preparavo. Il fatto è che me ne preoccupavo un po’: di quella classe lì si sentiva parlare in sala insegnanti, nei corridoi, o piuttosto, di quel caso lì.
Un ragazzo difficile, spesso assistito da un insegnante particolare per lui, un bambino collerico, attaccabrighe, che metteva le insegnanti in situazioni delicatissime da gestire, in bilico tra il contenimento fisico della sua rabbia e il tentativo di non escluderlo dalla lezione, insomma, roba da specialisti.
Noi li chiamiamo “ragazzi disturbati”, ci sta di tutto dentro: caratteriali, autistici, violenti o dolcissimi, anch’io nel corso della carriera ne ho avuto in classe, diverse volte, me la sono sempre cavata piuttosto bene con loro, ero alquanto fiera del mio modo di lavorare, fino a quella volta.
Entrai dunque in classe, l’aula era di fronte alla presidenza, proprio per sorveglianza speciale. Il mio timore era di trovarmi coinvolta in una di quelle scene che avevo sentito raccontare dalle colleghe: il ragazzino, infuriato, che fa a botte con i compagni. Questo no, non lo volevo.
Perciò mi misi d’impegno a fare lezione con la classe, seguendo un ragionamento stupido, ora lo so, lo avessi saputo prima… Ragionamento: se lavoro bene con la classe, tengo tutti impegnati, non può succedere nulla, il ragazzino rimarrà fuori dalla situazione, non interagisce, se ne sta tranquillo.
Errato. Anzi, esattamente il contrario di quel che andava fatto; avrei dovuto badare a lui, lasciar andare la classe alle attività rumorose ma innocue che svolge quando l’insegnante dichiara, con un po’ di ipocrisia “ragazzi, fate i compiti, ripassate le lezioni, fate quel che dovete, possibilmente in silenzio”. Non sarebbe successo nulla.
Invece io faccio lezione, ignoro il “caso”. Quello che passa per la sua mente, non lo so ma posso immaginare il senso di esclusione, il desiderio di farsi sentire…
Sta di fatto che in una dinamica precipitosa che a tutt’oggi non saprei ricreare, succede il peggio che potesse succedere: il ragazzino aggredisce violentemente un compagno, per impedire il violento attacco, per separarli, per proteggere il bambino sopraffatto, io intervengo, ma non basta la mia voce, non basta la forza delle mie braccia per far mollare la presa al ragazzo in preda alla sua collera sorda; lo devo letteralmente issare da terra tirandolo per i cappelli, e fin qui va bene. Non ho fatto nulla di male.
Ma lui continua, urla, si dimena e comincia a sbattere violentemente la testa contro il muro, con un ritmo che si intensifica. Non ho il tempo di pensare “che cosa devo fare, come lo faccio, e se…” l’impulso parte dal braccio, istintivo e preciso: gli do' uno schiaffo. Nemmeno tanto forte.
Funziona, subito. Il ragazzino si zittisce, si calma. Io mi sento un poco stordita, stupita dal mio gesto, ma, in fondo giustifico: era la sola via di uscita. Però...comincia subito il lavoro: non avrei potuto fare diversamente? Dove mai si è visto che bisogna schiaffeggiare i ragazzini per calmarli? Dove ho sbagliato?
La misura dell’errore, della colpa, mi verrà data in seguito. A più voci mi verrà detta: hai sbagliato, non sei stata all’altezza, vergognati. Nella voce di quelli che, subito, mi rassicureranno, colleghe amichevoli “guarda che io, al posto tuo, avrei fatto la stessa cosa”, del preside, correttissimo, che mi proteggerà, nella voce dei passanti che per i mesi successivi mi saluteranno come al solito, con quella scintilla subito accesa nello sguardo “ah, quella dello schiaffo”, soprattutto nella mia voce “ecco, vedi, tu credevi di essere quella brava, quella che sa gestire, quella che non perde le staffe, ma brava…”
Forse le voci che mi hanno disturbata meno profondamente sono proprio quelle che mi aggredirono con malevolenza, da subito, riconoscibili voci della rabbia dei genitori “gliela faremo pagare”, o di quelli che aiutarono a dar forma ai demoni, “guardi che io l’ho accompagnato al pronto soccorso per il bene del bambino”.
I fatti, i fatti. Non perdiamo il filo.
Due giorni dopo, ricevo la telefonata dai genitori: lei è convocata in questura per la violenza su nostro figlio.
Ho perso tutto dentro quello schiaffo: la voglia di insegnare, di uscire di casa e incontrare gente, la mia fiducia, la mia stima e, sicuramente, quella di tanti altri, la voglia di difendermi.
Sono esplosa in mille pezzi, quella volta, anzi, non in una sola volta, bensì momento dopo momento: a colpi sordi di rimproveri: avresti potuto, avresti dovuto, sei sempre stata presuntuosa, ecco il risultato.
Ma non l’ho dato a vedere quello che succedeva dentro: ogni giorno sono andata a scuola, con quell’ombra dentro e il mio orgoglio che ergeva la barriera del sorriso, dello sguardo chiaro, della frase decisa.
Solo con lui, non potevo: il ragazzino. Fino all’ultimo giorno di scuola, non sono riuscita ad incrociare il suo sguardo; avrebbe potuto leggere dentro: la colpa, sì, ma anche il mio desiderio di fargli male, veramente male. L’ultimo giorno di scuola, l’ho fatto, l’ho guardato. Almeno questa battaglia l’ho vinta.
Le altre sono tutte in corso. Voglio cambiare mestiere. Voglio cambiare vita.
I° Punto:
“Dal diario di un ex-insegnante”
Il 9 novembre 1989 è stato il giorno più brutto della mia vita.
Ed ancora oggi io me ne ricordo con amarezza ed astio. Astio nei confronti dei miei studenti, astio nei confronti del mio preside, astio nei confronti dei bidelli, astio nei confronti di Gabriella, la mia collega di inglese, che allora era pure la mia ragazza, o meglio la mia fidanzata, o, meglio ancora, la mia fidanzata ufficiale, e lo sapevano tutti, anche se, in quei tempi lontani non c’era ancora Facebook.
Ma andiamo con ordine. Il 9 novembre 1989 cadde il muro di Berlino. Prima incredulità, poi emozione e sorpresa in tutto il mondo. In Vaticano forse no. Lì l’avranno saputo in anticipo. Ma questa è un’altra storia. Ora vi voglio raccontare la mia.
Bene. Il giorno dopo non si parlava d’altro. Sui giornali, in televisione, nelle università. Ed il mio preside, uno di quei tipi “moderni” (almeno, allora si diceva così), anticonformisti, all’avanguardia, un ex-sessantottino pentito ma non troppo, organizzò insieme agli studenti del CDI (Consiglio di Istituto, per chi non è pratico di scuola….) una assemblea in palestra. Nella MIA palestra, essendo io l’unico insegnante di Educazione Fisica di ruolo di tutta la scuola. Senza preavvertirmi. Senza consultarmi. Io avevo programmato per quella mattina un allenamento delle squadre di pallavolo maschile e femminile in vista del primo e importantissimo scontro del campionato regionale tra istituti superiori. E’ importante ricordare che l’anno precedente avevamo vinto entrambi i titoli, maschile e femminile, grazie a me ovviamente, ed i due trofei facevano bella mostra nella bacheca posta dietro la scrivania nell’ufficio del preside.
Arrivai a scuola trafelato, lasciavo la macchina in un parcheggio a circa cinquecento metri dall’ingresso, e poi facevo sempre una piccola corsa, così per abitudine ed anche per dare l’esempio ai più giovani, anche se allora ero giovane anch’io, la lunga sciarpa avvolta in tre giri al collo, il cappello di lana col pompon che tanto faceva sorridere le ragazzine, i guanti da sci, il giaccone con la scritta dello sponsor e, sotto, la tuta da ginnastica blu.
Il bidello mi bloccò sulla porta degli spogliatoi:
Sorriso ironico del vecchietto, perché per me era un vecchietto.
La palestra era stracolma. Avevano anche predisposto un piccolo palco per gli oratori: Gabriella la vidi subito, in piedi alla destra del preside con una mezza dozzina di volumi in mano, da cui spuntavano segnalibri e foglietti di appunti.
Raggiunsi i ragazzi di quinta e mi mescolai a loro.
Non vi racconterò di quella mattinata. Sarei retorico o di parte. Dico solo che verso le due, riuscii a raggiungere Gabriella, che aveva fatto una gran bella figura, leggendo alcuni passi di Brecht in tedesco e poi li aveva tradotti a braccio tra gli urli e i pochi, anzi pochissimi fischi degli studenti. Doveva essere stata sveglia tutta la notte per estrapolare i brani adatti all’occasione.
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Quello fu il mio ultimo anno scolastico. A giugno 1990 lasciai la scuola per sempre. Chiedere il trasferimento mi sarebbe sembrato umiliante. Preferii dare le dimissioni.
Dopo il giorno dell’assemblea, Gabriella mi propose di organizzare una gita scolastica a Berlino, per i ragazzi della quinta. Sarebbe stata per tutti un’esperienza straordinaria. Lei insegnava inglese, ma aveva studiato anche tedesco all’università e con la collega di lettere aveva già predisposto un programma. Da me si aspettava solo l’ok finale. Aveva già deciso tutto. Il preside, ho già detto che tipo era, non avrebbe certamente posto ostacoli. Fu forse la prima scuola in Italia, la nostra, a portare i suoi ragazzi a Berlino.
Io però a Berlino non ci andai. Mi avevano invitato ad un congresso su “Medicina sportiva: gli adolescenti e l’attività agonistica”. Dovevo fare un intervento sulla pericolosità , sia a livello fisico, sia a livello psicologico, di certe pratiche agonistiche precoci. Un mio carissimo amico medico mi aveva chiesto di affiancarlo: io, giovane insegnante di educazione fisica, potevo avere più ascendente di lui almeno sul pubblico degli studenti. Non me la sentii di rimangiare la parola data.
Quello fu il mio primo errore.
Il secondo fu di cedere ad un supplente il posto di allenatore delle squadre di pallavolo. Mi sembrava doveroso passare la mano. La squadra maschile fu eliminata al primo turno, quella femminile si ritirò prima degli ottavi, ancora oggi non so il perché. Allora alcune malelingue dissero perché il supplente allungava le mani.
Il terzo errore… ma perché parlarne, ora?
E’ stato il destino.
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Sono passati più di vent’anni da allora. Gabriella tornò da Berlino entusiasta. Mi disse, tra l’altro, che aveva conosciuto un giornalista tedesco, il quale sarebbe venuto in Italia per visitare la nostra scuola.
Venne. Visitò la nostra scuola. Gabriella lo invitò a pranzo. Lui venne. Visitò la nostra casa, anzi la mia casa. E non se ne andò più. Fui io ad andarmene. A giugno. Dissi al padrone di casa se era possibile fare un nuovo contratto d’affitto ad un altro inquilino, senza che io dovessi pagare la penale per non avere comunicato in anticipo la disdetta: fu comprensivo.
Ora vivo in due locali che ho acquistato alcuni anni fa, in un quartiere nuovo. Sono un libero professionista. Tengo corsi di ginnastica posturale per anziani in un paio di palestre e in una casa di riposo. Insegno i rudimenti del basket e della pallavolo ai bambini che frequentano l’oratorio del mio quartiere.
Gabriella non l’ho più vista. So che ha due figli e che insegna ancora. Suo marito è un free lance, collabora con diverse testate italiane e tedesche.
Io evito accuratamente di comprare quei giornali.
I° Punto:
"Occhi di nebbia"
Tra me ed il portico file e file di ragazzi ammassati, l’onda ancora non premeva, ma dai lacrimogeni sparati molto più avanti iniziava ad arrivare un fumo acre che impediva di tenere gli occhi aperti. I tamburi e le latte battevano il loro ritmo parossistico e gli slogan urlati rimbalzavano per la piazza. Un po’ mi chiedevo perché ero lì, mia madre minimo mi faceva la pelle a saperlo:
Tutto era cominciato un mese fa. Mi annoiavo a morte a scuola e sono finita al corteo per non essere interrogata di italiano.
Situazione difficile la mia, seconda di due sorelle nello stesso liceo, facevo rimpiangere a tutti quella passata per prima nella stessa sezione; tutti a fare confronti su quanto era brava mia sorella, e quanti bei voti prendeva negli scritti, e quanto era brillante nelle interrogazioni, che barba! Se avessero saputo quanto poco studiava! E’ che a me lo studio proprio non mi è entrato nelle cellule ed anche studiando più di lei i miei risultati sono sempre stati scadenti, anche alle elementari!
Eccomi quindi in fuga dal più grande nostalgico di mia sorella, che ancora mi cita le sue illuminate esternazioni ed osserva sconsolato i miei temi frettolosi.
Abbiamo fatto un lungo giro per la città, placidi e calmi come un fiume, tutti un po’ impegnati a fare i fatti nostri; la meta del corteo è la sede del Comune per far sentire un po’ la nostra voce di protesta sulla politica del governo in materia di riforma della scuola. Siamo entrati nella piazza come un fiume arriva al lago, allargandosi a riempire tutto lo spazio ed eravamo così rilassati che ci siamo accorti di loro solo quando gli eravamo già in bocca: il portico era pieno di celerini in divisa antisommossa, ma che film hanno visto? Ma ci avranno mai visto una volta in faccia, abbiamo voglia solo di armonia e di essere lasciati in pace a fare le nostre cose, che c’entra la guerra con noi?
Ma ormai eravamo lì, abbiamo anche noi il nostro orgoglio, non potevamo mica tornarcene sui nostri passi con la coda fra le gambe? E quindi avanti, che non avevamo mai provato una carica…
Col senno di poi avrei preferito non esserci, perché so che la mia vita ha preso una piega che non avrebbe avuto se fossi rimasta in classe a farmi massacrare di italiano.
La curva in cui ero di colpo è stata attraversata come da una scossa che rimbalzando da persona a persona ci ha spinto in tutte le direzioni, come se il fiume trovando un ostacolo si fosse infranto, ma al posto di muoversi come un’unica onda si fosse diviso in mille rivoli caotici, in mulinelli impazziti. Tutti spingevano tutti, per muoversi più in fretta e spostarsi dalla traiettoria di quel muro di scudi che avanzava.
Io sono una ragazza sveglia e l’ho capito quasi subito che sarebbe stato un massacro, tutto il film della mia vita mi è passato davanti agli occhi in un secondo, ho girato i tacchi ed ho cercato di mettermi in salvo. Ma sono mingherlina e sono stata sbattuta qua e là dalle persone in fuga; ad un certo punto un ragazzone mi sperona e per non travolgermi mi prende tra le braccia in corsa e mi solleva trascinandomi nel suo slancio fino ad un muretto in cui mi abbandona per darsi alla fuga, ma gli devo la vita forse, perché appiattita lassù sono fuori dalla mischia e posso osservare tutta la scena. Cioè l’ho vista per un po’, fino a quando la nebbia delle lacrime non mi ha impedito di guardare oltre.
Quel giorno un ragazzo di quindici anni, incensurato e disarmato, sotto i miei occhi è stato bastonato a sangue da quattro celerini armati di manganelli, lo hanno assalito da ogni lato, non ha avuto scampo. Ho creduto che sarebbe morto, poi invece ho saputo che è sopravvissuto alle botte, arrestato in un lago di sangue, ha passato la notte in caserma senza cure mediche, ma il giorno dopo è stato rilasciato. Ancora piango quando penso a lui.
Mia madre, pasionaria sessantottina, mi raccontava sempre di un film, “Fragole e sangue”, sulla repressione nei campus americani durante gli anni del pacifismo finita in un bagno di sangue, sulle note di “Give Peace a chance” di John Lennon, inno di un’intera generazione.
La mia anima indomita e ribelle ha avuto il sopravvento da quel giorno; il senso di giustizia violata ha animato le mie giornate ed ho buttato all’aria la mia vita da allora: collettivo studentesco, proclami, cortei, occupazione, in un’escalation che mi portava a scelte sempre più estreme. Ecco come mi sono trovata là dopo un mese, nella mischia, insensibile ai richiami del buon senso ed animata da un sacro fuoco guerriero.
Poi mentre la nube dei lacrimogeni piombava su di noi, abbiamo cominciato a cantare e quando la voce si è spezzata rotta dal fumo, le nostre mani all’unisono hanno battuto il ritmo del nostro cuore, dei nostri sogni per il futuro. La realtà era inafferrabile, celata dai vapori mefitici, annebbiata dalle lacrime che non avrei voluto piangere, insensibile ai fischi, alle urla, agli scoppi. In quale mondo vorrei vivere? Forse non posso scegliere.
II° Punto:
"La prima cosa che farò domattina sarà di lavarmi la mano"
Una sera, in un piccolo paese di campagna, una ragazza di ventidue anni, resta da sola a casa perché i suoi genitori sono andati in città per assistere una parente che ha avuto un incidente grave.
Sicuramente torneranno a casa solo al sorgere del sole.
Fuori c’è un forte temporale e la giovane trascorre la serata guardando la televisione in compagnia del suo fidato cane Fido, che le lecca la mano ogni volta che lei la fa scivolare giù dal divano.
È un setter di media taglia di color marrone noce, con il pelo corto per tutto il corpo, all'infuori che, la coda. Ha un'età di quattro anni e mezzo, quindi un cane giovane perché calcolando che un anno è pari a sette per il cane, Fido ha solo trentadue anni all'incirca.
Una serata noiosa anche in televisione. Anche se la ragazza passa ore digitando il telecomando con lo zapping, non riesce a trovare un programma di suo gradimento.
Al momento di prepararsi per andare a letto, la ragazza si accinge a chiudere tutte le finestre, ma una di esse è difettosa e resta socchiusa. Si ferma in cucina e si scalda una tazza di tè, scegliendo il gusto ai frutti di bosco. Una confezione nuova comprata in erboristeria a tre euro e settantacinque centesimi.
La fanciulla sale pian piano di sopra nella sua camera da letto, si infila il pigiama rosa con fiori bianchi alla svelta e si butta sotto le trapunte. In quelle ore notturne strane e tetre, viene incoraggiata dalla presenza dell’animale.
Il sonno tarda però a venire e così si intraprende a ricercare un punto strategico accomodante. Spaventata dalla solitudine e dalla tempesta che infuria sulla casa e l'intero paese, la ragazza allunga la mano nel buio e incontra il muso del cane che le dà una leccata forte e ruvida con la lingua.
Tranquillizzata e rendendosi conto di non essere da sola, finalmente comincia a sentire arrivare il primo sonno. Chiude gli occhi e precipita preda dei sogni.
Tuttavia, nel corso della notte, per due volte dei tuoni forti e rimbombanti fanno svegliare la giovane di soprassalto. Impaurita dall’isolamento, di nuovo cerca la leccata confortante del cane, che non tarda ad arrivare.
La prima cosa che farò domattina sarà di lavarmi la mano
Il resto della notte trascorre tranquillamente e i sogni danzano leggeri nelle mente della giovane.
L’indomani il chiarore del mattino comincia a filtrare dalla tapparella. La ragazza si rigira più volte e per ben mezzora rimane nel letto. Si alza e ancora intontita sente qualcosa di viscido sul tappeto. Per verificare di cosa si tratti, visto che la sera prima aveva lasciato le ciabatte vicino al divano, si avvicina alla finestra, alza le tapparelle e lascia che la luce del giorno entri nella stanza. Apre la finestra con l'intento di respirare aria fresca della mattina e si stiracchia sbadigliando.
Si volta per cercare il suo cane e nota una scritta rossastra sul muro bianco. Poi vede il suo animale a terra, in una pozza di sangue. Comincia a singhiozzare e infine mette a fuoco la scritta sul muro: “Anche un uomo nel buio può leccare una mano”.
II° Punto:
"La mamma lo dice sempre"
Era una sera invernale di dicembre e una signora di mezza età stava caricando la spesa sulla sua Diane 2CV, nel parcheggio del supermercato.
All’improvviso un’anziana signora, tutta imbacuccata, le si avvicinò e le raccontò una triste storia: "Mi hanno rubato la bicicletta e ora con cosa torno a casa?"
La donna più giovane si impietosì e decise di dare un breve passaggio alla vecchietta dicendo: "Non si preoccupi, la accompagnerò fino a casa, ma dove abita?"
"Abito in Via dei Caduti, affianco al Teatro comunale"
"Finisco di sistemare le borse nel baule e sul sedile posteriore e poi la accompagno.
Si sieda pure intanto, abita poco distante da casa mia"
Cortesemente aprì la portiera e indicò il sedile anteriore del mezzo.
Accesa l'auto si scusò per la vecchiaia del mezzo, ma ribadì che era sempre un mezzo che con la benzina, viaggiava senza mai lasciarla a piedi.
Durante il primo chilometro, la giovane fu spinta dalla curiosità, e cominciò a osservare l’anziana, che strinse convulsamente tra le braccia una borsa della spesa. Mentre stava scrutando e ragionando, la donna alla guida si accorse di un particolare che le mise inquietudine e la insospettì.
Adagiandosi, la lunga gonna della vecchietta si era un po' sollevata e mostrava parte della gamba. Si intravedevano i collant dove facevano capolino una fitta peluria.
La guidatrice osservò meglio e notò che l’anziana era ancora tutta imbacuccata, nonostante nell’abitacolo si sia creato un bel tepore e lei stessa si era sfilata la sciarpa per il caldo.
Prendendo coraggio, la donna annunciò che c'era qualcosa che non andava a una ruota posteriore.
"Mi sa che ho bucato la gomma dalla sua parte"
Accostò e chiese furbamente all’anziana di controllare se la ruota si era forata. La vecchietta posò la borsa, e aprendo la portiera scende dall'auto.
La donna non ci pensò due volte e ripartì sgommando, impaurita dall’inquietante incontro.
Una volta a casa, raccontò tutto al marito.
"Un uomo? Ma come ti è venuto in mente, stai scherzando?" la rimproverò lui sbuffando.
"Ti dico che gli ho guardato le gambe, e poi nei suoi lineamenti c’era qualcosa di strano, per quel poco che si vedeva chiaramente" si difese lei prontamente.
Nel frattempo l’uomo aprì la sportina che la stessa anziana aveva lasciato in macchina: sperava di trovare i documenti e di poter restituire la borsa alla legittima proprietaria. Magari questo, insieme alle scuse delle moglie presa dalla paura.
Mentre la consorte cercò di farfugliare ancora spiegazioni per il suo comportamento, l’uomo sbiancò all'improvviso e le mostrò attonito il contenuto della sportina:
"Guarda qua cosa c'è dentro"
Vi era una piccola accetta pronta per squartare le automobiliste poco prudenti nel dare passaggi.
Il marito spiegò che aveva letto su un giornale di una leggenda metropolitana simile alla sua. Col pensiero andò a ritroso di qualche secolo, e narrò storie molto simili di quella appena avvenuta.
"Sai cara, al posto delle moderne automobili, c'erano calessi e diligenze nonché un uomo a cavallo disposto a dare un passaggio a una vedova affranta. La quale, una volta che il cavaliere la fece scendere con la scusa di farsi raccogliere il cappello, gli urlò dietro di buttarle la borsa. Forse perché era piena dei soldi che, con il suo travestimento, l’uomo era riuscito a rubare agli ignari popolani"
"La mamma lo dice sempre: meglio non caricare gli sconosciuti!"
II° Punto:
SA BIDDA DE BELLU PRÈSSIU
"Il paese di Bella Pesca - La rapina"
Gigi Cozzina, Salvatore Mitraglia e Agamennone il Profeta, quel dì di luglio del millenovecentonovantanove, non si videro in paese. Non che la cosa poté avere una qualche importanza, ma il Tromba, gestore del piccolo Bar Pizzeria “La Veloce”, nella piazza principale del paese, iniziò a preoccuparsi, vista la loro insolita assenza dal tavolo quattro, sotto l’ulivo centenario. Verso sera, per giunta, un chiacchiericcio incontrollato sparso da comare Linetta, detta anche “su bandu”, li indicava come vittime di un terribile incidente, o forse, ancor peggio, in fuga, dati alla macchia per aver rapinato Giuseppe Pompa, il gestore della locale stazione di benzina, ritrovato dai carabinieri privo di sensi, denudato e con la scritta “culatone” marchiata sul sedere con rossetto modello “bocca di fuoco”. Immaginarli capaci di un simile gesto, pensò il Tromba, poteva denotare solo una superficiale conoscenza di quegli irrimediabili spostati: Cozzina aveva un’intelligenza paragonabile a quella di una gallina ipnotizzata. Ogni volta che doveva rispondere a una qualche domanda il suo cervello divagava in modo incomprensibile e il suo sguardo poteva perdersi nell’assoluto per ore; Mitraglia soffriva di un difetto fisico che lo rendeva incapace di formulare, a tempo debito, qualunque frase di senso compiuto: balbettava che faceva prima a spiegarsi a gesti; il Profeta, il più sano dei tre (si fa per dire) era costantemente posseduto da visioni mistiche: da tempo predicava la fine del mondo e inscenava paternali dispensando morte, fuoco e fiamme dell’inferno a tutti i suoi concittadini. Era anche l’autista del gruppetto. La sua moto-carrozzella “Ape Sport”, dipinta a pennello di un lucido nero morte con la scritta “W LA MADONNA”, era ben riconoscibile. Cozzina, Mitraglia e il Profeta, però, non erano stati sempre così, e il Tromba se li ricordava bene, anche perché sarebbe potuto capitare anche a lui, se trent’anni prima fosse andato con loro a cercar funghi. Questo era anche uno dei motivi perché era l’unico in paese ad aver compassione di quei tre. Anche se del fatto e del mistero mai gli confessarono qualcosa!
Bellu Prèssiu, in Sardegna, non è che fosse un granché come paese, 250 anime scarse, in pratica tutti parenti e solo quattro cognomi: Pirletta, Sollai, Puliga, più quello dei proprietari dell’unica attività economica ragguardevole: la fabbrica di fuochi d’artificio della famiglia Bottu! Appunto, che già dal nome poteva far pensare a qualche problema di sicurezza, anche se mai successe qualcosa a memoria d’uomo, che si ricordi! Ma non divaghiamo.
Quel giorno, come trent’anni prima, alla stessa ora di quel cinque luglio, precisamente alle ventidue e quindici minuti, come il Tromba chiuse il bar e abbassò la saracinesca, sul paese iniziò a calare una nebbia così fitta, ma così fitta, che le parole rimbombavano come respinte da muri di gomma e, per guardarsi i piedi, ci si doveva genuflettere a centottanta gradi. Il Tromba pensò subito al tempo in cui i suoi tre amici si persero nelle montagne e a quando li ritrovarono, una settimana dopo, nudi e abbracciati al centro della piazza, in una notte come quella. Qualcuno fece circolare la voce, non vi erano dubbi su chi fosse, che avevano fumato qualche fungo dagli effetti allucinogeni sconosciuti, ma fatto sta che da quel giorno Gigi Pirletta, ex muratore del paese, Salvatore Sollai, ex medico, e Agamennone Puliga, ex sindaco, non erano più quelli di prima. Le rispettive famiglie, visto il loro stato, li fecero internare nell’ospedale psichiatrico di “Milano”, dicevano, ma non si è mai capito se “Milano” era il nome dell’ospedale o del posto, perché quando il Tromba raccontò della visita che fece loro qualche mese dopo, descrisse un numero considerevole di matti che correvano a testa bassa e parlavano in modo strano! Infatti, divenne d’uso comune la frase: «La che ti mando a Milano!» non c’era offesa più grave. Quei tre erano ritornati in paese da pochi anni, dimessi per senilità irreversibile, avevano sessantacinque anni ciascuno, la stessa età del Tromba, loro amico d’infanzia e cugino del Mitraglia.
La nebbia, cosa rara per Bellu Prèssiu, e ancor di più a luglio, avvolgeva qualunque cosa rendendo sinistro quel piccolo mondo e soprattutto la piazza che il Tromba doveva attraversare. Sentì un rumore provenire da dietro il grosso ulivo e si fermò.
«Tromba!» tuonò una voce e poi concluse: «Pentito ti sei?».
«Ehi là, chi va là. Chi sei?» rispose timoroso.
«Già lo sai chi sono, ma senza fare il loffio, rispondi alla domanda: pentito, ti sei?»
Dopo aver sentito la parola “loffio” non ebbe dubbi. Era la voce di Agamennone. «Uscitevene di lì che vi stanno cercando» ordinò rasserenato, ma in tono severo. Un’altra voce lo interruppe.
«Ri ri ri ri… rispo rispo… rispon… di di di… a la la alla do do do mamam man d d dda!»
«Mitraglia escitene anche tu!» suggerì tranquillizzandosi, riconoscendo anche la seconda voce.
«Per Dio! Guido Felice Pirletta, detto il Tromba, rispondici a noi: pentito ti sei?» lo esortò ancora Agamennone, imperioso.
«Ma di cosa mi dovrei pentire?»
«Del fatto che non ci sei venuto con noi a cercar funghi trent’anni fa.»
«Ah, di questo mi dovrei pentire? E va bè, mi pento.»
«Bravo, inginocchiati e prega con noi…»
«Ma finitela con questa storia» sbottò, «adesso chiamo il maresciallo!»
Udite quelle parole, guizzarono come pesci da dietro il nascondiglio e si precipitarono davanti a lui. «Dal maresciallo no, ci uccide!» lo supplicò il Profeta. Mitraglia confermò richiamando il segno del taglio della gola, mentre Cozzina, niente, non faceva niente, rimaneva a fissarlo con uno sguardo simile a quello di quando ti han detto che ti è rimasta da vivere una settimana e per giunta sei stitico da un mese e per di più ti stai cagando addosso!
«E su Dimoniu!» esclamò il Tromba.
«Se se se gu gu guici!» gli rispose Mitraglia prontamente.
Quatti quatti, avvolti da quella plumbea nebbia, uscirono dal paese e iniziarono a percorrere un sentiero impervio. Cozzina, indossando un casco da minatore con lampada annessa, indicava il percorso.
«Ma dove stiamo andando?» domandò il Tromba con il fiatone.
«A ddd ade de de adesso lo lo lo vev ve ve drai!» gli rispose Mitraglia posto alle sue spalle.
«Diamoci una mossa che domani ho le prove.» «Zitto!» tuonò Agamennone, «siamo arrivati. E che tu suoni nella banda, a noi non ci d’importara mancu una pimpirida de cosa!»
In mezzo agli alberi, seminascosta da alcune frasche, la moto-carrozzella apparve improvvisa. Ogni tanto un mugugno proveniva dal cassone posteriore. Il Tromba, perplesso, osservò quei tre. S’infuse coraggio e si sporse a osservare. Un giovane uomo era riverso, legato e imbavagliato con un taglio profondo sulla testa, irriconoscibile per il copioso sangue che gli ricopriva il volto.
«Chi è costui? Cos’avete combinato?»
«No no no sia sia mo mo mo sta sta…»
«Non siamo stati noi» concluse Agamennone spostando Mitraglia di lato.
«E come c’è finito dentro il cassone?»
Il Profeta tirò fuori dalla tasca la sua riserva d’Aguardiente, sorseggiò, e in tono deciso iniziò a raccontare: «Allora, dunque, noi, che il buon Dio lo sa che siamo bravi cristiani, stavamo andando fuori paese, come siamo arrivati al distributore ho chiamato il Pompa, ma non veniva, allora abbiamo fatto il pieno e ce ne siamo andati…»
«Sicuro?» lo interruppe il Tromba, attento a ogni parola e smorfia carpita dal suo viso.
«Eia, scappati siamo!» rispose sicuro e continuò: «Allora, ci davamo gas a tutta birra scendendo per la strada. Prima curva niente, seconda curva niente, terza curva… là chi ci ritroviamo davanti? Il figlio del Maresciallo, correndo in motorino, anche lui scappando! Boom. Preso in pieno… streccau!»
«In cu cu cu in incu…»
«In cunetta! Lascia parlare a me» disse seccato ancora rivolto a Mitraglia. «L’abbiamo scaraventato in cunetta, intorno a lui solo soldi, sanguinava, sembrava morto e ce l’abbiamo caricato sopra l’Ape. Poi svegliandosi ha detto “Sono miei i soldi, sono miei, me li ha dati il Pompa!”, e poi niente, è svenuto. Adesso è qui. È rinvenuto e voleva scappare, che se no il padre l’ammazza. Così ha detto e così riferisco.»
Il Tromba si mise le mani tra i capelli, sospirò e si accese una sigaretta. Il caso non era di facile soluzione, anche perché Giannetto, noto per le sue tendenze, non avrebbe mai confessato. E il Pompa, mai e poi mai avrebbe ammesso di aver pagato Giannetto per fare quelle porcherie. Perché di questo lui ne era certo.
«Ho un piano!» esordì poco dopo.
Mise al corrente i tre sul da farsi e partirono. Davanti, in cabina, sedevano il Profeta e Mitraglia, nel cassone, Cozzina, il Tromba e Giannetto, che confessò a suon di sberle, perché Cozzina era scemo sì, ma a dare le botte era il primo della classe. Il tromba ci aveva preso in pieno: il Pompa, dopo avergli dato i soldi, e fatto scrivere sulle sue chiappe una frase ricordo!, cercò di raggiungerlo per dargli un bacio d’addio ma, con i pantaloni abbassati sino alle caviglie, inciampò, ruzzolò per terra e sbatté la testa.
Erano le tre di notte quando giunsero all’ingresso del paese. La nebbia era ancora più fitta, e l’ululato del cane di comare Linetta, non meno accorto nel farsi i fatti suoi, creava ai tre una certa apprensione. Cozzina caricò Giannetto sulle spalle e tutti e quattro si diressero al centro della piazza.
Quattro alberi di pesche circondavano il monumento dei caduti. Perché Bellu Prèssiu, avesse un simile “altare della patria” non si sapeva: mai nessuno andò in guerra e vi perì, era dal 1915 che si erano dati tutti per invalidi civili. In ogni modo, gli alberi delle pesche “magiche” erano circondati da un’alta inferriata con un cancello. E proprio su questo ci appiccarono Giannetto, legato e imbavagliato, quasi come uno dei due ladroni di Gesù Cristo.
«Qu Qu Qu e e sto lo lo lo fa fa fa cccc cio i i io!» disse Mitraglia: gli abbassò i pantaloni e sulle chiappe gli scrisse, con il rossetto recuperato frugando nelle sue tasche, “Pure io!”. Il riferimento al termine culattone sembrò ovvio a tutti, tranne forse al Cozzina, che rimase dieci minuti a fissare quel sedere: che non ne avesse mai visto uno?
Ciò che accadde il giorno seguente lo scrissero anche su “L’unione Sarda”, tutta colpa di Linetta che telefonò alla cugina di Cagliari, che di razza doveva avere lo stesso gene suo: “De su troddiu”. Il povero Giannetto rimase in quella posizione sino alle due del dopo pranzo, il sole picchiava che i raggi erano bastonate in capoccia. La gente passava e lo sculacciava, diceva che portava fortuna, e la cosa era possibile visto che stava appeso nell’inferriata del “magico recinto dei peschi”. Lo raccolsero che si lamentava e delirava. Il padre, Il maresciallo Ferdinando Cappuzzo, fu trasferito per incompatibilità ambientale nella serata dello stesso giorno. Tornò nella sua bella Napoli, ma senza il figlio. Durante il processo svoltosi a porte chiuse, al Pompa, il giudice di Santa Giusta diede tre mesi con la condizionale per aver simulato la rapina, mentre Giannetto se la cavò “assolto per non aver commesso il fatto”, e non confessò mai chi l’avesse sistemato in quel modo sopra il cancello, disse di non ricordare, il che pareva alquanto inverosimile.
Per via delle chiappe di Giannetto il paese acquistò una certa fama! Tutti ora conoscevano Bellu Prèssiu, prima non era segnato neanche nelle mappe stradali, e gli affari iniziarono ad andar bene per tutti!
Del fatto, vi ho raccontato ogni cosa, anche se, non me ne fate una colpa, ciò che accadde trent’anni prima al Cozzina, al Mitraglia e ad Agamennone, forse lo sa solo il Tromba, così immagino. Lui, a quel tempo, mai mi confidò qualcosa. E delle “magiche pesche”? Di questo mistero seppi più avanti, anche se promisi di mantenere il segreto!
Ora spengo la luce e vado a nanna, basta scrivere, domani è martedì e bisogna lavorare. Mi presento, sono il Conte di Buoncammino, ma questo è solo il mio soprannome, per il resto faccio il barbiere e ho la bottega di fianco al bar pizzeria “la Veloce” di Guido Felice.
Continua…
sabato 18 dicembre 2010
Contest: Attinente al I° e II° Punto:
I° Punto: Romantico e/o malinconico
II° Punto: Umorista e/o parossistico, esagerato
-Scrivere un breve racconto di Minimo 3000 - Massimo non definito battute (spazi compresi) - Es. con Word si và in File e si sceglie Proprietà. Da lì si va in Statistiche e si guarda Caratteri (con spazi).
-Il testo deve rispettare rigorosamente le consegne: gli autori devono indicare il Titolo del loro elaborato e tra parentesi la traccia scelta (I° o II° Punto)
-Si può inserire gli scritti nel proprio blog e far così partecipare anche le persone non iscritte ad anobii.
-L'organizzatore come i partecipanti, non possono votare ma tutti gli altri sì.
-Si può votare un singolo racconto.
-I testi vanno inviati al sottoscritto, tramite messaggio personale, dal 1 dicembre al 19 dicembre.
-Si vota dal 20 dicembre 2010 al 5 gennaio 2011. Risultati e commenti dal 7 gennaio 2011.
-Minimo 3 partecipanti
-Usare minimo 2 Elementi contenuti nel I° nel II° Punto.
-A differenza di altri anobiani, che non vogliono che le persone esterne ad anobii votino, io accetto la partecipazione ed il voto, assolutamente libero, di parenti, amici, colleghi, ecc. Vi chiedo di indicare in tale situazione la mail o un recapito completo per la possibile rintracciabilità.
-Il più bravo avrà un libro spedito dall'organizzatore senza alcuna spesa.
I° Punto: Romantico e/o malinconico
Elementi:
1 - La narrazione è nell'ambiente scolastico.
2 - Devi raccontare di un/una studente che non amano le aule: quello degli studenti discoli, svogliati, che di studiare non ne vogliono assolutamente sentire.
3 - Il racconto richiama al ruolo degli educatori, professori, insegnanti di sostegno, genitori e perché no, bidelli.
4 - Racconta la scelta di vita di uno sfortunato ragazzino mangia – libri che talvolta per una difficile situazione familiare, si trova a optare tra lo studio e il lavoro.
5 - Questo racconto deve essere un'esperienza, una confessione, un piccolo tuffo nel passato comune ed uno spunto per una riflessione sul nostro presente.
II° Punto: Umorista e/o parossistico, esagerato
Elementi:
1 - I personaggi di questa storia possono essere al limite dell’assurdo, paradossali, estreme a tal punto da diventare delle caricature.
2 - Parla di tutte le leggende “metropolitane” che in un racconto non possono mancare.
3 - Come una piccola commedia umana, ambientalo nel luogo familiare per eccellenza: casa, negozio, bar, parco divertimenti, ecc.
4 - Inventa un vero e proprio genere di scrittura, quello della “Real-fantasia”.
5 – Questo racconto deve essere lo sfogo dolce-amaro di tutti i controsensi le prevaricazioni, le trascuratezze che tutti noi affrontiamo nel quotidiano.
mercoledì 1 dicembre 2010
La mutilazione genitale femminile
La mutilazione genitale femminile consiste nel taglio e/o escissione dei genitali esterni femminili o altro tipo di intervento non a scopo curativo. È riconosciuta come una violazione dei diritti umani assimilabile alla tortura.
In Europa si contano circa 500.000 donne e giovani donne che soffrono per tutta la vita le conseguenze della MGF. E ogni anno altre 180.000 giovani donne corrono il rischio di subire questa pratica.
Ognuna delle cinque storie qui di seguito racconta le sfide affrontate da donne e giovani donne sottoposte a MGF. Ogni storia mostra anche il ruolo dell’UE nel fermare questa violazione dei diritti umani.
Ogni giorno, almeno 8.000 donne e giovani donne del mondo subiscono la vergogna di essere forzatamente costrette alla mutilazione dei genitali.
La mutilazione genitale femminile (MGF) è una grave violazione dei diritti umani che mira a controllare il corpo delle donne.
L’Unione Europea (UE) deve rispettare gli obblighi dei diritti umani ponendo fine alla mutilazione genitale femminile e proteggendo le donne e giovani donne a rischio. L’approccio UE deve essere inclusivo, non stigmatizzante e basato sugli standard dei diritti umani internazionali.
Sostengo la Campagna Europea “END FGM” e faccio appello alle istituzioni dell’Unione Europea per la messa a punto di una strategia basata sui diritti umani per proteggere le donne e le giovani donne che hanno subito la mutilazione genitale femminile o che sono a rischio. Chiedo alle istituzioni dell’Unione Europea di mettere a punto una strategia UE per mettere definitivamente fine alla MGF.
venerdì 26 novembre 2010
Votazioni finali
Classifica finale:
1 - Clementina
2 - Niere
3 e 4 a pari punti - Lucidentro e Gina
5 - Lasfinge37
6 - Laura
Non scrivo il punteggio dei Contest visto che non voglio screditare nessuno.
Il Vincitore può mettersi in contatto con me per scegliere il libro da lei preferito fra:
Wilde - Il ritratto di Dorian Gray
Camilleri - L'odore della notte
Márquez - Cent'anni di solitudine
Cornwell - Morte innaturale
Calvetti - Noi due come un romanzo
Sono aperti i commenti e dopo 21 votanti dico che è stata una bella gara e non si sa mai che non ci sia un bis!
domenica 21 novembre 2010
Questi sono i racconti:
La pioggia batteva sui vetri insistentemente quel giorno. Era ormai novembre e l’aria autunnale si sentiva sempre di più. A Marianna non piaceva l’autunno. In generale odiava le stagioni che non permettevano al sole di essere il padrone assoluto del cielo. Rimurginava tanto in quei lunghi mesi freddi, pensava alla sua vita, al suo matrimonio fallito, a se stessa.
Marianna aveva 40 anni. E si trovava a un bivio. Doveva scegliere la propria strada, ma davvero però, senza dubbi e paure di ogni sorta.
Il marito le aveva chiesto la separazione; non era più una famiglia la sua. Per fortuna aveva il suo lavoro. Era un’infermiera e aveva sempre svolto la sua occupazione con profonda passione. Le sue colleghe la osservavano come fosse un’aliena, a volte. Non si lamentava mai, ed era sempre sorridente con i malati. Si era battuta per continuare a lavorare, Gianni avrebbe voluto che abbandonasse l’ospedale per dedicarsi totalmente alla famiglia. Non gli aveva dato retta. E adesso si rendeva conto di aver fatto la scelta giusta.
Ma, stava pensando quel lunedì mattina di Novembre, aveva bisogno di staccare la spina. Era stanca. Una viaggio sarebbe stato utile per ricaricare le batterie. Magari in un luogo caldo. Doveva solo decidere quando partire. Lei adorava andare in giro per il mondo. Era la sua grande passione. Una di quelle che non l’avevano abbandonata nemmeno nei periodi più bui.
Ora si stava organizzando con un gruppo di camperisti conosciuti tramite internet. Si stava decidendo insieme un giro per una regione del sud Italia. Lei, che abitava a Milano tra smog e traffico, aveva proprio il desiderio di visitare una di quelle regioni dove ci si poteva godere la vita con maggior lentezza.
Quella sera tornò a casa e si mise al pc. Inviò una mail a quello che avrebbe dovuto essere il suo compagno di viaggio. Era un uomo di 43 anni, che aveva trovato sempre interessante; ci parlava volentieri, era simpatico, le battute gli venivano fuori in modo così naturale che lei non poteva fare a meno di ridere.
Non sapeva bene perché, ma in quella mail stava dicendo molto più di quello che avrebbe voluto. Forse aveva bisogno di uno sfogo; iniziò a parlare del suo matrimonio quasi finito e della necessità che sentiva di viaggiare, di andare lontano. Così credeva che l’avrebbe convinto a partire prima possibile.
Dopo circa mezz’ora le arrivò la risposta di Michele. Meravigliata, iniziò a leggerla. Le raccontava che anche lui non stava attraversando un buon periodo. La sua compagna, con cui conviveva da ormai sette anni, stava meditando di lasciarlo. Il loro rapporto era entrato in una routine noiosa e scontata; fino a pochi anni prima si sarebbero sposati a occhi chiusi ma ora…ora era tutto diverso e lui si chiedeva in che cosa avesse sbagliato.
Le mail continuarono per tutta la notte. Era una strana amicizia la loro. Avevano fatto altri viaggi insieme, ma sempre in comitiva e non c’era mai stato modo di conoscersi davvero.
Ora invece le parole scorrevano sulla tastiera in modo naturale, come se si conoscessero da sempre.
Si lasciarono solo alle quattro del mattino, esausti ma felici di quella nuova, sorprendente intesa che si era creata tra loro.
Marianna andò a letto con una nuova speranza nel cuore. Si, pensò, sarebbe stato proprio bello viaggiare insieme a lui.
Partirono dopo poche settimane. Avevano cambiato destinazione. Sarebbero andati in camper in Grecia. Isole, sole e mare li attendevano.
Marianna e Michele si incontrarono baciandosi sulle guance. Entrambi avvertirono una certa elettricità tra loro.
Lei si chiedeva se il marito, sapendo di questo viaggio, sarebbe stato almeno un minimo geloso, ma non ne era convinta. Le aveva dimostrato, e più di una volta, che ormai non teneva più a lei. Aveva scoperto anche alcuni suoi tradimenti. La ferita ancora bruciava.
Michele guidava e parlava, parlava. Lei gli sorrideva e il mondo iniziò a sembrarle più bello.
Sapeva già che sarebbe stata una vacanza fantastica.
(B) E’ solo vita
C’ero una volta io, molto tempo fa: Assim Latifi, da Teheran, 25 anni.
In quella storia avevo una famiglia, amici e un fiorente commercio di tappeti (sia benedetto Allah, Signore dei mondi).
Nel mio bazar, come in una serra preziosa, sbocciavano le rose delicate dei Tabriz più sontuosi e le ghirlande prodigiose dei Kirman più pregiati; a tutte le ore, entrando in quel piccolo paradiso odoroso di sandalo e di mirra, avreste incontrato un gruppetto di persone intente a filosofeggiare intorno ad un pezzo particolarmente raro, mentre la mia piccola sposa intratteneva le signore tra un bicchiere di spremuta di melagrana e un pettegolezzo.
Se chiudo gli occhi posso rivedere il sorriso di Roshanai come se l’avessi ancora tra le braccia: due perle nere vibranti di luce e la bocca come una peonia rossa dischiusa ai baci.
Giorni felici (sia lode all’Altissimo)!
Tutto cambiò in un mattino rovente di luglio. La felicità ci presentò il conto all’improvviso – un conto assai salato, in verità – e fuggì verso altre contrade senza voltarsi indietro, lasciandosi dietro solo un mucchietto di seta colorata e imbrattata di sangue sul marciapiede dove fino a pochi attimi prima aveva camminato una piccola donna orgogliosa.
Roshanai era troppo gaia, troppo libera, troppo splendente per gli oscuri corvi della Rivoluzione che in quei giorni si aggiravano per le vie di Teheran, famelici e accecati dall’odio per la Bellezza.
Una delazione, forse in cambio di un pugno di rial, un indice puntato nell’aria immobile di mezzogiorno e una gragnuola di sassi.
Per Assim, tutto finito.
Ci sono ancora io, qui e ora : Kader Soroush, da Vignola, 53 anni.
In questa storia ho un nome nuovo, una famiglia, amici (che Allah ci apra le porte della Sua misericordia).
Nessuno qui conosce l’altra storia, a parte Alba. Moglie, madre dei miei figli, compagna, patria e famiglia.
Alba come la nascita del giorno, come il candore immacolato della neve fresca.
Quando ci siamo incontrati per la prima volta alla scuola serale per stranieri, lei era l’insegnante di Italiano e io un profugo silenzioso, rivestito di abiti usati della Caritas.
Ancora oggi, dopo ventisei anni insieme, non saprei dire cosa abbia visto in me.
I suoi occhi color del mare si soffermarono sul mio volto scurito da tre giorni di barba e una piccola ruga interrogativa si increspò tra le sue sopracciglia come sempre le accade quando riflette.
Credo di averla amata in quel preciso istante, perché era tanto diversa da Roshanai.
Alta, chiara e forte quanto l’altra era minuta, bruna e fragile.
E con lei ho imparato ad amare questo paese di pioggia e nebbie, di terra grassa e di fabbriche, dove la gente parla e ride a gola spiegata, senza paura, con spavalderia e godimento.
Con lei mi sono concesso il lusso della libertà.
Avrei potuto rimettere in piedi un commercio di tappeti – ho conservato qualche contatto a Teheran – o impiegarmi come mediatore culturale al comune, o magari cercare lavoro in una fabbrica di ceramiche dei paraggi.
Invece no, ho scelto di non ancorarmi a niente e di muovermi da un luogo all’altro come un uccello migratore. In tutti questi anni non sono mai rimasto disoccupato. Ho raccolto frutta, ho fatto il muratore, ho curato le stalle, ho consegnato rullini fotografici ai laboratori di sviluppo, ho asfaltato strade, ho servito ai tavoli di bar e ristoranti.
A Vignola e dintorni tutti mi conoscono come Kader Tuttofare.
I miei figli hanno imparato a sorridere di questo soprannome, che liquidano come una delle mie tante stranezze scrollando le spalle.
Sono belli, i miei ragazzi dalla pelle ambrata e dagli occhi verdi, sottili come giunchi ma rumorosi come giovani elefanti.
Nonostante il dolore, nonostante l’esilio, nonostante la precarietà, li abbiamo cresciuti con il sorriso sulle labbra e la fiducia nel cuore.
In loro trovo finalmente il senso di tutto ciò che ho perduto e ritrovato.
Il resto è solo vita (la lode si addice all’Eterno).
(C) Niobe
Era una giornata piovosa e Niobe si stava avvicinando al corso d'acqua che preferiva, per potersi rifocillare un poco. Era affaticata, perché aveva passato tutta la notte fuori, per rilassarsi come avrebbe voluto..se avesse potuto.
Una volta arrivata, si concesse un attimo di riposo, alzando i suoi grandi occhi di ghiaccio in direzione del cielo grigio e nuvoloso. Quegli occhi apparentemente freddi erano di una dolcezza infnita, invece. Dopo essere rimasta a guardare rapita da quel cielo che non era del suo solito colore, riabbassò il suo muso e lo portò ancora più in basso, verso il ruscello, bagnando il suo candido e bianco pelo.
Bevve fnché fu sazia e s'incamminò verso la strada dove periodicamente passavano degli strani animali che emettevano dei suoni davvero particolari e che si muovevano su zampe circolari e nere.
***
Jamy era distesa sul letto a guardare un flm d'azione alla tv. Stava guardando per la decima volta “Deja vù – Corsa contro il tempo” col suo attore preferito Denzel Washington. Stava aspettando il ritorno del padre dal lavoro, che spesso lo portava fuori città, ma la ragazza era ben lieta che il padre viaggiasse; non perché non aveva un buon rapporto con lui, anzi sarebbe sciocco solo pensarlo. Era felice per lui perché, al contrario della fglia, il padre poteva vedere tanti posti. Lei invece era costretta a sopportare, per cinque giorni a settimana, ventuno esseri umani davvero squallidi, idioti, cattivi, squallidi. Sì certe cose vanno sottolineate secondo Jamy. Fina poco tempo prima, fra di loro c'era una che si salvava: Sara, ma purtroppo le cose cambiano, e questo Jamy lo aveva scoperto sulla sua pelle. Sara era stata un'amica leale, una di quelle su cui si può sempre contare, e che ogni ragazza vorrebbe avere al proprio fanco. Jamy era la classica 15enne di media statura, capelli lunghi e castani, due grandi ed espressivi occhi verdi, una voce suadente ed era davvero una bella ragazza. Sara invece era anch'essa di media statura, con capelli biondi a caschetto e due occhi a mandorla marroni. Insieme facevano proprio una bella coppia! Erano le classiche tipe che riuscivano a divertirsi con poco e che condividevano tutto.Un giorno però Sara si dimostrò una falsa amica come tutte le altre “amiche” di Jamy e quest'ultima però ne uscì distrutta, perché si era fdata, aveva confdato i suoi più profondi segreti a quella persona e spogliarsi davanti a qualcuno non degno di te fa sempre male capirlo, soprattutto se si parla di una persona di cui ti fdavi ciecamente..
***
Niobe era ormai arrivata alla strada asfaltata e stanchissima, si accasciò proprio nel mezzo della strada, non immaginando che sarebbero potuti arrivare gli animali bizzarri e anche se le fosse venuto alla mente quel dato che poteva costarle la vita, era troppo stanca per pensare alla sicurezza. Aveva un disperato bisogno di dormire e non riusciva a fare un altro passo.
***
La casa di Michael e Isabelle Brooks era nelle vicinanze del bosco e questo giocava a favore di Jamy, che poteva andare a farsi una bella passeggiata purifcatrice nei pressi del lago non molto distante da casa. Andava sempre lì quando doveva prendere decisioni importanti o se avvenimenti di un peso non indifferente entravano nella sua vita prendendola alla sprovvista.
Dopo la perdita di Sara, Jamy si era sentita abbandonata da tutti e riteneva opportuno andare a far visita al suo lago, quell'amico silenzioso che senza proferire parola l'aiutava moltissimo.
Niobe si era svegliata da poco e stava andando a bere un po' d'acqua. Aveva la gola secca e si era riposata a suffcienza: poteva rifocillarsi e trovare un posto più comodo per riposare.
Jamy era ormai arrivata e tra gli alberi si iniziava a vedere il lago. Era di un blu scuro intenso, anche se non era una bella giornata. Si sedette sulla riva, si tolse le scarpe e le calze e immerse i suoi piedi nell'acqua gelida di novembre. All'inizio la ragazza ebbe un gemito di sorpresa perché si aspettava dell'acqua fredda, ma....questa era a dir poco gelida!!
Niobe si stava avvicinando al lago, disattenta e ancora assonnata, altrimenti si sarebbe subito accorta che non sarebbe stata l'unica ospite che il lago attendeva...
Quando Jamy vide un bellissimo lupo bianco, con gli occhi di ghiaccio, si può ben intuire la sua reazione: un urlo che lacerò la calma piatta del bosco e il risveglio precipitoso di Niobe. Infatti quest'ultima appena si accorse dell'ospite inattesa, digrignò i denti per lo spavento, un gesto istintivo, dettato dalla sopravvivenza.
La ragazza invece rimase immobile non avendo la più pallida idea di cosa fare. Provò a guardare in quegli occhi ghiacciati e vide tanta dolcezza, allorché decise di avvicinarsi al lupo. Con piccoli e brevi passi, riuscì ad avvicinarsi, grazie anche al comportamento del lupo.
Finalmente arrivò da Niobe e provò a toccarla timidamente. Il lupo la lasciò fare e da quella timida carezza nacque una profonda ed indivisibile amicizia.
(A) Arrivi a cercare la vecchia Signora
Tutte le mattine, visto il lavoro di primaria importanza, Miranda si sveglia alle 05:00 e deve prepararsi con velocità. Lavora presso una struttura ospedaliera nel reparto di Psichiatria. Miranda è una donna di 38 anni molto sensuale, ma con un carattere forte e deciso ed è sposata con un uomo molto affascinante. È un cinquantenne brizzolato con un fisico scultoreo e sempre abbronzato. Dopo una notte passata tra le braccia del marito facendo l’amore in modo appassionato, Miranda si alza al suono della sveglia, si fa una doccia e si prepara senza fare rumore per non svegliare marito e i due figli che ancora dormono.
Esce di casa con il passo svelto e si dirige verso la sua auto, una Mercedes 200 SLK decapottabile colore nero, con sedili in pelle. Salita nella vettura arrivata in un baleno sul posto di lavoro, visto che le strade sono ancora deserte. Dopo aver timbrato le si presenta l’infermiere del turno di notte e la mette al corrente della situazione che si è andata a creare durante la notte, quando è stata ricoverata d’urgenza una donna di cinquantaquattro anni con gravi problemi di personalità e con diagnosi di bipolarità.
La Dottoressa Miranda, entra nel suo studio, sfogliando le prime analisi della paziente e si fa portare un caffè bollente dal collega. Controlla sorseggiando, la cartella per prendere le giuste decisioni in merito.
Alle 09:00, Miranda inizia il giro in corsia, passa a controllare i suoi pazienti, ordina le cure e gli eventuali colloqui individuali per la psicoterapia giornaliera.
Arrivata alla stanza n° 22, dove è stata ricoverata la paziente della notte, entra silenziosamente. Si avvicina al letto, osserva la paziente, si sofferma con l’intenzione di fare qualche semplice domanda.
Ma.... la paziente ancora dorme.
Martina, dopo la morte del marito, avvenuta improvvisamente, in una giornata triste, mentre guardava fuori dalla finestra pensava: “A volte, si resta senza parole, non sai più cosa dire, il dolore che si sta provando è immenso, sembra che il cuore venga strappato via e ….. al posto suo ci sia un macigno, che ti da un forte senso di oppressione, sembra di soffocare e cerchi di respirare il più profondamente possibile, ma… poi ti accorgi che è quasi impossibile. Ed è allora che dentro scatta quel pensiero, che pian piano si fa largo nella mente, a volte in modo molto discreto, altre volte più violento e si resta in balia di “lui”. Ti lasci quasi corteggiare come se fosse un’amante perfetto, ti affascina e ti vuole portare via, lontano dalle persone che ami. Ti lusinga, ti fa credere che ascoltandolo poi stai bene, che non soffrirai più. E… succede ti rassegni, ti lasci prendere e… Lo fai. Meditando, o in un momento di rabbia, o sconforto, solo perché non hai abbastanza coraggio di vivere, “la vita”, bella o brutta che sia. Arrivi a cercare la vecchia Signora, la desideri vuoi che ti porta via con se.”
Ed è proprio in questo momento, che Martina ha deciso di non volere più vivere, e ha assunto una forte dose di sonniferi.
Quando Martina riuscì ad aprire gli occhi, si ritrovò in una stanza di ospedale, molto stanca e sofferente per la massiccia dose di barbiturici che aveva ingerito.
Si rese conto di essere ancora in vita.
La Dottoressa Miranda si avvicina e le dice: "Come ti senti?"
Martina senza dire una sola parola, crolla fra le braccia di Miranda e scende in un disperato pianto.
La Dottoressa le accarezza i folti capelli color castano, e la rassicura di essersi svegliata nel posto giusto.
Miranda le dice sorridendole: "Mi prenderò cura io di te e qualsiasi cosa è successo nella tua vita, lo rimetteremo apposto."
Il pensiero di Martina allevia le lacrime e si rivolge alla Dottoressa con tutti gli infermieri accorsi, dicendo: "Sconfiggerete anche la morte di mio marito?"
In un istante, nel reparto ospedaliero, scese un silenzio cadaverico.
Chi avrebbe potuto risolvere tale problema?
(A) ...e questa è vita!
In una grande villa di aperta campagna vivono una madre cieca, di nome Marta con cinquant’anni e i suoi figli, ormai adolescenti. È una vita familiare difficile, segnata da profondi problemi della personalità.
Visto il fatto che il salario di Marta è insufficiente per i bisogni della famiglia, si è fatta molta fatica ad ingranare i ritmi di un ceto sociale inferiore. Spesso anche le spese sanitarie per le cure della cecità di Marta, influiscono molto sulle scarse forniture alimentari.
Marco, il ragazzo più “semplice”, desidera una famiglia che si vuole integrare nel sociale. I fratelli Luca e Paolo, come la sorella Giada, sognano un sistema di ricchezza materiale con il sogno di entrare nel mondo dello spettacolo e dello sport.
La più sfortunata dei ragazzi è Sonia, che soffre invece di disturbi mentali.
Il termine autismo fu coniato per descrivere quei soggetti che non provavano nessun interesse per la realtà esterna, le cose e gli altri, ma erano totalmente assorbiti da loro stessi.
Sonia è una ragazza con veri problemi di autismo, nati fino dalla sua nascita.
La prima caratteristica che Sonia ha, è la mancanza di socievolezza: i bambini con la sua malattia, non amano essere presi in braccio, evitano lo sguardo e non mostrano interesse per gli altri. A differenza degli altri bambini non sorridono e non provano angoscia di fronte agli estranei. Spesso sono descritti come calmi e facili, bambini che non chiedono niente a nessuno, neanche di essere consolati durante un momento di sofferenza.
Sonia non instaura rapporti con la madre, che sembra non riconoscere. Tende a rifiutare il contato corporeo, e quando questo avviene ha caratteristiche singolari. La bambina, sia quando ha a che fare con il corpo che con degli oggetti, sembra interessarsi a una sola parte, usandola spesso come appoggio o strumento per ottenere qualcosa di desiderato. Questa bambina mostra di preferire attività ripetitive e monotone. Ha un'estrema esigenza di immutabilità. Le reazioni ai cambiamenti di Sonia, sono spesso d'ira.
Il linguaggio è un'area molto problematica per Sonia. Circa la metà dei bambini autistici non inizia a parlare. Sonia mostra delle caratteristiche peculiari come un tono monotono ed una concretezza dell'espressione. Una bambina che ha inoltre difficoltà ad apprendere e rispettare le regole sociali della comunicazione, con problemi nel rispettare i turni, ad adattare la lunghezza della conversazione e ad introdurre discorsi adeguati.
Spesso fra i ragazzi nascono accese discussioni, per poi rendersi conto, che sono solo sciocchezze.
È una famiglia che vive una vita folgorante e dissacrante negli anni del ventunesimo secolo.
È un esistenza dove si creano linguaggi incompleti e una sintassi nervosa molto vicina alle temperature emotive ansiose.
Una vita piena di problemi, visto che è da anni, che le redini della famiglia sono state lasciate dal padre a causa della sua morte improvvisa.
Una separazione non accettata da nessuno in famiglia, ma la morte è più forte.
Sull’orlo del bizzarro, anche dopo il 2010, si forma un gelido ritratto di borghesia italiana.
I bambini che vivono conflitti in famiglia come quelli dei problemi economici, "spendono" la propria energia nel risolvere le sofferenze che ne derivano.
La concentrazione, che serve sicuramente per un buon apprendimento, risulta compromessa, così poi, come i risultati scolastici.
Spesso questi bambini, reagiscono con atteggiamenti aggressivi contro gli adulti che li aiutano, considerandoli come ostacoli alla realizzazione della loro personalità.
Il mondo dell’adolescente non si sviluppa; esso s’innesta nell’età precedente e sfocia in quello successivo.
Spesso Marta, nella società attuale, industrialmente avanzata e consumistica, non riesce a comunicare e a stabilire rapporti autentici ed efficaci con i propri figli.
Volendo così, tenerli legati dal punto di vista affettivo, anche Marta assume comportamenti permissivi: si mostra debole e scende a compromessi, viziandoli e concedendo loro eccessiva libertà.
Ancora oggi, in una società emancipata della nostra nazione ci sono situazioni familiari che vivono una desertificazione morale. È un duro colpo alla società attuale che dà un risultato d’angoscia e crudeltà.
La verità è che ogni adolescente non sa capire nemmeno se stesso e non sa realmente cosa desidera.
Una madre cieca, contornata da problemi sta pensando di togliersi la vita.
(C) La mia vita in famiglia
Sono una cucciola meticcia. Mio padre non so chi fosse, avrà sedotto mia madre, con i suoi bei riccioli visto che li ho pure io, e poi ciao bella ci vediamo. E si perché mia madre, un bellissimo esemplare di cirneco dell'Etna alta e slanciata col pelo raso color del miele sapete quel miele di castagno che sembra oro, non è un tipo da strada abituata a difendersi dagli adulatori quindi mio padre con due saltelli e qualche spacconata l'ha conquistata. Le persone con cui vive però non le hanno perdonato la sbandata e dopo neanche un mese che eravamo nate, io e la mia sorellina, ci hanno abbandonate in una campagna. La paura, a ritrovarsi da sole senza le zampe della mamma tra cui rifugiarsi, e la fame, non c'erano più le mammelle piene di latte sempre a disposizione. Abbiamo vissuto un paio di giorni tristi poi una ragazza ci ha trovate e portate a casa sua, ci ha lavato e dato da mangiare ma la nostalgia della mamma era tanta. Dopo un pò che eravamo lì e ci stavamo abituando, un giorno la ragazza ci porta ad incontrare altre persone, una mamma con una figlia che voleva un cane. Come mi vedono non hanno dubbi, è me che vogliono, ho preso da mia madre, sono bella e con gli occhi verdi, la mia sorellina invece è completamente diversa un brutto anatroccolo. Quindi ci dividono, io vado via e lei resta con la ragazza, mi portano in un posto sconosciuto mi mettono una cuccia sul balcone e pretendono che io stia lì in silenzio. Gli umani non capiscono che anche i cani hanno dei sentimenti. Io sentivo la mancanza di mia sorella, del suo calore, volevano che dormissi da sola ma tanto ho pianto che la mamma alla fine mi ha portato dentro e ho dormito sul tappeto. Così è passata la prima notte e poi pian piano ho imparato a dormire da sola, ma appena li sento che si svegliano mi devono far entrare in casa, perché sono un cane, va bene, ma non mi piace stare da sola come un cane e finalmente questo lo hanno capito. La mamma, che ormai è anche la mia mamma, ogni tanto si arrabbia perché rosicchio tutto, anche le scarpe nuove col tacco ma poi mi perdona, lo sa che è perché sto provando i molari nuovi. I miei nuovi fratelli giocano con me, mi portano in giro così ho conosciuto altri cani, pure loro adottati e col guinzaglio. Qualche volta al parco ci slegano, felicità assoluta, corriamo scaviamo insomma facciamo i cani, perché la vita in casa non è il massimo e abbiamo bisogno di questi momenti di evasione. Poi, io amo fare giardinaggio, nel terrazzo di casa ci sono tanti vasi di fiori e quando sono da sola, per far passare il tempo e anche per dare una mano alla mia mamma che lavora, qualche volta poto le piante altre volte invece vedo che la terra nei vasi è dura e la zappetto, quanto tempo risparmiato per la mia mamma e quanto è felice quando torna a casa e trova tutte le piante sistemate. Oltre a due fratelli ho anche dei cuginetti piccoli, loro all'inizio avevano un pò paura di me perché non sono abituati ai cani ma a me piacciono tanto e questa estate al fiume ci siamo divertiti tanto. Non ero mai stata al fiume, ho visto i miei cuginetti che giocavano e sono corsa verso di loro, che sorpresa tutta quell'acqua, splash splash! Non sapevo cosa fare e loro a ridere, poi però, quando siamo usciti non si aspettavano che io mi scrollassi l'acqua di dosso e li ho bagnati tutti, che divertimento. Per stare tranquilli mi hanno legata, ma io morivo dal caldo così per stare al fresco mi sono scavata una buca nella sabbia e mi sono infilata dentro, che facce stupite che hanno fatto, e quante cose che non sanno sui cani. I miei non si aspettavano che io rivoluzionassi la loro vita, forse pensavano che sarei stata come un giocattolo, un pò ci giochi e poi lo lasci e lo ritrovi lì, io sono molto di più, sono speciale, forse magica. Ho trovato una famiglia che aveva bisogno di esternare i propri sentimenti, e io sono stata il mezzo che ha permesso questo miracolo. Li ho costretti ha tirare fuori il loro affetto e a comunicare meglio tra loro. Accettando me forse adesso sono in grado di accettare il diverso da sé e a capire le ragioni dell'altro, che la vita non è un via dritta e che ci possono essere strade secondarie per arrivare alla meta. Vorrei che tutti i miei fratelli randagi trovassero una famiglia da adottare, perché in fondo siamo noi che adottiamo loro, gli umani. Li amiamo senza condizioni e il nostro compito è proprio questo insegnare ad amare senza aspettarsi nulla in cambio.
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Ricordo che 5 sono anobiani, mentre 1 mi è arrivato tramite il mio blog.
Vi ringrazio e votate!!!
http://www.doodle.com/53evn2b5f7qypy3c
martedì 16 novembre 2010
INVENTA UN RACCONTO
-Scrivere un breve racconto di Minimo 3000 - Massimo 5000 battute (spazi compresi) - Es. con Word si và in File e si sceglie Proprietà. Da lì si va in Statistiche e si guarda Caratteri (con spazi).
-Il testo deve rispettare rigorosamente le consegne: gli autori devono indicare il Titolo del loro elaborato e tra parentesi la traccia scelta (A , B o C)
-Si può inserire gli scritti nel proprio blog e far così partecipare anche le persone non iscritte ad anobii.
-L'organizzatore come i partecipanti, non possono votare ma tutti gli altri sì.
-I partecipanti non devono fare pubblicità del proprio scritto ma deve essere segreto fino alla conclusione.
-Si può votare un singolo racconto.
-Il più bravo avrà un libro spedito dall'organizzatore, a proprie spese.
-Il GENERE è libero (noir, umoristico, fantascienza, erotico, per bambini, etc…)
-I testi vanno inviati al sottoscritto, tramite messaggio personale, dal 30 ottobre al 20 novembre.
-Si vota dal 21 novembre al 05 dicembre. Risultati e commenti dal 6 dicembre.
-Minimo 3 partecipanti
-Caratteristiche che deve avere il protagonista: (chiaramente non è necessario inserirle tutte nel racconto; possono essere utilizzati, valorizzati o meno, ma non vanno contraddetti).
-Si può scegliere minimo due aspetti della traccia, esempio Vivere in Italia e Lavorare in un ospedale.
(A)
-Deve essere donna dai 35 ai 55
-Vive in Italia
-Ama viaggiare
-Lavora in un ospedale
-...è separata!
(B)
-E' un uomo dai 35 ai 55
-E' un immigrato
-Lavora saltuariamente
-Ha una famiglia con figli
-Si è integrato benissimo
(C)
-Sei un animale
-Ami l'acqua ma puoi anche avere altre facoltà, come volare, saltare o correre
-Non ha importanza la tua grandezza, perchè sei il migliore in circolo
-Puoi essere domestico o selvatico
-Rispetti l'uomo e adori i bimbi
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Grazie e buona partecipazione!
Inserirò io con la pubblicazione delle storie, la pagina dove votare.
Se qualcuno non iscritto ad aNobii, vuole partecipare, può inviare il testo ad:
lele71vr@gmail.com
Grazie
Vieniviaconme del 15 Novembre
L'attualità politica e il dibattito sul governo non hanno alcuna attinenza con quanto verrà detto in una trasmissione che non è un talk-show e non è una tribuna politica, ma una specie di lungo recitativo, in quattro puntate, sullo stato del paese. Così come intervengono preti, precari, attori, migranti, testimoni della vita italiana a vario titolo, interverranno anche due politici, che sono cittadini come gli altri.
La trasmissione non ha alcuna pretesa di dare un quadro completo delle posizioni politiche, e soprattutto farlo non sarebbe né suo scopo né sua intenzione: per fare questo, il servizio pubblico dispone di ampio spazio in palinsesto, dai telegiornali ai talk show di approfondimento.
Vieniviaconme è un racconto, ovviamente parziale e ovviamente discutibile, che ha per tema i sentimenti, le passioni, i disagi, i problemi dell'Italia e degli italiani. Non è un tema lottizzabile, e non è neanche un tema partitico. Destra e sinistra sono concetti che hanno avuto larghissimo peso nella storia nazionale, e ancora ne hanno. Verranno fotografati, molto sinteticamente, dalle parole e dai volti di due leader. Verranno affrontati, come è nello spirito della trasmissione, come materiale culturale, non come contingenze di cronaca quotidiana.
E' molto difficile poter replicare alle polemiche e alle recensioni preventive uscite sui giornali, per il semplice fatto che queste polemiche e queste recensioni preventive non hanno alcun nesso con quanto accadrà lunedì sera, in diretta, su Rai tre.
sabato 30 ottobre 2010
Risultati Contest di scrittura
I LACCI DI TOUBA (A)
L’APPUNTAMENTO (B)
CARTOLINE DAL SENEGAL (A)
poi
VITA DI BUCK - Il matrimonio di Emily (C)
UN LEONBERG ADATTO ALLA FAMIGLIA (C)
infine
LA DONNA DEI GATTI (B)
sabato 23 ottobre 2010
ECCO I TESTI FELICEMENTE ARRIVATI, PRESENTATI IN FORMA ANONIMA
Mi chiamo Massamba Kalam e suono la batteria, esattamente un solo tamburo, e sono un terrorista! Scherzo. Insomma…
Ho 25 anni. Mio padre è del Senegal: questa deve essere una certezza anche se sin da piccolo mi è stato detto che sono stato adottato. Ora ho dei seri dubbi. Lui, mio padre, era da un bel pezzo che non lo vedevamo. Erano tre anni che mancava da casa. Mia madre diceva che non sarebbe più tornato perché aveva preso altre due mogli. Le ho chiesto come si sentiva ad essere una delle tre, ma lei non mi ha mai risposto!
Lui vive a Touba in Senegal, sua città natale, e anche li ha aperto un negozio di scarpe. Mi scrisse che gli affari andavano bene e mi invitava a raggiungerlo. Ma non si poteva fare, è vietato da sempre!
Con la mamma facevano uno strano traffico. Nel negozio qui a Firenze, in via Calzaioli, escogitarono uno strano sistema: lei faceva lo sconto del 10% a chi portava le scarpe vecchie per acquistarne delle nuove. A fine mese gli spediva una vagonata di scarpe! Ma quello che non riuscivo a capire è come mai mio padre, il mese successivo, ci rimandava tutto indietro. Quasi tutto. Le scarpe c’erano, ma mancano i lacci!
Una mattina arrivarono i carabinieri in negozio. Perquisirono tutto e ci portarono in caserma. Io non ero mai stato in prigione. La prigione è un posto dove ti senti solo anche se c’è tanta gente.
Mi interrogarono per ore e mi riaccompagnarono in cella verso le cinque del mattino. Ero gonfio che non riuscivo a inghiottire la saliva. Però rimasi zitto. Non ho aperto bocca. Non avrei mai potuto farlo. Sono sordomuto! Il tipo che mi faceva le domande iniziava guardandomi in faccia e poi si voltava. Non riuscivo minimamente a leggergli le labbra. Capivo che urlava perché diventava paonazzo e si sbracciava come se gli avessero rubato la merenda o peggio, fottuto la moglie. Quando gli mostrai il dito medio provai un forte dolore in faccia. Svenni. Ricordavo solo la fotografia che mi aveva mostrato poco prima: delle scarpe allineate su un bancone tutte senza lacci. I lacci…
Il giorno dopo mi fece visita la mia nonna in infermeria. Aveva con se i cantuccini, sa che ne vado matto, anche se non sono riuscito a mangiarne uno. Mi parlava a gesti e piangeva. Non capivo perché piangeva. Non l’avevo mai vista piangere.
La sera ho parlato per la prima volta con il mio avocato. Mi ha spiegato un po’ la situazione. Tutta colpa di mio padre! Avessi saputo il perché delle scarpe senza lacci avrei rovinato tutto. Ho spiegato all’avocato che potevano chiederlo a mia madre, che sicuramente lei conosceva il motivo, ma non c’è stato niente da fare. Erano convinti che fossi io l’artefice del contrabbando di suole usurate. Questo è ancora oggi un reato molto grave nel mio paese, ma non nel Senegal, in Italia. Sembrerebbe che importare scarpe senza lacci costituisca violazione e frode fiscale nel commercio con il terzo mondo. Terzo mondo, quale? Chiesi. Il nostro! Mi ha risposto l’avvocato.
Mi hanno scarcerato 2 settimane dopo e insieme a mia nonna e mia madre ci hanno sistemato con forza dentro un volo merci per il Senegal. Non eravamo graditi. Dei sobillatori e ingrati, dissero. Mia madre era felicissima e anche mia nonna. Io non capivo. Solo quando siamo scesi dall’aereo e siamo usciti dall’aeroporto compresi tutto. Non avevo mai visto una città simile. C’erano le macchine! Moltissime e modernissime, palazzi altissimi e la gente era vestita benissimo… e non puzzava! I negozi erano ricchi, le insegne immense e piene di luci. Mi batteva forte il cuore. Mio padre ci aspettava su una macchina che non avevo mai visto. Mi ha detto che era una “Mercedes”! Con la mamma si sono abbracciati che non si staccavano più e piangevano. Certo che Touba non è Firenze: lì le persone sono tutte povere, anche noi eravamo poveri, le macchine le hanno solo quelli del governo. Tutti gli altri vanno in bicicletta. Dicevano che era perché dovevamo essere tutti ecologisti per un mondo migliore, ma la verità, e io l’ho saputa solo adesso, è che non c’era più benzina. Mi ricordo le file per comprare il pane dal distributore automatico… che amari ricordi!
Mia madre dice che adesso è felice perché siamo riusciti a scappare dalla povertà. Prima l’Italia, ai tempi dei suoi nonni, era un paese bellissimo.
Un fratello di papà, zio Omar, ci ha spedito dalla Germania un cartone pieno di scarpe. Io stesso ho tolto tutti i lacci e rispedito il pacco. Però ancora non hanno arrestato nessuno. Ho saputo che i tedeschi sono più furbi degli italiani e che alla cazzata dei lacci senza scarpe non ci cascano. Io continuo a non capire, però mio padre, mia madre e mia nonna, ridono spesso per questa cosa.
Domani è il 27 Aprile 2093 e compio 26 anni. Sono contento di stare a Touba, rimpiango solo gli amici del gruppo Rock. Battevo il tamburo quando sentivo la musica vibrare forte dentro di me.
Ho spedito una scarpa senza lacci anche a loro.
Non credo basterà e non credo capiranno!
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TITOLO: Cartoline dal Senegal (A)
Ma quando si deciderà questa signora tra la scarpa rossa con tacco 12 o la scarpa décolletée, rossa pure questa?
Ora della scelta, naturalmente, 19h25, e io voglio prepararmi bene per la cena di questa sera, il primo appuntamento è il più bello, il più delicato, il più brutto.
Già la scelta del ristorante mi ha tormentato per tre giorni: il classico fiorentino, bistecca e chianti, per far vedere il mio profondo essere di qua o, brutale e evidente, ristorante africano e via con le gallettes de manioc, le poulet yassa...per manifestarle il mio orgoglio nero, anche se veramente, di cucina africana, non me ne intendo proprio.
Deciditi signora, la interpello tra me e me!
A volte, suggerire un parere personale funziona. In un senso come nell'altro, o decide di non prendere niente o mi ascolta, non mi importa di perdere una vendita, a quest'ora, tento il tutto per il tutto:
La signora alza gli occhi divertita verso di me:
Lo so, si stupiscono ancora, un senagelese alto quasi due metri e fiorentino, un bel contrasto, lo so.
Ma io ce l'ho nel sangue il mio essere toscano, fluisce nelle mie vene a forza di ninne nanne e cantucci della nonna che mi hanno speziato il sangue, a forza di scuola di quartiere e partite di calcio. A forza di innamorarmi di ragazze testarde, arroganti, sarcastiche, irresistibili!
Questa sera la vedo, questa mia tosta ragazza che ha accettato di venire a cena soltanto dopo tre mesi di assillo.
Ci siamo incontrati ad un concerto rock, lì io stono meno, nessuno si stupisce di vedermi, rientra nelle certezze: è nero, senso del ritmo e generalità assimilate.
Ma se ho dovuto studiare sodo per imparare, non interessa - quello che mi si chiede piuttosto sarà : Davvero hai un negozio di scarpe? Come mai?
Io non la racconto la mia storia, la potete indovinare, non sono certo il primo bambino adottato, e, dovessi sposarmi, lo vorrei anch'io un figlio adottivo, così so a chi regalare il negozio...
Lei li vorrà dei figli?
Forse corro troppo?
Questa sera, le dico, certo glielo dico:
vuoi venirmi a sentire il 27 ottobre, faccio un concerto con il mio gruppo rock? Mi farebbe tanto piacere.
Maledizione, potevo stare zitto! Taglio corto, chi se ne frega:
Devo averla convinta, la signora, perché le prende queste scarpe, o le ho fatto simpatia , come un esotico familiare, un fiore trapiantato, un prodotto culturale originale, che ne so, l'importante è che sono le 7e 40, che vado di corsa a casa, poi al ristorante, quello classico, tradizionale doc, e mangio con la mia ragazza una bistecca, bevo chianti, progettiamo un viaggio, magari in Africa, direzione Sénégal, ad imparare le ricette, poi vendo il negozio di scarpe ed apro un ristorante...oppure no, il contrario: andiamo in Africa, scopriamo che ci piace vivere proprio lì, apriamo un bel ristorante di cucina italiana e mandiamo le cartoline ai miei genitori: quando venite a trovarci? Vi aspettiamo! E portate i cantucci della nonna, che ci mancano tanto...
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L’APPUNTAMENTO ( traccia B)
Sono in volo da ore, cioè questa è l’impressione, in realtà sono solo cinquanta minuti: stiamo sorvolando i bianchi massicci alpini del versante svizzero. Ci hanno pure offerto gli auricolari e sul bracciolo alla mia sinistra ho digitato un po’ di stazioni finché ne ho trovato una che trasmette romanze e arie d’opera. Chiudo gli occhi.
“E lucean le stelle ed olezzava la terra…. L’ora è fuggita…e muoio disperato” Bellissima nella versione di Placido Domingo
La mia vicina sta armeggiando con lo spinotto e mi chiede dove infilarlo, ho una rispostaccia pronta, ma mi trattengo e l’aiuto, però non posso scegliere per lei così le consiglio la stazione numero uno per poter seguire in lingua italiana il film che stanno trasmettendo sui monitor.
Io non posso, non riesco a vederlo.
“…lascia ch’io pianga mia cruda sorte…”
Non so perché sono qui, cioè lo so, ma non so perché ho preso questa decisione. In fondo sono quarantacinque anni che convivo con una tenda da sole addosso, non voluta, una grata di prigione costantemente cucita sugli occhi. Un bambino si agita poche file oltre la mia, speriamo non si metta a piangere, perché non gli fanno seguire il cartone animato? Forse è troppo piccolo.
“…Se Romeo t’uccise un figlio…” intonata da Vesselina Kasarova
Io non ho figli, ho però un gatto, un certosino di dieci anni, una magnifica, morbida, dolce gattona che è rimasta a casa con mio marito,
“Oh mio Fernando… “ nella versione cantata da Jadraka Jovanovic, la mia preferita in questa aria.
Anche lui insegna al conservatorio, mio marito intendo non il gatto, anche se Perla ha più orecchio e senso del ritmo (lo vedo dalla coda) di alcuni miei studenti, non so come affronteranno l’esame di solfeggio parlato “difficile” in chiave di violino. Comunque questa volta non è un mio problema, per tre mesi non li rivedrò. Fernando , mio marito, insegna pianoforte: è un uomo buono , divertente ed affidabile, con lui rido…ed è questo che mi ha fatto innamorare di lui oltre alla comune passione per la musica .
“Libiam ne’ lieti calici…che la bellezza infiora…. e il riso in questo in questo paradiso ne scopra il nuovo dì”
Stanno proponendo delle bevande: prenderei volentieri un caffè, ma sono già troppo in tensione, meglio un bicchiere d’acqua. A volte l’acqua lava via i pensieri non graditi, le ansie che attanagliano….Ma che cosa dico? Ci vorrebbe qualcosa di ben più forte, ma io non sono abituata e rischierei di presentarmi all’appuntamento con un gran mal di testa.
Domani ci sarà il terzo tentativo, poi se anche questa volta non ci saranno risultati, mi dovrò rassegnare a perdere la vista, perché la mia non è una normale miopia, eh no, troppo facile! È complicata da infezioni corneali varie, distacco retinico, mi manca il glaucoma e poi il mio quadro clinico è un esempio da manuale di tutte le complicanze possibili. Mi viene in mente una barzelletta:
“Qual è la differenza tra Dio e un chirurgo?... Dio sa di non essere un chirurgo!
Speriamo che il mio, di chirurgo, non abbia la sindrome divina….
Perché balliamo così? Mi è stato detto che non dovrei neppure starnutire!
“Signori è il comandante che vi parla, allacciate le cinture, posizionate le mascherine dell’ossigeno, che stanno uscendo dagli alloggiamenti sopra la vostra testa, sulla bocca e respirate normalmente…..Mayday…mayday” Respirare normalmente?
“Ave Maria di Schubert….” per fortuna nella versione di Placido Domingo e Nana Mouskouri!
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La donna dei gatti (B)
-Tesoro, passa da me alle 10:30. Prima sono in ufficio. Bacioni-
Leggo il messaggio mentre mangio una poco sana barretta di cioccolato stravaccato sulla mia brutta poltrona. Dovrei andare? Alle 10 inizia la finale di campionato, e il mio televisore nuovo non aspetta altro. E poi ho già detto a Marco e Nico che avrebbero potuto guardare la partita a casa mia, probabilmente avranno già preso pizze e birre. Ma lei non lo capirebbe…Però è da una settimana che non la vedo, non voglio deluderla. Bene, andrò a casa sua e casualmente accenderò la TV, e magari la convincerò a guardare insieme la partita. No, questo è surrealismo. Ma tentar non nuoce. Scendo rapidamente le scale bagnate col rischio di spezzarmi l'osso del collo e raggiungo la mia fedele Bravo. Fedele un corno, non c'è benzina. È già buio e fa freddo, e casa sua è dall'altra parte della città. Inoltre questi lampi non promettono affatto bene, e il mio ombrello è rotto. La tentazione di voltarmi e lasciarmi cadere di nuovo sulla poltrona è fortissima, ma l'immagine di lei che piange perché le ho dato buca, o più probabilmente, che mi augura patologie letali e sconosciute è ancora più vivida nella mia mente, così mi dirigo verso la vicina fermata dell'autobus. Ad aspettare con me solo un pakistano con grandi buste con ogni probabilità piene di bracciali e collane e orecchini e anelli di vera plastica. Perché non vende anche lui ombrelli come i suoi colleghi visto il tempo? L'autobus si ferma, saluto l'autista e pago il biglietto, mi mancano pochi centesimi, non vuole farmi salire. Sono sul punto di sferrargli un pugno e prendere il posto di guida quando il pakistano mi porge sorridendo i soldi necessari. Lo ringrazio, ma sarò costretto a comprare qualche bracciale domani. Uno potrei regalarlo a lei, ma col suo stipendio può permettersi ben altro genere di bracciali. Avanzo nell’autobus quasi deserto e mi accomodo più nervoso di prima su un sedile lercio di fronte a una donna che prima non avevo notato. È magra e sembra piuttosto alta, ha i capelli raccolti in una crocchia, sta cercando di decifrare un libro di musica con naso incollato alla pagina. Avrà meno di 50 anni ma per come è vestita sembra una nonnina. In effetti, sembra proprio mia nonna, solo che è meno curva. Ha un cattivo odore, vorrei cambiare posto ma lei potrebbe intuire il motivo, e non essendoci altra anima viva vicino a noi capirebbe di essere la causa del mio allontanamento. Potrei fingere di voler scambiare due chiacchiere col mio amico vucumprà, ma non ne ho alcuna voglia, così resto lì e sopporto il fetore. Pare impossibile che una donna di quell'età puzzi come un animale. Sono sempre più nervoso. Potrei essere a casa ad aspettare che arrivino i miei amici per oziare allegramente, e invece sono in autobus con un nero, una signora maleodorante, e senza un soldo. Noto che la signora porta con sé una cesta piena di cuscini. Roba da matti. Comprendo che non è lei ad emanare cattivo odore ma la cesta, su cui ora ho soffermato lo sguardo. Non ho mai dato segni di squilibrio mentale ma giurerei di aver visto sbucare una coda pelosa. La signora sicuramente ha visto i miei occhi strabuzzati e si affretta a spiegarmi. Sono i suoi gatti, dice, rimasti gravemente feriti a causa della caduta di alcune tegole dal tetto di casa sua e per questo ora si sta recando dal veterinario. Gatti. Non li ho mai potuti sopportare. ogni volta che andavo a casa di Carla quegli schifosi iniziavano a strisciarmi fra le gambe con le loro inquietanti vibrazioni. Ma quando quello più grosso mi ha anche fatto inciampare non ci ho visto più. L’ho chiuso in un sacco per la spazzatura e gettato in un cassonetto mentre lei si preparava. Alle sue domande sul gatto ho sempre risposto vagamente. Forse si è convinta che sia scappato o che sia stato preso da qualcuno durante uno dei suoi giretti del quartiere. La signora è inconsciamente sadica. Prende il cesto e me lo porge invitandomi a vedere quanto siano belli i suoi gatti, ma di fare attenzione perché stanno dormendo. Riluttante appoggio una mano sulla coperta che copre le bestie per scostarla, ma mentre compio quest'azione delicatissima l'autista frena di colpo. Il contenuto del cesto mi si rovescia addosso. Due gatti sanguinolenti e fetidi mi coprono la faccia. La mia camicia si tinge di macchie rosse. Approfittando dell'apertura del portello secondario scaglio via i due corpi mollicci e sudici. La donna vorrebbe urlare qualcosa ma la voce le si strozza in gola. Gli occhi si fermano, non respira più. La sua brutta testa di vecchina ricade pesantemente sul petto. Sono soddisfatto e tranquillo. Guardo a destra verso il posto del pakistano sorridendo serenamente. Guarda assorto la sua merce, sembra non aver notato nulla. Mi volto nuovamente verso la donna. Il suo posto è vuoto. Sul sedile peli di gatto. Mani fredde attorno al mio collo, ed è il buio.
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VITA DI BUCK - Il matrimonio di Emily (C)
Era impossibile farcela, quell'osso proprio non ne voleva sapere di tornare in superficie. Mi facevano male le mascelle a forza di tirare, ma dove si era impigliato?! “Buuuuuck...”, la voce di Mary cominciava ad essere stridula, ci stavo mettendo troppo tempo, sentivo l'ansia nella sua voce, come quando qualcosa nel programma di marcia andava storto e lei cominciava a perdere il controllo sugli eventi. “Buuuuuck, se non vieni subito in macchina ti lasciamo a casaaaaaa...”.
Fatto! Rotolando all'indietro mi rialzai col mio bell'osso tra i denti, mi sorridevano anche le orecchie, e galoppai verso la famiglia già sistemata in macchina in pompa magna, oggi matrimonio!
“Cagnaccio, ci vuoi far perdere l'entrata solenne della zia in chiesa”, Mary mi scrollava la testa con un grattino e mi spingeva dietro, tra le gambe dei ragazzi. Gira e rigira trovo il mio bel posto, osso e tutto me. E si parte. Sono sempre un po' caotiche le nostre partenze, tutta una corsa per preparare valigie, scatole, cibo (Mary non partirebbe mai per un viaggio senza un'adeguata scorta di cibo, a volte penso che lei creda che fuori dalla sua casa, il suo regno, si estenda un infinito deserto) ed io, che mi eccito sempre alla vista dei preparativi, corro dall'uno all'altro per controllare che tutto sia pronto, ecco un calzino lasciato indietro...ehi, ti sei dimenticato il billo, come pensi di addormentarti questa sera?! Se non ci fossi io, come farebbero in questa casa?
A parte il lancio del riso dove ho potuto abbaiare e saltare come un matto, mi sono annoiato a morte ad aspettare là fuori, i ritmi umani a volte mi sono un po' incomprensibili, ci sono posti dove non posso andare con la mia famiglia, come se ci fossero luoghi che non sono adatti per me, ma oggi è un giorno speciale: la zia Emily si sposa. Ed il banchetto valeva l'attesa, c'era un'infinità di gente, tutti a farmi complimenti per il mio fisico eccezionale (ma quanto sono vanitoso!), mi sono pavoneggiato al fianco di Mary e dei ragazzi fino allo sfinimento, ho dato sfoggio di tutte le mie migliori qualità, ho anche ballato con le zampe appoggiate sulle spalle di Robert, il cugino di Mary, che, dopo molte ore con le gambe sotto il tavolo, aveva bisogno di smaltire un po' di alcool; piazzato come un pascià vicino alla mia famiglia, ho mangiato per ore con Mary che, oltre al mio piatto sempre pieno, mi ha fatto assaggiare ogni tipo di cibo umano; c 'è stato un momento mentre ero lì con la pancia piena e rilassato tra le persone che amo, con intorno il movimento festante di tutte quelle persone venute da lontano per fare onore a Emily... (già Emily, che storia...sposata giovanissima, quarant'anni di matrimonio e poi rimasta sola si va ad innamorare di un giovanotto di trent'anni più giovane, ma la storia è che lui è innamorato ancora più di lei e vederli insieme è una di quelle cose che ti fa venire voglia di vivere), dicevo...che ho pensato che lì in quel momento sperimentavo il paradiso.
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UN LEONBERGER ADATTO ALLA FAMIGLIA (C)
La luce argentata di un pomeriggio di marzo, illuminava l’elegante casa in riva al lago Iseo.
Da una grande vetrata, si vedevano i vertici rigogliosi degli alberi del maestoso giardino, che spiccavano contro il cielo dove veleggiavano centinaia di cumuli.
I professori Molly e Sara sedevano al tavolo dialogando con entusiasmo.
Io accucciato sulla mia poltrona color frassino, mi leccavo i baffi al ricordo di quello che avevo gustato a mezzogiorno.
Sono un Leonberger, un cane di razza di grossa taglia e mi chiamo Barny. Raggiungo gli 80 centimetri al garrese e i 65 chili di peso. Ho il pelo lungo di colore giallo-rosso con la maschera nera. Anche se il bebè di casa, Tom di 4 anni, mi prende in giro per le mie orecchie cadenti, ho una forte ossatura.
Sono classificato tra i cani da guardia, e il mio temperamento è buono, equilibrato, mansueto, adatto alla vita in famiglia e con i bebè vado d'accordo. Accetto anche gli ospiti e più di fargli qualche giro attorno, non gli faccio nulla.
In silenzio pacifico, studiavo le espressioni dei due ospiti che si erano del tutto rilassati.
Alle diciotto, un’auto guidata dal maggiordomo Pier, era entrata nel giardino, fino a quel momento taciturno. Davanti al portone, di ritorno dall'asilo, era arrivato Buk con la sua mascotte, Tom.
Buk aveva appena compiuto gli anni, vissuti con umorismo e determinazione. Era stato un punto di riferimento importante per la famiglia che si era sempre aggrappata a lui.
A dire la verità, pure io, perché se non c'è lui che mi porta qualche osso, me la passo gran male.
Era arrivato il momento di saltare addosso a quel birbante di Tom. Non solo, dargli una bella leccata in faccia ma giocare pure a nascondino.
Ormai avevo ben capito dalle loro discussioni, che gli eleganti ospiti, aspettavano Buk per poter parlare di una palazzina dell'ottocento con affreschi.
I professori avevano atteso per circa due ore l'arrivo del mio padrone, perché volevano informazioni accurate.
Sara e Buk erano nati lo stesso anno, ben quarantadue anni fa. Erano stati compagni di classe alle elementari e alle superiori. Poi, lui si era trasferito a Pisa dove aveva frequentato l’università e dopo aver superato l’esame di stato, aveva incominciato a esercitare la professione di avvocato nella sua città natale.
Anche lei, dopo aver sposato Marco Dodi, era approdata a Pisa con il marito. Il loro rapporto di amicizia non si era mai interrotto, anzi, con il procedere degli anni si era fortificato.
L’etica professionale di Buk, consentiva di raccontare il valore di diverse opere d'arte, compresi gli affreschi.
Gli ospiti erano stati ricevuti nella sala. Si erano seduti sulle poltrone ai lati del camino. Buk gli aveva offerto caffè e cioccolatini fondenti.
Avevano parlato di banalità, poi, all’improvviso, Sara, con un gesto presumo abituale nei momenti d'ansia, aveva allontanato dal viso i capelli ramati in argento. Si era alzata e dandomi le spalle, si era chinata per allacciarsi una scarpa.
Mi avvicinai, e vedendo la sua tenerezza, gli tirai su il viso. Lei mi guardò con occhi di color miele millefiori e rise.
A quarantadue anni, Sara era ancora una bella donna e sembrava in perfetta forma fisica.
Di nuovo, aveva allontanato i capelli dal viso con un gesto veloce e aveva proseguito: «Tu Buk, sai il valore del patrimonio? Vorrei inserirlo nella mia collezione».
«Vi metterò in contatto con i proprietari, sia a te che a Molly», aveva ribadito Buk.
Quelle erano opere eseguite da pittori minori dal tardo seicento all'ottocento, che riproducevano banchetti e tavole imbandite.
Al solo pensiero, mi veniva la bava alla bocca dall'acquolina.
I singoli affreschi, dipinti con una tecnica abbastanza ingenua, non avevano un particolare valore, ma nell’insieme costituivano una rara e preziosa collezione sul tema del cibo, e questo mi faceva aver lo stesso gusto dei professori.
Sara era soddisfatta e dopo aver sorriso, si era infilata in bocca un cioccolatino, gustandolo con piacere. «Così va meglio», aveva detto.
Gli alberi oscillarono, scossi da un vento forte e improvviso che sospingeva nuvole d’inchiostro, oscurando il cielo.
La luce di un lampo rischiarò la sala e un tuono spaventoso lasciò tutti senza fiato.
Tom senza nemmeno attendere un istante, era abbracciato al mio collo.
Mi alzai su due zampe per controllare, ma subito, l'avvocato accese una lampada per illuminare la stanza. Una pioggia si gettò contro la vetrata mentre lampi e tuoni si verificavano sempre più frequenti.
Così com’era venuto all'improvviso, il temporale fuggì via e nel cielo nacque la luce del tramonto.
Accucciandomi, mi accorsi che Tom si era assopito.
Stando attento a dove mettevo le zampe, mi arrotolai sul bimbo, il mio cucciolo.
Con il muso appoggiato su Tom, mi accorsi che le due ospiti stavano salutando il mio valoroso padrone, ma ho sbadigliato così forte, che ora non ricordo più nulla.
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OSVALDO (traccia C).
Hanno appena tagliato l’erba. A me piace questo odore, lo aspiro a fondo, rumorosamente, ed è ancora più potente, forte e piacevole quando il prato è bagnato; come adesso, che è appena piovuto, uno scroscio fortissimo mi ha fatto rintanare nella cuccia. Ora è tornato il sereno, e sono ritto sulle zampe teso a prosciugare tutta l’aria circostante, l’aspiro con la lingua e le narici, mentre il mio pelo nero si impregna dell’umidità circostante.
Fuori dalla villa, davanti al cancello, è iniziata la parata serale dei cani del vicinato: Flippy, Dolly, Nerone, Pietro…
Venite, venite, eccovi qua, Grrrrrrr…Bauu!... Ma sì, fatevi sentire forte da quei cretini dei vostri padroni, fate finta di essere quello che non siete, cani da guardia, ridotti a vivere in quattro metri quadrati di terrazzo, chiusi nelle vostre mura domestiche, mezz’ora d’aria, se va bene. Pietro, molosso bastardo, prova ad avvicinarti, Pietro..
Ecco Giulia che rientra da scuola, apre il cancello con Marco, le corro incontro anche se so che dovrò fermarmi. Vorrei saltarle addosso e leccarle il muso, lei prova ad abbracciarmi, Marco glielo impedisce: “Giulia, no!” . Sono zuppo di pioggia, sporco di fango.
“Ma come sei ridotto, come facciamo? … Carla, Carla, ma hai visto come è conciato il cane? Che facciamo?”
Carla sbuca dall’interno, un tripudio di colori che mi entusiasma, insieme al suo profumo inebriante. Corro verso di lei, pronto a dimostrarle tutta la mia gioia nel vederla, ma un altro “NO!” , “Cuccia, Osvaldo!” mi costringe a fermarmi e ad acquattarmi per terra.
Carla e Marco iniziano a parlottare fitto. Giulia entra in casa e butta lo zaino per terra, dietro alla porta, poi esce fuori con un foglio di carta, che sventola sotto il naso dei genitori.
“Osvaldo viene con noi, è un cane da salvataggio in acqua, il Terranova. C’è scritto qua, papà l’ha stampato ieri da internet, quindi se cado nella piscina mi salva Osvaldo.”
“E’ troppo sporco, non possiamo, Giulia. Vieni a cambiarti, dobbiamo essere al matrimonio tra poco. Lo so, c’è la piscina nel ristorante, ma tu non devi caderci dentro, tutto qua.”
Giulia protesta, grida, implora, si dimena. Il mio muso gira verso ognuno di loro, provo a fare lo sguardo più languido e dolce, poi mi alzo e scodinzolo guardando ora lei ora lui, con quel fare speranzoso e rassicurante proprio del migliore amico dell’uomo, della donna e dei bimbi.
Li ho convinti. Lo so, lo sento. Lo sguardo di Carla verso Marco, le sue braccia abbandonate sui fianchi, mi fanno capire che ha desistito. Inizio a girare intorno a Marco, lui rotea con me e si trova davanti la piccola Giulia, ancora ferma in attesa della sentenza.
“Dai Giulia, vatti a vestire. Andiamo tutti. Osvaldo, muoviti, vieni con me!”.
Sono già in macchina quando arrivano Carla e Giulia. Mi piace quando sento il rumore d’accensione, mi piace quando vedo sfilare i palazzi e muoversi gli alberi, mentre sono accucciato all’interno dell’abitacolo. Mi piace quando faccio appannare i vetri, col mio alito.
Son dovuto restare un po’ in macchina, mentre loro andavano in un posto dove non potevo entrare, poi siamo ripartiti, ancora un po’ di movimento; infine, lo stop. Finalmente si apre lo sportello per farmi scendere.
Ancora erba, ancora odore di terra bagnata, la serata promette bene. Poi vedo lei, la piscina: la soluzione è a portata di zampa.
Amo l’acqua, amo anche essere elegante e far ben figurare i padroni nelle situazioni importanti; questo fango non mi si addice, il grande Osvaldo è pronto, fa un balzo e si tuffa, nel blu.
Se c’è stato un grido, non l’ho sentito. Se c’è stato un “NO!”, è arrivato troppo tardi.
Questo posto è meraviglioso, le mie zampe mulinano nell’elemento liquido, quando esco sono grondante quel tanto che garantirà l’apoteosi della felicità: lo sgrullare dell’acqua dal mio pelo.
Intorno, il vuoto. Dietro ad esso, un semicerchio di persone, chi ride, chi urla, chi fa di tutto per evitarmi.
Giulia, non vedo Giulia. Riprendo felice la mia escursione sul prato, curioso di tutto e di tutti.
Adoro le feste.
America's Cup
Mascalzone Latino
MISS ITALIA NEL MONDO: VINCE LA SVIZZERA
Miss Nicaragua - 2° classificata
19-21 APRILE - VERONA: GREENBUILDING E SOLAREXPO
Uffizi: restaurata Adorazione Lippi
ANCHE CATE BLANCHETT IN 'INDIANA JONES 4'
KYOTO: FIORONI, IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN TUTTE LE SCUOLE
Con questo sistema, secondo Fioroni in una scuola del sud, dove l'insolazione e' maggiore, ogni scuola potrebbe avere un ricavo annuo di 41.250 euro mentre al nord si avrebbe comunque un consistente ricavo di 30.250 euro. Quanto alla fattibilita' del progetto, la struttura di molti edifici scolastici sembra essere ideale per l'installazione di pannelli fotovoltaici destinando a questo scopo ad esempio le terrazze che sovrastano gli edifici o i cortili. Poiche' gli edifici non sono di proprieta' delle scuole si puo' prevedere che con opportune collaborazioni con istituti di credito interessati, regioni, enti locali e anche attraverso sinergie con capitali privati, la scuola partecipera' solo al costo di ordinaria e straordinaria manutenzione dell'impianto utilizzando il corrispettivo dei ricavi dell'energia prodotta. I vantaggi sarebbero percio' indubbi: una parte dell'energia prodotta potrebbe essere utilizzata per i consumi stessi azzerando il costo della bolletta elettrica, la parte rimanente potra' essere ceduta al distributore locale (Enel, Acea, ecc.) che e' obbligato ad acquistarla al prezzo stabilito dall' Autorita' per l'energia elettrica e il gas (0,090 euro kwh prodotta).
Un altro risultato positivo secondo il ministro sarebbe quello di educare i ragazzi attraverso l'esperienza concreta: ''Modificando l'ambiente scolastico si apprende - ha detto - e si impara dalla realta'''. Per la realizzazione di questo progetto ci si sta muovendo in tre direzioni: un accordo quadro tra il ministro della Pubblica Istruzione e quello dell'Economia; un protocollo d'intesa tra il dicastero di viale Trastevere e l'Enea che ha offerto la propria disponibilita' a seguire la compatibilita' tecnico-scientifica dei progetti; la programmazione di corsi di formazione sull'efficienza energetica per il personale scolastico, prima in via sperimentale e poi su larga scala. ''Le istituzioni scolastiche - ha concluso Fioroni - si trasformeranno cosi' in veri e propri laboratori di risparmio ed efficienza energetica all'interno dei quali la comunita' scolastica sara' l'attore protagonista del progetto''.
SMOG: 15 CITTA' GIA' FUORILEGGE PER PM10; VERONA PRIMA
IL PIU' CALDO DI SEMPRE NEW YORK
"Le temperature nel mondo sia sulla terra ferma sia sui mari sono state le più elevate registrate per il mese di gennaio", si legge in un comunicato del centro. In media (sul mare e sulla terra) le temperature sono state di 0,85 gradi al di sopra della media del 20/o secolo per gennaio.
Il record precedente era del 2002, quando la media era stata sorpassata di 0,71 gradi. In particolare le temperature terrestri sono state d 1,89 gradi sopra la media mentre quelle oceaniche hanno superato sia pure di poco anche il record stabilito nel 1998, quando era al suo massimo il fenomeno del Nino, che peraltro si sta ora ripresentando.
"La presenza del Nino così come la generale tendenza al riscaldamento del pianeta", hanno contribuito a stabilire questi dati, si afferma nel comunicato. Le alte temperature hanno anche fatto sì che nel continente euroasiatico ci siano state bassissime precipitazioni nevose. Nel corso del 20/o secolo le temperature sono aumentate di circa 0,06 gradi ogni dieci anni ma dal 1976 l'aumento è triplicato passando a 0,18 gradi. Gli aumenti maggiori di temperatura si sono avuti vicino al polo nord.
Al via Treno verde: controlla smog
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Saranno monitorate 7 citta', tra cui Milano, Roma e Napoli |
ROMA - Al via il treno verde di Legambiente e Ferrovie, che attraversera' l'Italia per controllare livelli di smog e decibel. Saranno sette le citta' ad essere poste sotto la lente d'ingrandimento: Firenze, Bologna, Milano, Genova, Napoli, Bari e Roma. Secondo una media ponderata di viaggiatori che hanno scelto il treno piuttosto che l'auto privata, in poco piu' di un decennio un minor rilascio nell'atmosfera di 164 mila tonnellate di Co2. |
Giulia Santerini intervista Carla Bruni, in Capital Tribune
Top model tra le più pagate al mondo, donna amata ed invidiata, sposa e mamma felice, da cinque anni anche cantautrice di successo.
Carla Bruni in Capital Tribune
Una risposta a tanti perché...Perché cominciare a fare musica dopo quasi 20 anni in passerella, perché mettersi con un filosofo trentenne dopo essere stata con Mick Jagger ed Eric Clapton...Torinese di nascita, Carla Bruni si trasferisce a cinque anni a Parigi, dove cresce. Il padre è compositore e diventa direttore artistico del Teatro Regio di Torino. Alla fine degli anni Ottanta diventa una delle modelle più pagate al mondo, poi sposa il filosofo Raphael Enthoven da cui ha un figlio, Aurélien, nato nel 2001.
Nel 2002 pubblica il suo primo album da solista nel 2002, 'Quelqu'un m'a dit'. Il 15 gennaio 2007 esce il suo secondo lavoro No Promises, cantato in inglese.
E i perché proseguono...perché la poesia inglese è la più moderna, perché aveva ragione Einstein, tutto è relativo.
Domande e risposte di Carla Bruni da martedì 20 a sabato 24 febbraio alle 8.45 in Capital Tribune.
Uccide figlio a coltellate: autopsia, due i colpi mortali
| Il marito le impediva di portare bimbo in Romania, si vendica |
| VERONA - Il piccolo Fabio e' morto per 2 colpi mortali. E' il risultato dell'autopsia sul corpo del bimbo ucciso martedi' a coltellate dalla madre. La donna, una rumena di 30 anni, avrebbe sferrato sul figlio di 13 mesi, 4 colpi, 2 dei quali letali, per vendicarsi del marito, che aveva ottenuto dal Tribunale dei Minori il divieto di espatrio per piccolo, impedendole di portarlo con se' in Romania. La donna, che dopo il terribile gesto ha tentato il suicidio, e' ora ricoverata in ospedale. |
IN CROAZIA HITLER SU BUSTINE ZUCCHERO
ECO-ENERGIA:PECORARO,CI SONO I SOLDI PER SVOLTA FOTOVOLTAICO
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Alfonso Pecoraro Scanio: le vecchie norme sulla vivisezione vanno superate
La vivisezione non è affidabile, perché la fisiologia degli animali è diversa da quella degli esseri umani
''La vivisezione, come ormai gran parte della comunita' scientifica afferma, non e' affidabile, perche' la fisiologia degli animali e' diversa da quella degli esseri umani. Queste vecchie norme vanno superate''. Cosi' il ministro dell'Ambiente e leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, ha commentato l'istituzione del premio Pietro Croce, consegnato oggi alla moglie dello scienziato, considerato il promotore della lotta contro la vivisezione. L'occasione e' stato il convegno organizzato a Roma da Equivita, Animalisti italiani e Movimento ecologico nazionale Una. ''Il premio - ha detto Pecoraro Scanio - e' sostenuto dai Verdi e riguardera' un'attenzione alle scelte scientifiche per una sperimentazione 'vera'. Nel programma di governo c'e' anche il superamento della vivisezione come metodo di valutazione scientifica, con l'obiettivo di andare verso sistemi alternativi validi, come quelli sulle colture cellulari. Credo si debba procedere in questa direzione - ha concluso il leader dei Verdi - e tutti gli atti del governo debbono essere coerenti ad andare in questo senso, e' un fatto di civilta'. Si tratta anche di sradicare interessi, oltre che vecchie convinzioni''. ''Croce e' stato il primo a dire 'no' alla sperimentazione sugli animali - spiega Ilaria Ferri, direttore dell'associazione animalisti italiani - un metodo che conosceva bene perche' l'ha praticato. Oggi esistono tecniche alternative come la tossicogenomica, che studia l'effetto delle sostanze nocive mettendole a contatto con cellule umane testate in vitro, in modo efficace e meno costoso''. Il presidente di Equivita, Gianni Tamino, ha poi sottolineato come il programma di governo, a favore di metodi alternativi, sottintenda in questo senso anche ''un impegno per la modifica della normativa comunitaria''.
Altilia: una moneta antica che vale un tesoro
Il rinnovato interesse per i tesori archeologici delle Serre di Altilia, dopo le ultime scoperte realizzate con l’ausilio delle immagini satellitari, consente in questi giorni di acquisire notizia e resoconti di ritrovamenti casuali avvenuti in passato e dei quali finora non era stato possibile occuparsi.
E’ il caso di una moneta (fig. 1) balzata fuori da un terreno agricolo nel lontano 1976 in località Porcile-Piano dei passeri, a poca distanza dall’attuale abitato di Altilia ed ai piedi della collina che ospita l’archeozona della Vigna Barracco (fig. 2).
Descrizione della moneta
Un esame accurato del reperto, condotto in collaborazione con Vincenzo Clarà e Raffaele Iaquinta, spinge a ritenere come esso sia, con un buon margine di sicurezza, un esemplare di moneta ellenistica tolemaica.
Il dritto, anepigrafe, raffigura l’immagine della testa diademata della regina Cleopatra I, prospicente a destra, nelle vesti di Iside, divinità egizia venerata ad Alessandria ed in gran parte del Mediterraneo.
La dea-regina è rappresentata con la corona e lunghe trecce.
Il rovescio reca al centro un’aquila, collocata a 3/4 con le ali spiegate stante su fulmine. A sinistra è visibile la scritta in greco P…EMAIOY con le lettere TOL abrase, mentre a destra si legge, anche se a fatica, BASILEOS (in traduzione “di Tolomeo Re”). Parzialmente chiari sono i monogrammi interni, tranne L (lambda) a sinistra. La moneta, del peso di gr. 5.82 e diametro di 25 mm, osservata al microscopio risulta, per struttura molecolare, costituita da una lega di argento placato rame. La patina, ripulita dell’ossido, si distingue per l’elegante e raffinato color cioccolato.
Per quanto concerne la misura, tenendo conto del peso si tratta di una didrachma, anche se la legenda IIII visibile in verticale a destra sul rovescio indicherebbe un valore monetale pari ad un tetrachmon.
Un esemplare ben documentato
La moneta ritrovata ad Altilia dal punto di vista numismatico e figurale è ben documentata in repertori e cataloghi.
La tipologia più prossima al dritto (Cleopatra I come Iside) la possiamo osservare in un esemplare dell’American Numismatic Society, studiato da Paolo Visonà, A new Ptolemaic head of Isis, University of Michigan, Museum of Art and Archaeology, Bullettin vol. 8, 1986-88, pp. 4-14, e corrispondente al n. 1235 dell’opera di J. N. Svoronos, Ta nomismata tou kratous ton Ptolemaion, Atene 1904.
Entrambi i riferimenti sono cronologicamente inquadrati tra il 205 ed il 180 a. C. Per quanto concerne il rovescio (aquila su fulmine) notevoli analogie – anche per la patina color cioccolato – sono individuabili con l’esemplare della Edgar L. Owen Premier Gallery of Antiquities di cui al n. 7880 del catalogo di D. R. Sear, Greek coins and their values, voll. 2, Seaby, Avon 1979-1995.
L’anno di coniazione
Ulteriori precisazioni cronologiche risultano evidenti considerando le fonti storico-letterarie e papiracee dell’Egitto tolemaico. Cleopatra I, nata attorno al 219-10 a. C., era figlia di Antioco III re di Siria e della sua prima moglie Laodice.
Dopo tre anni di fidanzamento, nel 194-3 sposa a Raphia il sovrano d’Egitto Tolomeo V Epifane. Con il matrimonio Cleopatra I viene assunta nel novero delle divinità oggetto di culto, secondo la tradizione dinastica dell’epoca.
Il titolo di theía a giudizio di P. W. Pestman, Chronologie égyptienne d'après les textes démotiques, Leiden 1967, appare per la prima volta in un papiro relativo alle liste dei sacerdoti eponimi dell’anno dodicesimo, ovverosia proprio del 194-93.
Di contro W. Clarysse e G. Van der Veken, The Eponymous Priests of Ptolemaic Egypt, Leiden 1983, spostano la data al 1 aprile 192.
In tal senso, il terminus ante quem risulta sensato far risalire la raffigurazione della regina Cleopatra come Iside è costituito dagli anni 194-2. Il regno di Cleopatra I si protrae anche dopo la scomparsa del marito nel 187, come reggente per il figlioletto Tolomeo VI, fino alla morte, avvenuta tra il 10 settembre 178 ed il 14 ottobre 177.
Sulla base di codesta cronologia appare ragionevole ricondurre l’emissione della moneta ritrovata ad Altilia al periodo compreso tra il 194-2 ed il 178-7.
A tal riguardo, il monogramma L (lambda = 11) visibile sul rovescio nel settore di sinistra indicherebbe l’anno preciso di coniazione, l’undicesimo del regno – iniziato nel 205/4 – di Tolomeo V Epifane, ovverosia il 194-3, proprio l’anno in cui il sovrano egizio sposa Cleopatra.
La moneta, ordunque, sarebbe stata coniata in occasione delle nozze e dell’assunzione di Cleopatra I a dea-regina. D’altra parte, il volto raffigurato è giovanile e la dea Iside era la divinità egizia per eccellenza della fertilità e della maternità.
Il contesto storico
Sul piano storico-evenemenziale sono gli anni della Seconda guerra siriaca, condotta da Roma contro Antioco III il Grande (c. 242–187 a. C.), padre di Cleopatra I, e della compiuta affermazione romana nell’Egeo. I
ll sovrano seleucida, valendosi del consiglio di Annibale riparato in Asia Minore dopo la sconfitta subita a Zama nel 202, aveva intrapreso una politica di espansione dei territori del regno.
Così, dopo aver nel 202-198 conquistato la Siria e la Palestina tolemaiche, nel 196 Antioco invade l’Europa per recuperare la Tracia.
Il pericolo di un ulteriore ampliamento del potere dei Seleucidi – i quali col matrimonio di Cleopatra, data in sposa nel 194-3 a Tolomeo V Epifane, si erano tra l’altro assicurati l’appoggio egiziano – spinge il Senato di Roma ad intervenire.
Seguono lunghi scambi diplomatici tra il 196 ed il 193, con un insieme di equivoci, fin tanto che Antioco, persa la pazienza, nel 191 occupa con 10.000 uomini la Grecia.
La reazione romana è immediata e si concretizza in due vittorie memorabili, alle Termopili ed a Magnesia del Sipilo.
Quest’ultima in particolare, nota anche come vittoria di Corupedio, si svolge tra il 20 dicembre 190 ed il 10 gennaio 189: Antioco, obbligato alla fuga, è costretto a lasciare i magazzini degli accampamenti ai nemici.
Segue, l’anno successivo, la pace di Apamea (188). I generali romani Lucio Cornelio Scipione l’Africano ed il fratello Lucio Publio impongono ad Antioco condizioni durissime: una indennità di guerra di 15.000 talenti, la consegna di tutti gli elefanti, di quasi tutte le navi e di moltissimi prigionieri.
Il tesoro di Antioco passa nelle mani dei Romani. Gli Scipioni, al loro rientro in patria, nel 187-4 verranno processati per appropriazione indebita di denaro e peculato.
Sono gli anni dell’ellenizzazione della società romana e della reazione del partito conservatore, con in testa Catone il Censore.
Una scoperta eccezionale
Di fronte alla ricostruzione storica degli eventi sopra descritti appare scontato domandarsi come sia finita ad Altilia una moneta egizia di Tolomeo V Epifane.
Molte le ipotesi che a riguardo in generale si potrebbero formulare.
Al momento, tuttavia, di là dalla possibilità che in località Porcile-Piano dei passeri esistesse una stazione o un accampamento per l’esercito romano di ritorno dall’Oriente con le ricchezze di Antioco III dopo la pace di Apamea del 188 a. C. (una statio o un castrum su un terrazzo naturale a ridosso del fiume Neto tra il legname e la pece della Sila, utilizzati per le navi, e i porti della costa, in primis Crotone), non rimane che sottolineare – sul presupposto della frequentazione ellenistica delle Serre di Altilia, documentata dagli studi sin dal 1977 di Pasquale Attianese – come la moneta di Cleopatra I attesti irrefutabilmente l’esistenza di scambi commerciali ed economici tra l’Egitto e la Magna Grecia crotoniate, in linea col modello di quanto si registra, sempre entro i limiti del III-II sec. a. C., per la città di Siracusa in Sicilia.
Ad ogni modo, un dato emerge limpido e palese: la “Cleopatra di Altilia” costituisce una scoperta di eccezionale rilievo numismatico, una testimonianza per Crotone e la sua chora destinata ad entrare nei libri di storia.
[Francesco Lopez]
In salvo due milioni di uccelli
Il provvedimento, ratificato a Bruxelles dal comitato europeo che riunisce i capi veterinari della Ue, dovrebbe salvare due milioni di volatili che, ogni anno, vengono catturati in natura e rivenduti come "animali da compagnia".
Grande soddisfazione soprattutto per la Lipu-BirdLife Italia che, insieme all'Inglese Rspb (Royal Society for the Protection of Birds), aveva chiesto con vigore il bando al commercio di uccelli, causa del declino di numerose specie, tra le quali il pappagallo cenerino africano, l'amazzone corona gialla e l'amazzone fronte bianca, oltre alla morte di oltre il 60 per cento degli uccelli catturati, che decedono ancor prima di arrivare a destinazione.
Si stima che più di 3mila delle circa 9.600 specie di uccelli selvatici siano state oggetto di commercio legale o illegale negli ultimi anni, e che numerose specie siano state portate sull'orlo dell'estinzione in natura. Circa 360mila pappagalli cenerini africani sarebbero stati legalmente venduti tra il 1994 e il 2003.La decisione, inoltre, ha molto valore alla luce del fatto che l'87 per cento del commercio mondiale degli uccelli selvatici è concentrato proprio nell'Unione Europea, da quando nel 1992 fu vietato negli Stati Uniti.Oscar: Eastwood sorprende Morricone
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| L'attore e il musicista non si vedevano da oltre 40 anni |
| - Clint Eastwood ospite a sorpresa di una festa all'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles per celebrare l'Oscar alla carriera a Morricone. Dopo un commosso abbraccio con l'attore protagonista di 'Per un pugno di dollari' di Sergio Leone, Morricone ha detto in italiano: abbiamo cominciato assieme le nostre carriere; non ci vedevamo da oltre 40 anni. L'attore ha allora simulato il gesto di un sigarillo portato alla bocca, gesto tipico del taciturno cavaliere protagonista dei film di Leone. |
Oscar: Morricone ringrazia commosso
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| 'Dedico questo premio a mia moglie Maria'
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| Dedico questo Oscar a mia moglie Maria che mi ama tanto e che io amo'. Queste le parole di un Morricone commosso per l'Oscar alla carriera. Dopo un filmato a lui dedicato e dopo aver ricevuto la prima standing ovation della serata, Morricone si e' inchinato alla platea e ringraziando l'Academy ha detto: 'devo ringraziare tutti quelli che hanno consentito di concedermelo e anche i registi che mi hanno dato la loro fiducia'. |
ERUZIONE A STROMBOLI, SCATTA L'ALLARME MA SENZA PAURA
A Stromboli c'è l'eruzione, ma la situazione resta "sotto controllo" anche se un po' di preoccupazione c'è. "Non è escluso che si stacchi una frana imponente, che potrebbe generare piccoli effetti tsunami - ammette il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso - ma si tratterebbe comunque di un fenomeno inferiore a quello del 2002". In quell'occasione, il giorno prima di capodanno, si staccarono 25 milioni di metri cubi di lava e roccia, questa volta al massimo potrebbero essere 10 milioni. Dunque, aggiunge, "non c'è alcun motivo di immaginare un'evacuazione dell'isola".
E d'altronde gli abitanti sono abituati a convivere con il vulcano, dalle 'bizze' particolari, e scrutano attenti il mare: il pericolo potrebbe appunto arrivare da un'onda anomala, come quella che la notte del 30 dicembre del 2002, generata dal crollo di un edificio lavico grande quanto un palazzo di trenta piani, flagellò la piccola isola. Ma l'acqua è mossa e nient'altro. Vista così Stromboli sembra vivere una giornata di 'letargo' in cui cade abitualmente in inverno, con meno di 500 persone che restano sull'isola. Che ci sia qualcosa di diverso si capisce dal movimento che all'improvviso si crea sull'isola, con l'atterraggio di diversi elicotteri e anche dal traghetto della Siremar che resta al largo, per precauzione.
"Siamo sereni" dice Gianluca Giuffré, uno degli abitanti della piccola frazione di Ginostra. Che spiega: "Nel 2002 eravamo impreparati, adesso ci sentiamo protetti dal sistema di monitoraggio realizzato dalla Protezione civile". "La sensazione di allarme c'è - aggiunge - è inutile negarlo, ma non di paura. Viviamo con una certa serenità quello che sta accadendo, sapendo di non correre pericoli personali". Opinione condivisa dal sindaco di Lipari, Mariano Bruno, Comune del quale Stromboli è una frazione. 'L' aumento dell' attività esplosiva del vulcano - spiega il sindaco - ha fatto scattare a Stromboli il piano di emergenza ed è per questo che la popolazione dell'isola è stata invitata ad allontanarsi dalla linea di costa, ma non c'è nulla di allarmante. Il piano di emergenza - sottolinea Bruno - ha funzionato bene e tutto sta avvenendo secondo le regole. Non c'è alcuna paura e le operazioni di emergenza si sono svolte con grande serenità" .
Intanto gli abitanti che hanno la casa in riva al mare si attrezzano a passare la notte ospiti di amici o parenti le cui abitazioni sono nella zona di 'sicurezza', sopra i dieci metri dalla costa. A Lipari la situazione si segue con maggiore 'distacco' vista la lontananza da Stromboli, mentre Panarea è stata 'invasa' da cenere lavica ma soprattutto il cielo è stato oscurato dalla nube di fumo emessa dal vulcano e di vapore acqueo. L'allarme, a scopo precauzionale, ha interessato anche la costa nord della Sicilia, con due petroliere che sono state fatte allontanare dal porto di Milazzo.
Sul posto arrivano anche le squadre dei vigili del fuoco con un elicottero da Catania: sono quelli della sezione speleo alpino fluviale che con gli esperti trascorreranno la notte sulla cima del vulcano per seguire lo Stromboli il più da vicino possibile. Domani sull'isola arriveranno il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, il direttore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Enzo Boschi e il presidente vicario della Commissione grandi rischi Franco Barberi per un sopralluogo e per capire quali decisioni operative prendere se l'attività dovesse proseguire nei prossimi giorni.
Cacao aiuta funzioni del cervello
Allattare fa bene al cuore materno
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| Secondo studio aiuta a smaltire la massa grassa accumulata |
| L'allattamento al seno fa bene non solo al bebe' ma anche alla mamma, riducendo il suo rischio di attacchi cardiaci. E' quanto emerge dallo studio della Harvard Medical School. La coordinatrice della ricerca Alison Steube ritiene che gli effetti benefici dell'allattamento sul cuore della mamma sia dovuto al fatto che allattare aiuta la donna a consumare la massa grassa accumulata nel corso della gravidanza. Lo studio ha preso in esame 96.648 donne dal 1986 al 2002. |
SANREMO, LO SPECIALE SUL 57/O FESTIVAL
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| Grande attesa per il debutto del Festival della canzone italiana: dal 27 febbraio al 3 marzo sul palco dell'Ariston saliranno 20 campioni e 14 giovani. Tanti gli ospiti internazionali: da Norah Jones ai Take That. Pippo Baudo, alla sua dodicesima edizione, e' accompagnato dalla brillante Michelle Hunziker. E per i nottambuli c'e' il Dopofestival di "Pierino" Chiambretti. Ecco i 20 big che parteciperanno al 57/mo Festival di Sanremo, annunciati da Pippo Baudo nel suo programma di 'Domenica in', 'Ieri, oggi e domani'. Al Bano 'Nel perdono' (di Yaris Carrisi e Zero) Leda Battisti 'Senza me ti pentirai' Gianni e Marcella Bella 'Forever' Fabio Concato 'Oltre il giardino' Simone Cristicchi 'Ti regalero' una rosa' Johnny Dorelli 'Meglio cosi' Francesco e Roby Facchinetti 'Vivere normale' Amalia Gre' 'Amami per sempre' Mango 'Chissa' se nevica' Piero Mazzocchetti 'Schiavo d'amore' Paolo Meneguzzi 'Musica' Milva 'The show must go on' (tit.provv.) (di Giorgio Faletti) Nada 'Luna in piena' Paolo Rossi 'In Italia si sta male' (testo inedito di Rino Gaetano) Antonella Ruggiero 'Canzone fra le guerre' Daniele Silvestri 'La paranza' Stadio 'Guardami' Tosca 'Il terzo fuochista' Velvet 'Tutto da rifare' Zero Assoluto 'Appena prima di partire' Le canzoni sono state scelte da una commissione formata dal musicista Paolo Bonvino, dal critico Dario Salvatori e dalla giornalista Patrizia Ricci. |
CINA E SIRIA NUOVE FRONTIERE PER RIFIUTI PERICOLOSI
ENERGIA: PECORARO, 60 MLN PER 12 BANDI SU SOLARE
STASERA L'ECLISSE TOTALE DI LUNA
Le eclissi di Luna dal 2007 al 2030.
Nell'annunciare l'eclisse totale di Luna che si verifica nella notte tra il 3 e 4 marzo del 2007, molti giornali e TV hanno presentato il fenomeno in maniera eclatante definendolo il migliore da qui al 2026 alcuni e 2029 altri. Molti astrofili, ritenendo l'informazione piuttosto strana, hanno scritto alla nostra redazione.
L'eclisse di Luna avviene quando il nostro satellite entra nei coni di penombra e d'ombra che la Terra, illuminata dal Sole, proietta dietro di sé. Se vi entra parzialmente l'eclisse sarà parziale, se vi entra completamente l'eclisse sarà totale.
I tempi di un'eclisse totale di Luna sono definiti dai rispettivi contatti:
Entrata della Luna nella penombra (diminuzione di luminosità poco sensibile)
Entrata della Luna nell'ombra (o inizio della fase parziale)
Inizio della fase totale (Luna completamente nel cono d'ombra)
Massimo dell'eclisse (centralità dell'eclisse)
Fine della fase totale
Uscita dall'ombra
Uscita dalla penombra
La durata delle varie fasi non è costante per tutte le eclissi ma varia e dipende da più fattori. Mediamente un'eclisse ha una durata di cinque-sei ore (da entrata a uscita dalla penombra), di tre-quattro ore (da entrata a uscita dal cono d'ombra), mentre la fase totale dura da qualche minuto fino ad un massimo di 1 ora e 45 minuti.
L'Eclisse di Luna è un fenomeno che può essere osservato solo dagli abitanti della Terra che hanno, durante il fenomeno, la Luna sopra il loro orizzonte. Quindi le varie fasi possono essere osservate per intero, oppure parzialmente, secondo i tempi di levata o tramonto della Luna di ogni singolo sito osservativo.
L'eclisse del 3-4 marzo 2007 è osservabile, in Italia (ma anche da tutta l'Europa), in ognuna delle sue fasi dall'inizio alla fine (entrata in penombra, uscita dalla penombra). Ma lo sarà anche quella del 21.02.2008 (anche se non in tutta Italia, per il tramonto della Luna poco prima dell'uscita dalla penombra). Dopo di essa, la successiva eclisse ad avere queste caratteristiche sarà quella del 14 dicembre del 2029. Questa considerazione non può però portare alla conclusione giornalistica di cui alla premessa. Infatti le valutazioni per l'osservazione di un'eclisse sono anche altre. In particolare è importante poter osservare per intero (o anche solo in parte) la fase di totalità. Includendo l'eclisse odierna ed arrivando fino al 2030 sono ben undici le eclissi che avranno questa caratteristica, e in nove casi la fase totale sarà visibile dall'inizio alla fine.
Nella tabella, tratta dal Dizionario di Astronomia di Philippe de La Cotardière, nella nuova edizione curata da Giuseppe De Donà e Giancarlo Favero (Gremese Editore in collaborazione con l'Unione Astrofili Italiani), sono raggruppate tutte le eclissi totali di Luna che si verificheranno tra il 2007 ed il 2030, con indicata magnitudine, ora della centralità in Tempo Universale, e visibilità in Italia.
Visto che da varie parti e per vari motivi sono state segnalate le eclissi del 2026 (invisibile in Italia) e del 2029, si segnala quella del 31.12.2028 visibile subito dopo il tramonto. Non avrà niente di particolare, ma sarà un modo davvero originale per aspettare il capodanno.
Usa: 84enne condannata per stupro
| Vittima un minorenne orfano che le era stato affidato |
| WASHINGTON - Una donna di 84 anni, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino di undici, verra' incarcerata sino al 2009. Georgie Audean Buoy, che vive a Portland (Oregon), ha ammesso di aver avuto piu' volte rapporti con il minorenne, un orfano che le era stato affidato. La donna, che in passato ha fatto attivita' di volontariato nelle carceri, rischiava fino a otto anni di prigione. Dopo avere scontato la sentenza, la donna dovra' iscriversi nella lista dei maniaci sessuali. |
ECLISSE, LO SHOW DELLA LUNA ROSSA
Premiato e accompagnato
CELLULARI: COSTI DI RICARICA ADDIO
ANIMALI: STOP PESCA PER SALVARE IL DELFINO DEL MEKONG
UNA TEORIA ITALIANA METTE IN CRISI LA COSMOLOGIA
LA CELIACHIA AUMENTA LITIGI NELLA COPPIA
ENERGIA: BERSANI, NEL PIANO EUROPEO TRACCIA LAVORO ITALIANO
IL PRIMO CONCERTO DI MORRICONE DOPO L'OSCAR
A VERONA LO SCOOTER A IDROGENO
Rugby: Lo Cicero attacca i politici
| "Non ci si puo' accorgere di noi solo per sfruttare l'onda" |
L'INTERVISTA: "ALL'OSCAR? NON CI PENSAVO PIU' "
ITALIA AL 7/O POSTO NELL'EOLICO MONDIALE
CONTRACCETTIVI PER SCOIATTOLI A SANTA MONICA
AMBIENTE: LEGAMBIENTE E TRENITALIA, ORA UN VIAGGIO E' GRATIS
AMBIENTE: RUBBIA; COS'E' IL SOLARE TERMODINAMICO
GRECIA: ANCHE IL TIPICO ASINELLO COMINCIA A SPARIRE
CLIMA: SICCITA'; FRANCESCATO, INTRODURRE TETTO A CONSUMI
IL PRINCIPE CARLO CONTRO I MCDONALD'S
Disfunzione erettile: le potenziali cause
- Diabete: Il diabete può essere responsabile di circa il 40% dei casi di impotenza. Dal 30 al 50% di uomini affetti da diabete lamenta forme di difficoltà sessuali.
- Ipertensione arteriosa: Il 17% di uomini con ipertensione arteriosa lamentano disfunzione erettile. Gli stessi medicinali che si usano per curare l’ipertensione arteriosa possono causare impotenza come effetto collaterale sebbene questo disturbo sembra sparire alla sospensione del medicinale.
- Sclerosi Multipla: circa il 78% di malati affetti da Sclerosi Multipla accusa impotenza.
- Malattia di Parkinson: Un terzo di uomini affetti dalla Malattia di Parkinson ha sperimentato disfunzioni erettili.
- Testosterone: I livelli di testosterone diminuiscono gradualmente dopo i 40-50 anni d’età. A 70 anni il livello decresce di circa il 30%. A ogni modo solo il 5% di uomini che si rivolgono al medico per problemi di erezione mostra bassi livelli di testosterone.In generale bassi livelli di testosterone provocano diminuito interesse sessuale piuttosto che impotenza.
- Ipogonadismo e altre alterazioni ormonali: l’ ipogonadismo è una funzione carente dei testicoli che può essere dovuta a insufficienze ormonali, fattori genetici traumi fisici, radiazioni, parotite epidemica, orchite. Livelli elevati di estrogeni, prolattina, ormoni tiroidei, ormoni surrenali sono cause minori di impotenza.
- Interventi chirurgici sulla prostata: La perdita della funzione sessuale avviene nel 40%- 93% dei pazienti operati di 3|5974|prostatectomia radicale. In vari studi scientifici si è rilevato che la funzione sessuale si è ristabilita entro 18 mesi dall’intervento nel 86% - 91% degli uomini più giovani di 50 anni; 75% - 80% nei cinquantenni; 60% nei sessantenni, e 25% - 42% nei settantenni. Interventi di prostatectomia parziale per via transuretrale e i farmaci utilizzati nella cura dell’ipertrofia prostatica possono causare impotenza nel 4 – 10% dei pazienti.
Da un antidepressivo il Viagra per lei
RIFIUTI: SCADE IL 30 APRILE IL TERMINE PER IL 740 ECOLOGICO
Problemi di erezione: Viagra, Cialis o Levitra?
Parco Urbano di Verona Sud
Concorso di progettazione con consegna entro 27/07/2007
Il Comune di Verona indice un concorso di progettazione che ha per oggetto la progettazione del Parco Urbano di Verona Sud, nuovo parco urbano attrezzato, con una superficie di circa 5 ha, collocato al centro del Piano Particolareggiato di Iniziativa Pubblica comparti "A1 ex Magazzini Generali" e "A2 ex Mercato Ortofrutticolo".
In particolare il progetto dovrà affrontare:
- la composizione e la configurazione architettonica e paesaggistica d'insieme del sistema degli spazi collettivi costituenti il Parco urbano, determinandone le condizioni d'ambiente, di fruizione e riconoscibilità;
- la definizione dei criteri di organizzazione ed uso del sistema degli spazi collettivi, in rapporto alle attività di progetto e di quelle presenti e previste nell'intorno, alle caratteristiche di assetto e sistemazione delle aree verdi, della messa a dimora delle specie arboree e arbustive, con definizione delle specie vegetali;
- soluzioni specifiche per quanto concerne le sistemazioni al suolo, l'allestimento del verde, il bacino ed il sistema irriguo, i percorsi, le pavimentazioni, l'illuminazione e gli altri servizi tecnici.
È indetto un sopralluogo all'area di progetto, facoltativo ai fini della partecipazione al concorso, per il giorno 4 maggio 2007 in due appuntamenti alle ore 10.00 e alle ore 15.00. I concorrenti che desiderano parteciparvi devono presentarsi all'ora prescelta all'ingressa dell'ex Mercato Ortofrutticolo in viale del Lavoro, 37135 Verona
PREMI
- euro 25.000,00 al progetto vincitore;
- euro 12.000,00 al progetto 2° classificato;
- euro 10.000,00 al progetto 3° classificato;
- euro 7.000,00 al progetto 4° classificato;
- euro 5.000,00 al progetto 5° classificato;
TORNA IL CALDO RECORD, MAI COSI' IN ULTIMI 200 ANNI
Al Filarmonico torna Anna Bolena
Presentato il Festival Arena Verona
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| L'evento si svolgera' dal 22 giugno al 1 settembre. |
| 'Nabucco', 'Aida' e 'Il Barbiere di Siviglia' saranno i tre nuovi titoli in cartellone all'85mo Festival dell'Arena di Verona. L'evento si svolgera' dal 22 giugno al 1 settembre nello storico teatro romano del capoluogo veneto. Oltre alle tre nuove produzioni saranno ripresi anche gli allestimenti di 'La Boheme' e 'La Traviata' che hanno riscosso grande successo negli ultimi anni. Per l'apertura, il 22 giugno, sara' messo in scena 'Nabucco' con la regia di Denis Krief. |
Un gel in pillola aiuta a dimagrire
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| Capsula con idrogelo promette di far sparire la fame |
| ROMA - Per combattere i chili di troppo e' in fase di sperimentazione una capsula contenente un idrogelo superassorbente da ingerire prima dei pasti. La pillola promette di far sparire il senso di fame. Lo sostengono i ricercatori che hanno messo a punto e sperimentato con successo il gel in grado di assorbire fino ad un litro di acqua per grammo di materiale secco. Ora si passa alla sperimentazioni che durera' circa un anno ed e' gia' in corso al policlinico Gemelli di Roma. |
Spazzare via i brutti ricordi
Intervenendo su una specifica area del cervello sarebbe possibile inibire la parte di memoria foriera di ansie e dolore | |
Rimane lunga la strada del recupero sociale
Arriva il remix di 'Bollicine'
| Il restyling del successo di Vasco sara' hit dell'estate |
Alcool e tabacco? Peggio delle droghe
Che cos'è la depressione
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Che cos'è il diabete
Che cos'è il morbo di Parkinson
Che cos'è l'ipertensione
Cocaina e anfetamine aumentano
Lo indica uno studio Usa su oltre 8 mila casi in 3 anni. Garattini: «E' la conferma di ciò che sospettavamo» | |
Come capisco se mio figlio beve o si droga?
Risponde Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore di sanità |
Trovata balena fossile nel Pisano
| Reperto lungo dieci metri, risale a 4 milioni di anni fa |
| - ORCIANO PISANO (PISA) - Lo scheletro di un cetaceo di 4 milioni di anni fa sta emergendo nella campagna intorno ad Orciano Pisano. Allo scavo stanno lavorando paleontologi del Museo di Storia Naturale di Firenze. Lo scheletro ha mantenuto la connessione anatomica ed e' circondato da una variegata fauna fossile. Il mammifero si sarebbe adagiato sui fondali presumibilmente ad un centinaio di metri di profondita' dell'antico mare pliocenico, che occupava buona parte della Toscana. |
Mini-chirurgia per combattere l’asma
Alcuni ricercatori canadesi hanno dimostrato per la prima volta che la termoplastica bronchiale, migliora il controllo della malattia |

